La proposta del sottosegretario leghista Claudio Durigon di intitolare un parco di Latina al fratello del Duce Arnaldo Mussolini ha alzato un gran polverone. E’ giustificato oppure è una polemica estiva che lascia il tempo che trova?

Arnaldo Mussolini

Occorre prima affrontare qualche considerazione di carattere generale. La toponomastica di una città esprime fra l’altro la cultura politica della sua popolazione. Vanno perciò considerate le differenze a livello territoriale nonché i meccanismi di modifica che subisce nel tempo.

Partiamo con la prima questione facendo due esempi. La data del XX Settembre 1870, giorno in cui avvenne la breccia di Porta Pia che sancì la presa di Roma da parte del Regno d’Italia è ricordata in numerose vie e piazze della Romagna. Territorio storicamente anticlericale, repubblicani e garibaldini (questi ultimi entrati successivamente nella nuova classe politica italiana in diverse posizioni) non avevano perdonato ai papalini la capitolazione della Repubblica Romana nel 1849 e le successive sconfitte e frustrazioni patite da Mazzini e Garibaldi sulla “questione romana”. Nel 1895 il 20 settembre divenne una giornata di festa civile grazie alle battaglie parlamentari di questi esponenti politici. La festa venne abolita nel 1930, dopo l’approvazione dei Patti Lateranensi tra Mussolini e lo Stato Pontificio. Considerata chiusa la “questione romana” e messa la sordina a quella ricorrenza, i governanti locali hanno preferito non infierire per non stuzzicare il sentimento anticlericale: così resistono ancora oggi numerose strade e piazze dedicate al XX settembre. Se ci spostiamo però in altre regioni, dove la popolazione è più vicina alla religione cattolica, avremo grandi difficoltà a rintracciare questa data nella toponomastica.

Nell’Italia meridionale (e non solo) numerose strade e piazze centrali sono ancora intitolate ai reali della famiglia sabauda: Umberto I, Vittorio Emanuele II, Regina Margherita… Questa toponomastica resiste dal XIX secolo anche perché la popolazione di quelle regioni si dimostrò in maggioranza favorevole alla monarchia in occasione del referendum istituzionale del 1946; i democristiani (che governarono il Sud Italia dal dopoguerra alla fine della “Prima Repubblica”) tennero un basso profilo sulla questione, consci delle simpatie monarchiche di molti elettori.

Oggi che la questione istituzionale fa parte della storia, questi nomi restano come testimoni di un’antica popolarità. Nella nostra regione la fine della monarchia venne invece festeggiata. L’Emilia-Romagna aveva dato un contributo notevole alla Resistenza, ma anche durante il periodo dell’occupazione nazifascista la monarchia sabauda – rifugiatasi a sud con scarsissima gloria dopo aver collaborato con il Regime Fascista – aveva ben pochi simpatizzanti tra i partigiani del nostro territorio. La nuova classe dirigente della nostra regione, espressione dei partiti della sinistra (Pci e Psi) attuò un forte intervento nella toponomastica, avendo una visione ideologica assai diversa dai predecessori.

Tornando a Imola, vediamo allora come la toponomastica si è trasformata nel tempo (1). L’antica “Piazza Maggiore” con l’avvento del Regno d’Italia divenne “Piazza Vittorio Emanuele II”; nel 1943 fu ribattezzata “Piazza della Repubblica” dal regime di Salò e nel 1946 assunse l’attuale denominazione di “Piazza Matteotti”. La seconda piazza di Imola per ampiezza (nata da una ristrutturazione urbana con l’edificazione della Casa del Fascio) si chiamò nel 1940 “Piazza delle Medaglie d’Oro”, ma nel 1946 fu intitolata ad Antonio Gramsci. La denominazione “Medaglie d’Oro” (dedicata cioè agli imolesi che – tra la prima e la seconda guerra mondiale – avevano ricevuto la suprema onorificenza militare) venne abilmente decentrata assegnandola all’ex Piazza Galeati (che nel 1931 aveva assunto l’indigeribile denominazione di “Piazza dei Caduti Fascisti”).

Quella di intitolare le piazze principali della città ai martiri del nazifascismo – espellendo sabaudi e fascisti – continuò con la Piazza del Carbone, che nel 1907 era stata intitolata al politico radicale di sinistra Felice Cavallotti e poi nel 1940 alla data del XXIII Marzo (giorno di fondazione dei fasci di combattimento nel 1919). Così nel 1946 assunse l’attuale denominazione di “Piazza Caduti per la Libertà”. Interessante è il caso di Piazza Duomo, che nel 1909 divenne “Piazza Francisco Ferrer” (nome di un educatore spagnolo di orientamento libertario e laicista, giustiziato a causa di una ribellione a cui era estraneo ma intrappolato da false prove confezionate dal clero); nel 1921 la Piazza fu intitolata all’impiegato imolese Edgardo Gardi (eletto a martire dai fascisti poiché ucciso casualmente in una sparatoria tra gli squadristi e l’incolpevole anarchico imolese Primo Bassi). Nel 1931, dopo la firma dei Patti Lateranensi, la piazza riacquistò la denominazione originaria.

Sembra cioè che la logica da parte dei politici delle amministrazioni comunali (specie per quanto riguarda i temi forti che caratterizzano la loro ideologia) sia quella di lasciare una chiara impronta nei luoghi principali della città, divenuti così storicamente terreno di battaglia a livello toponomastico.

1936, Chalet del Parco Acque Minerali di Imola (Foto collezione privata Lucietta Villa)

Ora possiamo analizzare il caso di viale Arnaldo Mussolini. Il fratello del duce era diplomato in Agraria e si dedicò a problemi legati all’agricoltura, alla bonifica e alla riforestazione. Perciò il miglior modo per ricordarlo era quello di dedicargli dei parchi. A Imola gli venne intitolato nel 1940 il viale delle Acque Minerali. All’epoca quel viale era assai più importante dell’attuale “Atleti azzurri d’Italia” (che grosso modo ne ricalca il percorso): da una parte conduceva agli stabilimenti termali dell’epoca, funzionanti e vanto della città (2); dall’altra al circolo tennis Cacciari, luogo esclusivo assai prestigioso. Pare che esistesse addirittura un progetto di porre un busto del fratello del Duce di fianco al circolo, verso la scalinata che porta al Monte Castellaccio.

Viale Acque Minerali a Imola (cartolina di Claudio Bonfiglioli in vendita su eBay)

A Latina il parco in questione è situato nel centro storico e fin dalla sua nascita era intitolato al fratello di Mussolini. Del resto Latina nacque ufficialmente nel 1932 con il nome di Littoria a seguito della bonifica dell’agro pontino, questione seguita da vicino dallo stesso Arnaldo.

Claudio Durigon

Seguì un lungo periodo di “neutralità”, in cui la pesante de-fascistizzazione della toponomastica locale lo aveva ribattezzato nel 1943 semplicemente “Parco Comunale”, ma nell’uso cittadino si è continuato a chiamarlo “Parco Mussolini”. Nel 2017 una (rara) giunta di centrosinistra della città decise di intitolarlo “Parco Falcone-Borsellino” rompendo un equilibrio consolidato: c’era perciò da attendersi una reazione. Tuttavia un conto è se a prendere l’iniziativa fosse stato un politico locale, come capita spesso in questi casi. Durigon è di Latina e la storia della sua famiglia è strettamente legata a quella della sua città, ma la carica di sottosegretario lo espone a onori e oneri maggiori.

La sua iniziativa ha scatenato un attacco delle altre forze politiche mettendo in evidente difficoltà il suo partito (quella Lega che però non è nuova a posizioni “fascioleghiste”). Sembra quindi che Durigon abbia commesso una leggerezza non avendo considerato il suo attuale ruolo istituzionale. Resta però un dubbio: tra un anno cadrà il centenario della marcia su Roma, anniversario che scatenerà una battaglia a livello storico-politico considerati gli attuali punti di riferimento culturali dei partiti di destra e di Fratelli d’Italia in particolare. La proposta dell’esponente leghista potrebbe allora essere forse considerata come un tentativo di tastare il terreno.

(1): Le notizie sono tratte da A. Ferri – L. Vivoli, Passato Prossimo. Storie dei nomi delle via di Imola, 2002, La Mandragora.

(2): Le acque termali del Parco secondo i piani dei gestori avrebbero addirittura potuto fare concorrenza, se potenziate con i necessari investimenti, a quelle di Riolo e di Castel S. Pietro. Si rimanda al saggio di L. Villa, Un secolo di storia delle Acque Minerali di Imola dalla scoperta alla concessione, allo sfruttamento, in “Pagine di vita e storia Imolesi”, edizioni Cars 2011.

(Roberto Zani)