Bologna. A un mese dal voto, l’appuntamento di Bologna simboleggia molto più di una semplice scadenza elettorale. Mentre i giornali locali seguono con rinnovato interesse il ritrovo annuale della Festa dell’Unità al Parco Nord, la campagna procede, i candidati espongono le proprie idee, i social network si popolano di opinioni favorevoli e contrarie. Ma a quali forze?

Per entrare nel merito della contesa di questi giorni, è necessario fare un passo indietro. L’anno scorso, in occasione delle elezioni regionali, i cittadini emiliano-romagnoli hanno assistito a un format inedito, ancor più considerando la tradizione politica della regione. Da una parte un candidato formalmente del PD, Bonaccini, ma presentatosi alla corsa per la rielezione senza il simbolo del partito. Dall’altra una candidata leghista, Borgonzoni, oscurata nella narrazione mediatica degli eventi dal leader della sua compagine. In entrambi i casi, a trovarsi in primo piano è stato un volto riconoscibile, in secondo la coalizione a supporto. E, considerata la discreta differenza tra i voti a sostegno della proposta e della singola candidatura, si tratta anche di uno dei fattori che hanno contribuito a decidere una sfida dalla quale alla fine è emerso un grande equilibrio – non a caso, la tensione è forse il ricordo più nitido che avvolge quei giorni.

Equilibrio, si diceva. La politica (liberal)democratica è strettamente legata a questo concetto, che nella forma e nella sostanza si traduce in una condizione a un tempo fragile e nevralgica. Pensiamoci: equilibrio di interessi, equilibrio di poteri. La politica, del resto, è l’arte del possibile, e cos’è il possibile se non l’equilibrio tra il presente vissuto e il futuro immaginato? Giunti alla seconda domanda, sarebbe il caso di delineare una qualche risposta. Torniamo allora al quesito iniziale, prendendo in esame le forze in gioco: a dipingere il nostro presente e a candidarsi per guidare il futuro della città sono le seguenti.

Europa Verde, Partito democratico Lepore sindaco, Matteo Lepore Sindaco (civici), Anche tu Conti, M5s 2050, Coalizione civica per Bologna coraggiosa ecologista solidale e Lista Psi-Volt. Fratelli d’Italia, Bologna ci piace, Popolo della famiglia, Lega Salvini premier e Forza Italia. Matteo Lepore e Fabio Battistini sono sostenuti rispettivamente dalla prima e dalla seconda coalizione. Non sono gli unici sfidanti: Marta Collot è la candidata di Potere al Popolo; Dora Palumbo quella di Sinistra Unita per Bologna (PRC e PCI); Luca Labanti è l’esponente di Movimento 24 agosto – Equità territoriale; Federico Bacchiocchi quello del Partito comunista dei lavoratori; Bfc-Bologna forum civico e Per Bologna Italexit corrono per eleggere Stefano Sermenghi; 3V sostiene Andrea Tosatto. Tra i tanti nomi, Lepore e Battistini spiccano come favoriti, forti di un radicamento maggiore nel territorio, sia questo di natura partitica oppure “civica”.

Se per il centro-destra l’alleanza tra forze politiche non rappresenta una novità, dato che dalla fine della Prima Repubblica leader più e meno attuali hanno sempre dimostrato una grande capacità di fare rete in vista del voto, il centro-sinistra ha assunto recentemente un profilo nuovo. Citando i cambiamenti più rilevanti, nel 2016 a livello locale Coalizione Civica correva separatamente dal Partito Democratico; Coraggiosa non esisteva, così come Italia Viva – Elly Schlein aveva da poco lasciato il PD per Possibile, Isabella Conti era ancora in quota dem. E, soprattutto, la linea del Movimento 5 Stelle era in quel momento marcatamente anti-establishment: fieramente ostile al dialogo con le altre forze politiche, si trovava in balia, già scisso nell’anima, tra volontà di rivolta e istinto di reazione. Oggi a Bologna, il Movimento sembra aver trovato casa nel centro-sinistra, seguendo le intenzioni del suo leader politico, Giuseppe Conte, e accogliendo l’apertura attuata dal segretario del PD, Enrico Letta. È un’alleanza che in tanti, sia nei partiti sia nel mondo movimentista – vedi le Sardine – auspicano diventi organica, in una versione aggiornata dell’Ulivo: un fronte ampio, in cui le diverse esperienze riescano effettivamente a contaminarsi – per adottare un termine che oggi ricorre spesso nelle dichiarazioni pubbliche. Un fronte fluido però, perché i soggetti odierni sono profondamente mutati sotto numerosi aspetti rispetto a quelli un tempo riuniti nell’Ulivo, in primis sulla delineazione dei confini delle proprie comunità e sul rispettivo fattore di aggregazione.

Proprio in questo tratto sta il vero significato delle elezioni bolognesi. In una delle città più rappresentative della sua storia, il centro-sinistra ha scelto di intraprendere, come forse mai prima d’ora, la strada della de-confinazione organizzata. Nei tavoli di lavoro partecipati da politici, civici e tecnici e nella vasta ricomprensione della trasversalità rappresentata da questi ultimi all’interno delle stesse liste elettorali, il logo è diventato mera piattaforma, significante dal potere ridotto al minimo. In particolar modo se paragonato all’importanza acquisita dal volto, rappresentato di volta in volta dalla/e persona/e di fiducia presente/i sulla scheda. Anche pensando al Movimento, la mancanza di un volto “definito” potrebbe concorrere a spiegare i limiti del suo potenziale di mobilitazione. La personalizzazione è ampiamente indagata nell’ambito delle scienze sociali e politiche da ben più di qualche luna e le competizioni richiamate, date le cariche che siamo tenuti a votare, non fanno eccezione alla lettura più canonica del fenomeno. Contemporaneamente, possiamo individuare negli sviluppi felsinei un’ulteriore affermazione di questo paradigma, o sarebbe forse meglio dire un suo “salto di livello”.

Sorge infine spontanea un’ultima domanda. Per il prossimo giro alle urne, il centro-sinistra bolognese ha già trovato i volti dell’equilibrio: quello nazionale a chi preferirà affidarsi?

(Alberto Pedrielli)