Riceviamo e pubblichiamo questa lettera aperta indirizzata al presidente del Circondario imolese Marco Panieri e a tutti i sindaci della Conferenza.

Spett. redazione,
ho appreso dai quotidiani che dalla Regione sono in arrivo 42 milioni di euro destinati alle strutture sanitarie, necessari alla riqualificazione dell’Ospedale di Imola e delle case della salute di Medicina e Castel San Pietro.

Bene. Dopo i tagli fatti negli anni passati, questi soldi serviranno a compensare le evidenti lacune emerse e penso che in qualità di cittadini questo finanziamento ce lo siamo meritati.

Nella notizia viene indicata anche la volontà di realizzare una nuova camera mortuaria e sul tema vorrei cogliere l’occasione per segnalare un elemento caro a molti: quello della mancanza di uno spazio laico per i riti funebri.

Abbiamo vissuto mesi di grande discriminazione tra chi era cattolico e chi no, in quanto a causa delle stringenti misure legate all’emergenza sanitaria, chi da cattolico si trovava nella dolorosa necessità di organizzare un funerale, poteva utilizzare gli spazi delle chiese (superando così ampiamente il limite imposto dalla legge del numero massimo di 15 persone) mentre tutti gli altri cittadini hanno dovuto rispettare quel limite, senza la disponibilità di adeguati spazi alternativi.

Lo dico, ahimè, per esperienza personale, nella speranza che non si ripetano questi allucinanti episodi.

Una mutilazione ai diritti inviolabili dell’uomo, perché i diritti vanno considerati tali se le regole sono uguali per tutti, altrimenti parliamo di privilegi.

A tal proposito vorrei ricordare che tra i diritti che formano il patrimonio irrinunciabile della persona umana, l’Art. 2 della Costituzione riconosce e garantisce il diritto all’identità personale”. Si tratta del diritto ad essere se stesso, con il relativo bagaglio di convinzioni ideologiche, religiose, morali e sociali che differenzia, al tempo stesso qualificandolo, l’individuo.

Dicevo un privilegio inaccettabile, che confligge quindi con il diritto Costituzionale creando un lacerante discriminazione.

Una totale mancanza di rispetto del dolore e della dignità umana di tutti, nessuno escluso per di più in un momento, quello del lutto, di particolare debolezza emotiva e profondo sconforto.

Come lei sa bene, qui non esistono spazi laici adeguati allo svolgimento di un rito funebre, mentre cresce enormemente la richiesta di poter svolgere una cerimonia di commiato funebre laica (o di differente religione) che possa omaggiare la memoria del defunto e dare la possibilità a chi lo ha amato di salutarlo degnamente con testimonianze orali, visive, attraverso letture o con l’accompagnamento di musica, in una atmosfera che privilegi, silenzio e riservatezza.

La condivisione di un lutto tra famigliari, parenti ed amici, oltreché un diritto, rappresenta una necessità psicologica ed emotiva fondamentale per l’elaborazione del dolore e per il prosieguo della vita di chi resta.

Gli studi di Tanatologia psicologica lo hanno ampiamente dimostrato.

Questa nuova evoluzione ed i relativi crescenti bisogni sono stati già ampiamente recepiti da molti imprenditori di pompe funebri che hanno costruito, con risorse proprie, le cosiddette Case del silenzio o del Commiato, contando ovviamente sul ritorno economico generato dal noleggio di quegli spazi.

Qui in Emilia Romagna abbiamo avuto riscontri con i nuovi edifici di Vignola, Modena, Mirandola, Carpi ma anche di Cona. Questa cogente necessità, però, non dovrebbe essere lasciata in mano a privati, nemmeno parzialmente.

Le Amministrazioni hanno il dovere di predisporre appositi spazi pubblici per la celebrazione di funerali laici (esiste già una legge del 2001) dando una risposta concreta ai milioni di italiani che si dichiarano atei o agnostici e che chiedono l’annullamento di queste differenze.

L’eventuale costruzione di un “semplice” nuovo obitorio risulterebbe essere l’ennesima operazione di cosmesi che lascerebbe irrisolto un ineludibile problema etico e di rispetto. Ecco perché credo sia necessario sfruttare al meglio questo finanziamento per consentire alle nostre comunità di fare un passo in avanti di civiltà.

Non farlo sarebbe come disconoscere tutto ciò che socialmente si è fatto fino ad oggi e che ruota attorno alle pari opportunità.

A tal proposito penso alla recente approvazione della disponibilità ad ospitare profughi afgani, per esempio, una attività che andava comunque svolta in ossequio all’articolo 10 della Costituzione.

E dire che proprio la sindaca di Casalfiumanese Beatrice Poli, che rappresenta le Pari opportunità per il Circondario, ha ricevuto da me due mail su questo tema, che però non hanno mai ricevuto un riscontro.

Credo sia giunta l’ora di fare scelte che vadano nella direzione del rispetto delle sensibilità di tutti e che possano rappresentare una risposta ai recenti arroganti accordi tra Governo e la Conferenza episcopale italiana i quali confermano che l’autorità civile (intesa come il Sindaco) non possa intromettersi nella disciplina di culto della Chiesa. Inoltre, dal maggio scorso, uno specifico decreto-legge limita il potere di voi sindaci e precisa che, in ogni caso, la regolamentazione delle celebrazioni religiose non è di competenza dei primi cittadini.

Trovo che questa sia una limitazione politico/sociale insopportabile, anche se di certo non nuova nel metodo.

Vorrei ricordare qui la tesi di Thomas Jefferson (terzo presidente Usa che alla fine del settecento si proponeva già allora come blasfema e anticonformista) la quale sosteneva che le libertà che noi cittadini cediamo all’autorità politica nel patto tra Stato/Chiesa/cittadini non possono mai includere “I diritti di coscienza”.

La invito quindi ad una profonda riflessione sul tema e soprattutto auspico che un eventuale nuovo progetto venga discusso, dibattuto, condiviso e scelto con i cittadini attraverso un percorso fatto di incontri pubblici aperti a tutti, nel solco di una vigilante dialogica che ridia fiducia al rapporto con le istituzioni.

I tempi per la realizzazione di nuove strutture sono lunghi, ma i problemi restano aldilà dell’emergenza sanitaria e vista anche la continua evoluzione multietnica del nostro territorio le chiedo: riusciamo ad individuare uno spazio comunale adeguato, laico, che possa essere messo a disposizione di tutti, da subito, per queste necessita?

Riusciamo ad evitare che si ripetano queste insostenibili discriminazioni? Posso garantirle che il dolore per la perdita di una persona cara, non può essere catalogato. Da nessuno.

Chiudo con una apparente ovvietà: lo Stato è laico e laicità significa anche neutralità rispetto a qualsiasi religione.

Citando Giulio Giorello dico che vorrei essere di nessuna chiesa. Essere di nessuna chiesa significa tollerare ogni chiesa, riconoscendone il diritto all’espressione anche nel libero atto di prenderne le distanze.

(Massimo Neri)