Fausto Gullo non fu solamente uno dei principali e più autorevoli esponenti del Pci nel periodo fascista e poi durante la Costituente, ma è ricordato anche per esser stato il primo ministro di Grazia e Giustizia nominato nell’Italia repubblicana. Il suo mandato iniziò il 14 luglio 1946 e terminò il 1° giugno dell’anno successivo, quando De Gasperi estromise i comunisti dal Governo.

Fausto Gullo

Nacque a Catanzaro il 16 giugno 1887 e dopo aver completato gli studi classici si iscrisse alla facoltà di giurisprudenza. Divenuto avvocato, entrò subito in politica schierandosi in difesa dei contadini contro il Decreto “Visocchi” del 1919, e battendosi per loro contro ogni altro sopruso.

Aderì al Partito Comunista d’Italia e fondò nel marzo 1922 il giornale Calabria proletaria, per poi esser eletto deputato del 1924. Con l’avvento della dittatura fascista venne arrestato nell’anno successivo e assegnato a quattro anni di confino di polizia nel 1926, poi ridotti a due.

Pur mantenendo legami con gli esuli antifascisti, dopo la sua liberazione si ritirò dalla vita pubblica dedicandosi solamente alla professione forense.

Dopo la fine del fascismo monarchico entrò nel secondo Governo Badoglio, ricoprendo la carica di Ministro dell’Agricoltura (ruolo poi mantenuto nei successivi Governi Bonomi, Parri, De Gasperi I), varando una serie di decreti finalizzati alla salvaguardia dei rifornimenti alimentari, concessioni di terreni non sfruttati ai contadini con equa modalità, ed altre tutele nei rapporti tra gli stessi ed i proprietari.

Durante il secondo Governo De Gasperi venne scelto da Togliatti come suo successore al Ministero di Grazia e Giustizia, ritenendo la sua figura la più adatta, anche per la sua preparazione giuridica, ad amministrare l’amnistia del 22 giugno 1946, la cosiddetta “amnistia Togliatti” (nello specifico Decreto presidenziale di amnistia e indulto per reati comuni, politici e militari avvenuti durante il periodo dell’occupazione nazifascista), specie dopo che il provvedimento sfociò in una sua applicazione molto estesa.

La sua preparazione giuridica è apprezzabile nel grande contributo che egli diede all’assetto giudiziario della Costituzione.

Durante il dibattito all’Assemblea Costituente, Gullo, nella sua qualità di ministro di Grazia e Giustizia, si pose il problema che la totale indipendenza di organo istituzionale quale quello della magistratura avrebbe potuto degenerare in forme di potere particolari, ossia una casta chiusa in se stessa.

Ecco perché la scelta fu quella di introdurre nel Consiglio superiore della Magistratura i cosiddetti componenti laici, indicati dal Parlamento, ed allo stesso modo i componenti della Corte Costituzionale nominati dal Presidente della Repubblica e ancora dal Parlamento. In questo modo si sarebbe raggiunto, secondo il progetto di Gullo, il controllo politico inteso come rappresentanza del popolo sull’operato della magistratura.

Morì a Macchia di Spezzano Piccolo il 3 settembre 1974.

(Andrea Valentinotti)