A Imola, da più di cinque anni, c’è una realtà che propone l’avvicinamento alla letteratura. Divenuto associazione nel 2017, il gruppo “Ippogrifo”, che rimanda alla creatura fantastica per metà cavallo e per metà grifone, ideata da Ariosto e proposta nel suo Orlando Furioso, ha da sempre fatto dell’accoglienza una sua virtù e vanta oggi quarantatré soci. In una chiacchierata con Andrea Pagani, presidente dell’associazione, ripercorriamo le origini del gruppo e la sua evoluzione, soffermandoci sugli eventi passati e futuri, lasciando affiorare la magia della letteratura e riflettendo sull’importanza dell’arte.

Andrea Pagani

Lei è presidente dell’associazione “Ippogrifo. Vivere la scrittura”. Ci racconti com’è nata e quali sono i valori che incarna.
“Il gruppo è nato nel 2016 in seguito ad un laboratorio di scrittura creativa, che ho condotto, organizzato da Volabo (associazione di volontariato imolese) e conclusosi con la rappresentazione pubblica dei testi prodotti dal gruppo al teatro Lolli. Dopo la piacevole esperienza abbiamo continuato ad incontrarci per realizzare attività sui testi propri e di autori classici. La sinergia creatasi aveva quale epicentro la letteratura e presto ci siamo mossi per trasmettere la passione condivisa con altre persone organizzando reading letterari e performance teatrali. Il 30 giugno 2017 il gruppo è diventato Associazione culturale e ricreativa, con nome Ippogrifo. Vivere la scrittura”.

Il nome del gruppo, Ippogrifo, ha radici classiche. A cosa è dovuto?
“L’ippogrifo è una creatura fantastica, partorita dalla mente di Ludovico Ariosto. L’Orlando Furioso ospita la sua prima apparizione: la creatura è descritta come un incrocio tra cavallo e grifone, che impersonifica il rapporto tra cielo e terra, tra volo e cammino. Così l’Ippogrifo è diventato per noi emblema della letteratura che sì, è intuizione ed ispirazione, ma che deve sempre conservare la concretezza dello studio e l’artigianalità del lavoro. La dicotomia tra vocazione e mestiere è ben espressa anche da Italo Svevo, sostenitore di una scrittura che debba essere sia faro che formica”.

Il gruppo negli anni si è molto ampliato e vanta una forte eterogeneità.
“Esatto, Ippogrifo accoglie al momento quarantatré soci. Eterogeneità e trasversalità sono caratteristiche fondanti del gruppo, sia per l’aspetto anagrafico che per la formazione culturale dei soci. L’associazione accoglie infatti giovani e meno giovani, professori e appassionati, professionisti della scrittura e curiosi; l’unico fattore comune è l’amore e l’interesse per la letteratura. Le differenze descritte sono visibili anche negli stili dei soci, rendendo le pubblicazioni del gruppo particolari ed interessanti, così come i dialoghi e gli incontri”.

A proposito di incontri: in questi anni oltre alle attività interne vi siete dati da fare per diverse proposte al pubblico. Su cosa vi siete concentrati?
“Oltre alle serate di incontri tra noi soci, in cui ci si confronta su testi personali e d’autore, il gruppo ha sempre avuto una vocazione sociale. Come ricordato in precedenza Ippogrifo prende forma proprio da un laboratorio di scrittura, così negli anni abbiamo mantenuto la proposta, ampliandola con eventi come reading e conferenze. Per la realizzazione di questi progetti è stata fondamentale la collaborazione con La Bcc e con l’Associazione Scuola Rodari e gli spazi concessi dalla libreria Mondadori, dalla libreria del Mosaico, da Palazzo Sersanti, da Università aperta e Biblioteca comunale di Imola. Il progetto più articolato che abbiamo realizzato ha nome ‘Le forme del narrare’; un ciclo di incontri con autori di livello nazionale su vari generi letterari. Questa rassegna è giunta ormai alla quarta edizione e interroga le varie forme del narrare a partire dall’analisi dei testi narrativi per poi arrivare a un dialogo interattivo col pubblico”.

Come avete affrontato le restrizioni dovute alla pandemia in corso e come avete convissuto con la distanza imposta?
“Il covid ci ha scosso: ci ha fatto sentire impotenti ed ha stravolto la nostra quotidianità. Anche il gruppo ha risentito, in un primo momento, della nuova realtà che si era definita in un così breve periodo. Lo sconforto infuso dall’impossibilità di incontrarsi ha presto lasciato spazio all’umanità e, anzi, è cresciuta la voglia di confronto, unendo ulteriormente il gruppo. Abbiamo quindi adottato la modalità degli incontri online che ha aumentato la formalità dell’esposizione e la precisione degli interventi. Anche l’ultima edizione di ‘Le forme del narrare’ si è svolta online e ciò ha permesso un grande allargamento del pubblico: ci hanno seguiti amici da lontano che non avrebbero avuto l’occasione di presenziare dal vivo”.

Parlando di futuro: che appuntamenti ci saranno?
“Come tutti gli anni pubblicheremo l’Almanacco dell’associazione, che raccoglie i testi di tutti i soci (poesie, recensioni, saggi, racconti e aforismi) e verrà presentato in autunno. Il tema affrontato è quello della pandemia ed ogni membro proporrà, assecondando il suo stile, una chiave di lettura originale. In omaggio al settecentenario dalla morte di Dante, l’Almanacco sarà diviso in tre sezioni, così come le cantiche della Commedia. Inoltre stiamo già lavorando alla prossima edizione di ‘Le forme del narrare’ per cui abbiamo grandi ambizioni”.

È bello sapere che ci sia del fermento attorno alla letteratura: persone che credono ancora nell’importanza di un libro. Nel contesto attuale, dominato dai social, che quasi vincolano a una presenza costante, risulta difficile ottenere la concentrazione e la sensibilità necessaria per la lettura. Quanto, a parer suo, è aumentata la distanza dal libro e quale crede possa essere il ruolo della letteratura nella società contemporanea?
“È evidente che ci sia stato un allontanamento dalla letteratura dovuto a diversi motivi; il principale è senz’altro quello evidenziato. Il nostro sistema predilige la concretezza e lascia meno spazio all’astrazione. La sempre minor considerazione della letteratura, così come di molte altre forme artistiche priva l’individuo di possibilità. Perdersi tra le pagine di un libro alimenta la creatività e la fantasia, offrendo una sana evasione dalla realtà e fornisce un arricchimento umano altrimenti difficile da ottenere. Come osserva Nuccio Ordine, filosofo contemporaneo, la forma dell’arte è apparentemente inutile, secondo una logica produttiva monetaria, ma in realtà è necessaria ed utile alla crescita umana, spirituale e creativa dell’individuo. Sarebbe importante riapprocciarsi al libro e dare spazio all’intima conoscenza di sé che ne consegue”.

Oltre all’utilità dell’inutile sarebbe consono soffermarsi sull’inutilità di ciò che oggi si considera utile, ma non è questo il contesto. Lo scenario da lei descritto riguarda soprattutto i giovani; che soluzioni si possono adottare per fare riscoprire loro il piacere della lettura?
“Sì, i giovani, non per colpa loro, partecipano ad un periodo di crisi del libro. Per catturare la loro curiosità credo si debba invertire il processo di divulgazione, partendo dal paratesto per poi scoprire il valore dell’opera. E’ un obiettivo prioritario della nostra associazione: coinvolgere le giovani generazioni, trovare elementi di interesse e partecipazione, arricchirsi della loro preziosa collaborazione. Sono convinto che una buona comunicazione non possa non toccare le corde giuste. La letteratura dona conoscenza e introspezione, non si può rimanere indifferenti di fronte alla sua magia”.

(Leonardo Ricci Lucchi)