“Bologna è in una situazione di conclamato cambiamento climatico, l’evidenza è soverchiante come per tutta la regione e per tutta l’Italia” – mi dice Vittorio Marletto, ex dirigente responsabile dell’Osservatorio clima di Arpae Emilia-Romagna. Il leitmotiv non può, nell’estate del 2021, giungere nuovo: non servono scienziati e tecnici che denuncino ma orecchie per ascoltarli.

Il sesto rapporto recentemente stilato dall’IPCC, il panel intergovernamentale delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, fa lo stato dell’arte, fotografando la situazione mondiale, suddivisa per regioni ed evidenziandone il mutamento rispetto al 2014, anno di pubblicazione dell’analisi sulla cui base si sono discussi gli impegni per gli Stati nell’ambito degli accordi di Parigi.

Alcuni numeri per inquadrare la situazione: dal 1 gennaio al 10 Settembre 2021, diverse aree della nostra regione hanno registrato meno di 200 mm di pioggia. Rimini spazia dai 116 ai 211 mm, Ravenna si attesta tra i 136 e i 248 mm. Nelle prime colline di Bologna, la misurazione non supera 180 mm annui. E ora, i numeri che permettono di valutare la portata di ciò che sta accadendo: per Tunisi, la pioggia annuale attesa è di 445 mm, di 378 mm a Algeri, 324 mm per Casablanca. Le tre città sono lambite a sud dal deserto del Sahara, il più vasto deserto caldo del nostro pianeta.

La presenza del CER (Canale Emiliano Romagnolo) ha limitato l’impatto dello scompenso idrico per le colture della pianura, ma nulla ha potuto per le attività agricole pedecollinari. Bisogna poi sperare che in tre mesi non decida di pareggiare la media dei millimetri annui tutti in una volta con le ormai tristemente note “bombe d’acqua” settembrine. L’impatto sulla sola agricoltura italiana negli ultimi dieci anni è stato quantificato in 14 miliardi dalla Coldiretti e non sono stati ancora registrati i dati di questa estate di siccità severa. Un settore di punta per l’Emilia-Romagna, quello agroalimentare, con una produzione annua che si attesta attorno ai 4,54 miliardi di euro, con oltre 72mila occupati diretti, oggi gravemente compromesso da una crisi diventata da tempo realtà

In questo scenario, il 3 e 4 ottobre si apriranno i seggi per votare il nuovo sindaco e consiglio comunale per la città di Bologna. Città che, tra l’altro, ha ospitato il G7 Ambiente nel 2019, sfociato nella stesura della Carta di Bologna per la tutela dell’ecosistema. “Ha senso parlare di ambiente nella campagna per le amministrative”, prosegue Marletto, “le amministrazioni hanno il dovere di occuparsene almeno su due fronti: da un lato facendo sì che la città emetta meno gas serra, cioè partecipi allo sforzo generale di mitigazione (la lotta alle emissioni di gas serra n.d.r.) come da obiettivi per il 2030 che prevedono un sostanziale dimezzamento delle emissioni. Dall’altro lato, siccome la città si trova in condizioni climatiche nuove, bisogna mettere in atto una serie di politiche di adattamento per prevenire le conseguenze più serie degli eventi estremi come allagamenti, danni da grandine e in generale contenere gli effetti degli stessi sulla popolazione – e non solo quella umana: se d’estate piove sempre meno, per dirne una, bisogna organizzarsi per innaffiare le alberature”.

La temperatura è il segnalatore principale, ma non è l’unica variabile a cambiare nel sistema-clima. Le medie stagionali sono ormai alte anche in città, dove ferve una campagna elettorale che continua a essere condotta porta porta, inserendo in una buchetta dopo l’altra migliaia di volantini  spesso privi di programma, con un volto e un nome che finiscono per occhieggiare tristi dai cestini condominiali, unendo destra e sinistra in un’unica compagine. Riciclabile, forse, ma utile?

Veniamo ai programmi. “Rispetto per l’ambiente senza un approccio anti-industriale”, recita nel sito Bologna ci piace, lista civica a sostegno del candidato di centro-destra, Fabio Battistini. Risulta difficile leggere queste parole e pensare che possano conciliarsi con l’urgenza richiamata da Marletto e da tutti i climatologi. Proseguiamo e troviamo comunque una volontà deliberatoria “nei primi cento giorni”. Il cosa? “un grande Master Plan per la transizione ecologica nel quale siano coinvolte come attori chiave Hera e Tper, imprese, privati e istituti di ricerca e studio”. L’unico punto definito, al momento, consiste nella creazione di 2000 nuovi parcheggi, quando non dovrebbero esserci più dubbi sull’incidenza del trasporto privato sul clima.

Fino a pochi giorni fa, le proposte per rendere Bologna una città a misura di ciclista riempivano solo marginalmente il vuoto della mancata pubblicazione di un programma completo per la coalizione di centro-sinistra. Mancanza colmata il 16 settembre, giorno dal quale disponiamo del documento di riferimento con diversi punti dedicati proprio al tema ambientale e scaturiti dalla “Fabbrica del Programma”. Sinistra Unita chiede che le politiche che prevedono un ulteriore consumo di suolo e di urbanizzazione di aree oggi libere, come i Prati di Caprara, vengano rigettate, ma la sensazione generale rimane la mancanza di un piano. Ancora carenti le altre liste che in diversi casi non hanno presentato una vera e propria proposta da offrire ai cittadini che dovrebbero opzionarle ai seggi. Il tutto a 15 giorni dalle loro aperture.

Il tema più tecnico e a impatto diretto rimane comunque quello del Passante di Mezzo, l’ampliamento dell’asse di autostrada e tangenziale pensato a inizio 2000 e approvato nel 2016. Contrarie Dora Palumbo per Sinistra Unita e Marta Collot per Potere al Popolo. A favore le liste strette intorno alla candidatura di Battistini, rassegnate e contumaci le liste liquide della sinistra moderata, con Coalizione Civica che rinuncia alla cancellazione delle “previsioni superate o non giustificate dalla domanda, come la metrotranvia, lo stesso People Mover e il Passante di Mezzo”, punto programmatico del 2016. L’ostracismo è stato abbandonato in favore della richiesta di opere di mitigazione che “ridurranno le emissioni e le malattie che ne derivano”, sostiene oggi Francesco Luca Basile. È difficile pensare come sia possibile limitare l’impatto sulla salute di un’opera per la quale erano state promesse nel 2000 l’installazione lungo tutto il tragitto di centraline fisse di monitoraggio dell’aria: a distanza di 20 anni non un singolo bullone è stato avvitato. Primo garante dell’accordo politico sul Passante rimane il dem Matteo Lepore, che promette di farne un’opera “simbolo della transizione ecologica” italiana.

Accettare l’urgenza e la serietà della situazione, con la conseguente necessità di adottare soluzioni e strategie di sacrificio e discontinuità rispetto al presente non sfiora nessuno, rimanendo solo una cantilena da piazze dei Fridays for Future e di Extinction Rebellion. “Io non so come costruendo strade più larghe si possa ottenere una diminuzione delle emissioni” – riprende Marletto. Tutto questo in un Paese che si è impegnato a dimezzare le proprie emissioni da fonti fossili entro i prossimi dieci anni, portandole da 9 a 4,5 tonnellate/persona l’anno, investendo sulla produzione elettrica, la coibentazione degli edifici, la mobilità sostenibile. Realisticamente non possiamo richiedere un’azione a impatto immediato su un sistema dinamico come quello climatico; pretendere strategie a lungo termine che abbiano il coraggio di affrontare ciò che sta accadendo, sì.

Conclude Marletto: “Abbiamo già perso decenni: se si perdono altri cinque anni c’è il rischio di perdere completamente la partita. Immagina di doverti organizzare adesso per dimezzare le emissioni di Bologna e già in dieci anni sembra un’impresa titanica. Pensare di farlo solo in cinque è letteralmente impossibile. Il pensiero di tutti i candidati dovrebbe essere principalmente questo, non dovrebbero dormirci la notte”. Sembra però che, chi beatamente, chi con timida critica, tra i candidati alla governance della nostra città si dormano sonni decisamente tranquilli.

(Alessia Muzzarelli)