Venezia. Chiunque può potenzialmente diventare un carnefice se il sistema decide di trasformarti in uno di loro. Ma è possibile essere perdonati dopo? C’è un paradiso per i carnefici? E’ il tema del film “Captain Volkonogov Escaped”, presentato alla 78^ mostra di arte cinematografica di Venezia l’8 settembre. I registi russi Natasha Merkulova e Aleksey Chupov ambientano la storia nel 1938, quando Stalin è al potere in Unione Sovietica e avviene, ad opera del servizio di sicurezza nazionale, una sistematica repressione, eseguita con procedimenti giudiziari sommari e con confessioni estorte con la tortura, per colpire, anche preventivamente, i potenziali nemici politici. In realtà si tratta spesso di semplici cittadini, non iscritti al partito, considerati ostili al regime.

Oggetto di arresti e condanne furono anche numerosi esponenti delle comunità straniere. Ma non sono stati risparmiati gli stessi esponenti del partito o i membri della polizia politica. Secondo lo storico inglese Robert Conquest, tra esecuzioni immediate e decessi nei gulag, si calcola siano state uccise, nel periodo dal 1937 al 1938, oltre 3 milioni di persone. In questo clima di terrore agisce il capitano Fyodor Volkonogov, un rispettato e obbediente tutore della legge dell’URSS, che prende parte attiva agli interrogatori “speciali” cui vengono sottoposte ogni giorno decine di persone, costrette a confessare colpe di cui sono innocenti e poi prontamente giustiziate. Nel clima di diffidenza nessuno è al sicuro dalla mano della repressione e presto viene il turno dello stesso giovane tutore dell’ordine, che, insieme ad altri assiste ad una scena che non avrebbe dovuto vedere. Mentre gli altri testimoni sono fermati e giustiziati, lui riesce a scappare ed è presto in fuga, braccato dai suoi ex colleghi.

Vulnerabile e senza speranza, Fyodor si rende conto di cosa ha fatto parte e che il pentimento è l’unico modo per lui di sfuggire all’eterno tormento dell’inferno. Ma il tempo stringe e la caccia all’uomo si sta avvicinando a lui… Riceve un avvertimento dall’aldilà: ha ancora una possibilità di cambiare il suo destino ed essere accettato in paradiso, a patto che si penta e almeno una persona gli conceda un perdono sincero. Fyodor parte allora alla ricerca della sua assoluzione, trovando i parenti delle persone giustiziate, senza avere però idea delle prove che dovrà affrontare in un simile percorso.

L’ispirazione ai registi è venuta anche dalla tradizione russa incarnata dal romanzo di Fëdor Dostoevskij “Delitto e castigo”.

L’ambientazione è accurata, ma le scene sono rivisitate in chiave “pop”, cruente e “nere”, anche se è il rosso il colore prevalente, come quello del sangue che scorre in diverse scene. Il messaggio diviene così universale e attuale, contro tutti i soprusi e le torture perpetrate dai regimi totalitari sugli esseri umani. Il protagonista è forte e muscolare ed ha il volto dell’attore Yuriy Borisov, bravo e convincente.

Il film alla prima veneziana è stato accolto dal pubblico con alcuni minuti di applausi a tutto il cast, anche se non gli è stato assegnato alcun premio finale.

(Caterina Grazioli)