Kristina Timanovskaja: critica il regime, la Bielorussia vuole rimpatriarla, la salva il Comitato olimpico internazionale (Cio). Avrebbe dovuto gareggiare nei 200 metri femminili, ma i funzionari del Comitato olimpico bielorusso l’hanno ritirata dalla gara e portata in aeroporto con la forza per imbarcarla su un volo diretto a Minsk.

Kristina Timanovskaja (Door Fisutv – YouTube: Athletics Women)

L’intervento della polizia e del ministero degli Esteri giapponese, oltre al Cio, hanno salvato l’atleta dal rimpatrio forzato in Bielorussia. “Ora sono al sicuro” ha fatto sapere l’atleta in un comunicato diffuso dal canale Telegram di Belarusian sport solidarity foundation (Bssf), la Fondazione che sostiene gli sportivi perseguitati per motivi politici.

Timanovskaja aveva pubblicato un video in cui affermava di essere stata iscritta alla staffetta 4×400 con pochissimo preavviso, dopo che alcune sue connazionali erano risultate non idonee a competere. “Come al solito – aveva commentato – la nostra meravigliosa leadership decide per noi. Queste sono le Olimpiadi, non uno scherzo!”. Timanovskaja si era così schierata direttamente contro il regime, che da mesi soffoca le proteste senza precedenti seguite alle contestate elezioni presidenziali del 9 agosto 2020.

L’atleta era già stata definita dai media statali del Paese una “disgrazia per il Paese” ed era stata accusata di non avere “spirito di squadra”. Fino al momento in cui le autorità l’hanno rimossa dai Giochi di Tokyo e l’hanno costretta a fare le valigie e a rimpatriare. Alla Reuters la centometrista aveva spiegato dall’aeroporto di Tokyo di essere stata allontanata dalla squadra perché aveva “denunciato su Instagram l’incompetenza dei nostri allenatori”. Timanovskaja è stata subito portata al sicuro dalla polizia e il volo Turkish Airlines 199 Tokyo-Istanbul su cui si sarebbe dovuta imbarcare, contro la sua volontà, è partito senza di lei. Anche il ministero degli Esteri giapponese si è mobilitato, mentre il Cio ha fatto sapere in un comunicato di “aver chiesto chiarimenti”.

La scelta, secondo il Washington Post, sarebbe stata dettata dall’emergenza in cui è finita la squadra di atletica, decimata dalle squalifiche per doping. Il Cio ha comunicato che sta seguendo la situazione e cercando una soluzione. Il Comitato bielorusso ha fornito una versione diversa: la velocista sarebbe stata esclusa dalla squadra a causa del suo “stato emotivo e psicologico”. Versione che Tsimanouskaya ha bollato, sempre sui social, come “bugia”.

Il portavoce del Cio, Mark Adamas ha detto, “dobbiamo stabilire tutti i fatti, ci vuole tempo, ma nel frattempo la nostra prima preoccupazione è per l’atleta”. Il Cio attende un rapporto da parte del Comitato olimpico bielorusso sull’interna vicenda.

La sprinter bielorussa, alla fine, ha chiesto ed ottenuto un visto umanitario dalla Polonia, presso l’ambasciata polacca nella capitale giapponese.

Anche il marito Arsenyi Zdanevich ha deciso di stare lontano dal proprio paese: ha deciso di fuggire e andare a Kiev, in Ucraina, dopo averci pensato su non più di mezz’ora. In un’intervista ha detto di temere per la propria incolumità.

La dirigenza della Bielorussia non pare seguire la filosofia di Pierre De Coubertin: a dir il vero lo sport sembra solo una parte dei problemi di quel paese.

(Tiziano Conti)