“12 settimane” è il lungometraggio diretto da Audrey Diwan che ha vinto il Leone d’oro come miglior film alla 78ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia da poco conclusa, quest’anno ospite di grandi pellicole.

Una scena del film “12 settimane” (Foto Biennale del cinema di Venezia)

La vittoria ha sorpreso molti che ritenevano il film troppo cupo per trionfare. Audrey Diwan, sceneggiatrice francese, solamente al suo secondo film da regista, racconta in modo crudo e schietto la dolorosa vicenda di Anne, giovane studentessa che affronta un aborto nella Francia dei primi anni sessanta.

Il soggetto è tratto dal romanzo di Annie Ernaux, scrittrice francese di grande fama, di cui il film in lingua originale riprende il titolo (L’événement). Le dodici settimane della versione italiana, invece, contrassegnano il periodo di gravidanza della protagonista.

La sceneggiatura, asciutta, lascia spazio alle doti espressive di Anamaria Vartolomei (giovane attrice rumena) capace di trasmettere il senso di paura ed inadeguatezza che ha caratterizzato chiunque si sia trovata nella situazione descritta, durante quel periodo storico. Il film è ambientato nel ’63, prima del sessantotto e tutto ciò che ha comportato. Il contesto è quello stretto della scuola, permeato da perbenismo marcio e opportunista, che diventa quindi stringente, e che alimenta l’angoscia e la solitudine della protagonista.

Il risultato è un film ossuto, dallo svolgimento lineare ed essenziale ma carico di vigore comunicativo. Gli sguardi, i silenzi, le lacrime, e la macchina da presa che raramente abbandona la protagonista e spesso si accosta al suo volto pallido, delineano il disagio di una giovane studentessa e la crudeltà di una società retrograda.

L’opera potrebbe essere accusata di avere valenza politica, riscontrabile chiaramente nel libro di Annie Ernaux, tuttavia lo scopo principale è chiaramente descrittivo: mettere in luce una realtà difficile da raccontare, soprattutto in Italia.

La giovane Audrey Diwan viene quindi premiata per la sua intraprendenza ed ottiene il riconoscimento più ambito del festival, per il secondo anno consecutivo nelle mani di una regista donna (l’anno scorso era stata Chloé Zhao a trionfare con Nomadland).

“12 settimane” è dunque un film coraggioso e amaro: scuote e fa riflettere. La sua uscita in sala è in programma per il mese di ottobre.

(Leonardo Ricci Lucchi)