Mordano (BO). La vicenda si trascina da anni, petizioni, lettere ai giornali interventi dei cittadini, prese di posizione delle associazioni ambientaliste, la preoccupazione per l’ipotesi di un ulteriore ampliamento della ditta Florim Ceramiche a Mordano è forte.

Legambiente ImolaMedicina chiede a Comune e istituzioni di rigettare tale richiesta. “Si tratta di un intervento che andrebbe a cementificare oltre 40.000 metri di campagna, ma soprattutto che aggraverebbe la già pesante situazione di vivibilità della vicina frazione di Borgata Chiavica, dove i residenti lamentano problemi da anni. L’azienda, infatti, negli ultimi anni (2016-2017) si è ampliata in un’area di campagna vicinissima ad abitazioni e a una frazione residenziale, avviando nuove produzioni di lastre di grandi dimensioni, che già in altre aree della regione hanno generato problematiche socio-ambientali. L’effetto è stato quello di stravolgere le condizioni di vivibilità dei cittadini a causa delle attività dello stabilimento: odori, emissioni di polveri, problemi acustici e di vibrazioni. Una serie di disagi e irregolarità attestati anche dai numerosi rilievi e diffide effettuate da Arpae nel corso degli anni”.

La Florim è stata autorizzata all’attuale ampliamento nel 2017, con una scelta dell’allora amministrazione “che si è rivelata un completo errore di localizzazione. La valutazione ambientale di tale scelta (la Valsat), che aveva giudicato trascurabili gli impatti del nuovo insediamento, si è dimostrata del tutto infondata e fallace, creando dunque un grande problema di usi conflittuali del territorio”. Legambiente ritiene che in tali casi andrebbero riviste ex-post le risultanze di tali strumenti, con azioni di monitoraggio, come previsto peraltro dalla stessa normativa.

L’associazione, infine, segnala che il Comune di Mordano è comparso sulla cronaca recente a causa del forte consumo di territorio certificato da Ispra tra il 2017-2020, con oltre 30 metri quadri pro capite consumati, contro una media regionale di soli 3 mq nel triennio. “Un primato aggravato dal fatto che, inoltre, l’area presenta una fortissima concentrazione di industrie insalubri di 1ª classe. L’amministrazione deve dunque prendere atto della situazione di criticità ambientale e sociale che si è determinata sul proprio territorio scegliendo di tutelare la parte più debole”.