L’incontro organizzato da net.left ed altre associazioni  il 27 e28 agosto a Roma Roma. “La Transizione come variante.  Pandemia, conflitti, partito nella societa’ globale digitale” inaugura un collegamento fra  associazioni italiane ed europee impegnate sia nell’analisi della presente transizione che nella difesa di un’antropologia “di sinistra”, dei beni comuni e con organizzazioni che difendono la dignità e l’autonomia dei lavoratori.

Si veda il sito transizione.net/  diretto da Sergio Bellucci che ha aperto il Convegno con una relazione programmatica. In essa (e in molti altri interventi) c’è la consapevolezza del cambiamento epocale in corso e dell’urgenza di misurarsi concretamente con le sfide di una transizione  narrate con ottiche divergenti.

La pandemia ha creato un’accelerazione sia della digitalizzazione sia della transizione, vista come terreno di conflitto e momento di opportunità per ribaltare l’egemonia soffocante dello storytelling neocapitalistico. Bellucci definisce il passaggio storico che viviamo “una rottura sistemica”, afferma il bisogno  trasmettere le informazioni e non la paura. Non è cieco all’aggravamento delle diseguaglianze, ingiustizie, sopraffazione e ai danni ecologici del momento presente ma “quel che serve è il progetto consapevole di un altro mondo possibile”, per il quale le nuove conoscenze digitali aprono opportunità inedite; ma non resta più molto tempo. Sindacati e movimenti politici di sinistra hanno bisogno di idee e pratiche all’altezza del livello di scontro : questo convegno ci offre meditate analisi ed importanti indicazioni.

Bellucci parla di “democrazia digitale”, descrive come la rivoluzione digitale e informatica stia modificando strutturalmente i processi produttivi e il lavoro e capillarmente la vita sociale, politica inclusa. Dobbiamo pensare a una gestione non solo commerciale delle informazioni e immaginare un uso e una modalità sociale che si appropri della dirompente potenza del digitale non per la creazione di valore di scambio (nelle modalità del capitalismo finanziario) ma privilegiando il valore d’uso, ossia la produzione non mercificata di oggetti utili e necessari. Si mette così in discussione il lavoro salariato. Questo progetto visionario mira a contrastare il taylorismo digitale e il dilagare del lavoro implicito nel quale il lavoratore non pagato collabora allo sfruttamento; ma Bellucci invita ad “andare oltre”, oltre i vecchi steccati politici per  tutelare le venerabili libertà democratiche con i nuovi strumenti.

Fabio del Papa, descrivendo l’uso fatto in politica negli ultimi anni sia delle piattaforme digitali che di strumenti mass-mediatici per fondare o rafforzare movimenti politici, ha accennato al ruolo che tali strumenti hanno rivestito nelle ultime elezioni dei Presidenti degli Stati Uniti. La rete e le tecnologie digitali potranno aiutare collegamento e gestione dei partiti anche a sinistra ma non  rappresentano certo il superamento delle forme tradizionali di rappresentanza, spesso si rivelano più forme di controllo del vertice sulla base che modalità di democrazia diretta. Tuttavia sono oggi strumenti necessari di organizzazione e comunicazione, in parallelo con altri più tradizionali , faccia a faccia.

Il gruppo net.left ( insieme a ‘Rose Rosse’ principale promotore del convegno) è attivo da diversi anni e sostiene una pratica politica di tecnologia al servizio delle persone (non solo del capitale), mobilitando gli strumenti del digitale e dei social media per un’economia circolare ed uno spazio dati sicuri. A questo scopo si potranno  usare gli investimenti  promossi dall’Europa con Next Generation EU che dovrà permettere all’Italia  un balzo  in avanti nel digitale essenziale per una ripresa economica radicata nelle nuove tecnologie (che l’Europa sta cercando di regolamentare: Nurski, L. (2021) ‘Algorithmic management is the past, not the future of work‘ Breugel blog 6 May).

A monte del convegno la recente pubblicazione di numerosi  contributi sulle conseguenze della digitalizzazione tecnologica, la disoccupazione tecnologica e l’impatto di Industria 4.0 sulla forza lavoro:  Bellucci, S. a cura di: ‘AI-Work’, Jaca Book Maggio 2021 con il quale Bellucci ed altri continuano un discorso iniziato nel 2005 con il testo “E-work: lavoro, rete, innovazione”.

Le numerose presentazioni al pubblico di questo libro e l’interesse degli ambienti sindacali  testimoniano della tempestività di questo dibattito.

Il convegno, trasmesso in streaming, e in parte disponibile nel sito, ha incluso numerosi interventi a distanza sia italiani che europei. La relazione di Lucia Giambattisti ha aperto la giornata di sabato 28 con la tematica del digitale in Italia e in Europa (nel contesto della pandemia). Gli obiettivi : condivisione delle risorse ed equità nella loro distribuzione.

In concreto si delinea la strategia europea per un’economia equa e competitive  tesa a rendere l’Europa leader nell’economia dei big data. Obiettivo parallelo una società di cittadini autonomi e responsabili  “aperta, democratica e sostenibile”. Si apre oggi, in modo imprevisto e imprevedibile, una faglia nel monolita ideologico ed economico nel quale la sinistra pareva essersi inabissata. Cogliamo l’attimo perchè la faglia richiudendosi potrebbe inghiottirci nuovamente, come è accaduto ad altri movimenti alternativi del ventunesimo secolo.

Prospettive di ulteriore grande cambiamento : il computer quantico, gli orizzonti della biotecnologia sono stati toccati sia per le prospettive che aprono sia per gli enormi rischi che non vengono  adeguatamente discussi e dovrebbero essere oggetto di controllo da parte della polis. In relazione alla tematica della pandemia sono state ricordate le distruzioni di ecosistemi che promuovono le zoonosi nell’uomo.

Sia nel convegno che nei contributi del libro è stato sottolineato che il problema (più che la disoccupazione tecnologica) è la disumanizzazione del  lavoro che riduce i lavoratori a servizi umani degli algoritmi. “Quando qualcuno dice robot in realtà intende una donna immigrata in una fabbrica nel paese di partenza o in quello di arrivo”. “Elemento comune del lavoro digitale è lo sfruttamento dei soggetti marginali nel mercato del lavoro che si trovano in una condizione di subalternità razziale, sociale o sessuale e sono disposti a eseguire mansioni su una o più piattaforme per sopravvivere”[citato da Fuchs, 2016) (Roberto Ciccarelli p.244 AI-Work, citato).

Siamo nella stessa tempesta ma non sulla stessa barca: le radici culturali e politiche dei partecipanti sono variegate, se tutti sembrano compatti nel gridare l’importanza e l’urgenza di questa transizione, non è sicuro che siano tutti disponibili a remare assieme in una direzione precisa…

Non mi convince interamente l’uso della parola “Transizione” che penso rimandi al concetto di “Grande Trasformazione” dell’economista K. Polanyi che descrive la rivoluzione industriale inglese.

L’ottimismo del termine risponde ad una aspettativa fiduciosa per il futuro digitale al servizio di e non contro la persona. Nella prima giornata lo streaming ẻ stato disturbato da una tempesta solare, un avvertimento sulle forze della natura e la fragilità dell’hardware, satelliti compresi? (cavi sottomarini potrebbero essere danneggiati dal “vento solare”). Le promesse non mantenute (penso agli expert systems e ai futuri capitomboli dell’intelligenza artificiale) vengono sottaciute e il megafono mediatico sul digitale resta assordante.

Mi è parsa ingenua la fiducia di taluni nelle iperboli delle neuroscienze, poichè nessuno sa che cosa sia l’intelligenza umana (e quando dipenda dalla sezione al di sotto del collo) ma certamente le cosiddette reti neurali digitali e i loro processi di apprendimento non hanno nulla da spartire con il funzionamento dei neuroni e le connessioni cerebrali. Non dimentichiamo che le biotecnologie e le neuroscienze sono ancora nella loro infanzia.

Mi confortano  l’ottimismo e il rifiuto della paura ma un’ansia e una pena (cui ha fatto riferimento un giovane intervenuto) ce l’avrei: vagando fra un mondo in agonia e uno che deve nascere (Stendhal) può capitare che il nuovo mondo nasca morto. Nel Convegno il riferimento all’ecologia e alla pandemia è stato tangenziale e la crisi energetica è stata sottaciuta (il digitale richiede non trascurabile investimento di materiali ed energia). Il digitale certamente può esserci di grande aiuto ad affrontare questi nodi, e lo è stato clamorosamente durante la pandemia. Crisanti in “Caccia al virus” fa riferimento ad un indice di mobilità fornito da Google e Apple (spontaneamente e gratis!) che correla bene con il diffondersi  dei focolai, indice che a lungo nessuno ha notato o usato, mentre usiamo una App (immuni) che Crisanti ritiene “priva di ogni effetto di verifica e controllo efficace”,  (alcune regioni peraltro non l’hanno attivata!). Un concetto legalista di privacy ha impedito a Immuni di fare quanto Google e Apple fanno tutti i giorni geolocalizzando i nostri movimenti e creando “un’intera economia basata sull’estrazione permanente di dati da ogni nostra attività: il petrolio del XXI secolo” p.125 Crisanti, A.,Mezza, M. 2021 Caccia al Virus, Donzelli Editore

(Cecilia Clementel)