“Il Domani ha raggiunto i 15.000 abbonati in un anno. Abbiamo traguardi importanti anche con l’immissione di nuove persone che verranno annunciate in occasione del primo compleanno”. Questo ottimistico annuncio lo ha fatto Carlo De Benedetti al “Festival della Tv” di Dogliani (Cuneo) dove un anno fa era stata annunciata la nascita del quotidiano. Una iniziativa a cui pochi osservatori avevano dato credito.

“Abbiamo direttore e giornalisti tutti giovani, un futuro digitale. In questo anno abbiamo affermato la nostra identità. Domani è diventato imprescindibile per il mondo politico e per la classe dirigente. Un giornale un po’ scomodo, non ispirato da nessuno”, ha sottolineato De Benedetti il quale ha fatto il bilancio del primo anno con il direttore, Stefano Feltri, e con Antonio Campo Dall’Orto, presidente del Consiglio di amministrazione dell’editoriale Domani.
“Non è l’amarcord di Repubblica, come dimostra il fatto che è senza sport o cronaca, ma con argomenti non trattati da altri giornali – aggiunge l’editore -. Non combattiamo con i grandi giornali, la nostra ambizione è diventare una importante, credibile, neutrale ed internazionale fonte d’informazione”.

Ma se il Domani sembra ridere l’insieme del mondo dell’editoria continua a piangere. O, meglio, a piangere sono i giornalisti colpiti da stati di crisi, cassa integrazione, solidarietà e prepensionamenti. Gli editori si rifanno su di loro per le difficoltà del mercato e per la mancanza di capacità progettuale innovativa che li caratterizza.

Infatti, all’ex-Poligrafici Editoriale, ora Editoriale Nazionale, si è stipulato tra le parti un nuovo accordo che porterà ad ulteriori prepensionamenti. L’accordo sindacale ne prevede 37 distribuiti da ora alla fine del 2022 tra le testate del Gruppo e cioè “Quotidiano Nazionale”, “il Resto del Carlino” di Bologna, “La Nazione” di Firenze ed “Il Giorno” di Milano.

Alla Sae (Sapere Aude Editori) che ha acquisito dal Gruppo Gedi (la Repubblica- la Stampa- il Secolo XIX, eccetera), la “Nuova Gazzetta di Modena”, “la Gazzetta di Reggio”. “la Nuova Ferrara” ed “il Tirreno” di Livorno (dove è la casa madre editoriale) dal 1° luglio sono scattati i prepensionamenti. Diciotto quelli concordati, ma alla fine potrebbero anche essere di più.

A livello nazionale grave la crisi del Gruppo Gedi (la linea degli Agnelli non sembra piacere ai lettori di quello che fu un giornale-partito), ancora assai pesante quella de il Sole24Ore, neppure va meglio alla Caltagirone editore (il Mattino di Napoli, il Messaggero di Roma, il Gazzettino di Venezia)

L’impatto occupazionale viene ridotto dalla norma di legge che prevede che ogni due prepensionamenti debba esserci un’assunzione, ma quelle assunzioni servono spesso a sanare condizioni di irregolarità vissute da anni da collaboratori precari alcuni dei quali, probabilmente, avrebbero già maturato le condizioni per tentare una causa di lavoro. Il ricorso massiccio alla cassa integrazione guadagni speciale (ad esempio, alla Sae ne fanno 7 giorni al mese), ai contratti di solidarietà ed ai prepensionamenti sono una pugnalata all’Istituto nazionale di previdenza dei giornalisti italiani (Inpgi) che se ne deve far carico in toto o in buona parte e che perde contemporaneamente contribuzioni elevate per acquisirne di basse ed in numero nettamente inferiore (quelle dei neo-assunti). Solamente per l’anno in corso l’Istituto ha ottenuto che di questi costi si faccia carico lo Stato, come peraltro avviene per tutte le altre categorie di lavoratori. Entro il 20 di ottobre una Commissione costituita dal Governo dovrà dare indicazioni su come risolvere la drammatica crisi dell’Istituto. I giornalisti chiedono, appunto, che lo stato si faccia carico degli ammortizzatori sociali a cui gli editori ricorrono a piene mani e con una frequenza inquietante.

C’è poi un effetto poco considerato di questa situazione ed è l’aggiramento dei contratti di lavoro: anche coloro che sono regolarmente assunti (e sono sempre meno) non sono più pagati secondo i minimi contrattuali perché tra cassintegrazione e contratti di solidarietà quali più, quali meno tutti gli stipendi vengono tagliati.

(Giovanni Rossi)