Bologna. Come avevo scritto anche in precedenti articoli, quando si vota a Bologna non ci si annoia mai. E se il risultato pare già scritto, come anche questa volta? Niente paura: se dalla parte dello sfidante di destra arrivano poche esternazioni, la maggior parte delle quali al limite dell’imbarazzante (spostare il Sant’Orsola, l’Autostazione, l’Università, forse pure le Due Torri), e se l’ampia coalizione a sostegno di Lepore appare per il momento ancora piuttosto coesa, con un M5S insolitamente mansueto, ci pensa il PD a guidare, come sempre, la classifica dell’autolesionismo.

La diatriba tra Lepore e la Conti, che aveva infiammato le primarie, ha lasciato dietro di sé pesanti strascichi, nonostante i sorrisi di circostanza e la promessa, da parte della sconfitta, di un pieno appoggio al vincitore. Alberto Aitini, prima messo da parte in favore di Lepore, poi escluso dalle liste per il suo appoggio alla Conti, ha un diavolo per capello, mentre il sindaco uscente Merola continua a bacchettarlo: è solo di ieri la sua affermazione di essere “deluso dai giovani assessori”, “figli delle logiche delle correnti e dei capibastone”, e che nei suoi mandati vi è stata più opposizione dall’interno del PD che dalla destra. Con tanto di elogi al ribelle pentito Lombardo, giusto per far capire come dovrà governare il suo successore.

Ma l’atteggiamento degli altri “dem” esclusi dalle liste è tutt’altro che remissivo. Lo stesso Aitini e l’ex consigliere Licciardello hanno tacciato Lepore di “delirio d’onnipotenza”, mentre il consigliere Paruolo, commentando le scelte di Lepore sui candidati, ha ricordato che è la Giunta a dover essere in linea con il sindaco, mentre il Consiglio comunale “è un organismo di controllo”. Anche la Conti, che pure ha creato una lista autonoma, si è presa delle reprimende perché ritenuta, dopo le primarie, troppo accondiscendente verso Lepore. In generale è il metodo intrapreso da quest’ultimo, visto come una palese normalizzazione delle posizioni nelle candidature PD, ad essere aspramente criticato, con il ministro Guerini (Base Riformista) che ha parlato esplicitamente di “rappresaglia”.

Qualcuno, in effetti, ha capito l’andazzo ed è rientrato nei ranghi più o meno convintamente, dallo stesso Lombardo all’eurodeputata Gualmini, fino ai “neutrali” Davide Conte (assessore al Bilancio) e Vincenzo Naldi (presidente uscente del Quartiere Borgo-Reno). Ma sono vari i commentatori, come il politologo Gianluca Passarelli sul “Corriere” del 22 settembre, che temono una coalizione dominata da un PD troppo sicuro di vincere per mettersi in discussione, con palesi rischi di conformismo, “adesione acritica” e “fideismo”. “La vivacità culturale e le critiche al potere – qualunque esso sia – sono vitali, specialmente per Bologna”, conclude Passarelli. Con un esito scontato e con l’arrivo dei fondi del PNRR per realizzare un “libro dei sogni” di progetti per oltre 2,2 miliardi di euro, Lepore si ricorderà di questo?

(Mainardo Colberti)