Nel mentre ci si trova a discutere di “compatibilità ambientale”, forse sarebbe bene renderci conto che sarebbe opportuno riflettere sul tema della “compatibilità mentale”. Da parte dei sostenitori a tutto campo delle competizioni motoristiche sarebbe opportuna una riflessione circa il perché, per quale ragione, quale lo scopo, verso quale fine ci si viene a trovare un quindicenne che monta un veicolo capace di correre oltre i duecentocinquanta chilometri all’ora e quale possa essere il vantaggio che se ne trae, quale l’insegnamento.

Nel volgere di pochi mesi le vittime della velocità e del motore a scoppio sono salite a tre, ma statene certi, nulla cambierà. E questa volta la vittima ha quindici anni: un ragazzo. Alla sua età io trascorrevo le giornate estive tra sanguinosissime battaglie a base di cerbottane in quel delle “quaranta grotte” e non credo di aver mai messo a rischio la mia vita per questo. E non credo di essere cresciuto con qualche dipendenza o mancanza per il fatto che l’assurda velocità non rientrava tra i miei giochi. Su due biciclette praticamente auto-costruite, in compagnia di un caro amico (poi professore universitario di storia medioevale ora in pensione come me) raggiungevamo Firenzuola tra sbuffi e sudore, mangiavamo due robuste fette di pane toscano ben guarnite di profumatissima “finocchiona” e tornavamo a valle almeno un paio di volte alla settimana. Il silenzio della via “Montanara” fungeva da contorno.

Gli attuali responsabili della gestione comunale della nostra città, tutti protesi nella continuità di un sogno destinato all’oblio, se tra una foto di gruppo con premio e l’altra, dovessero trovarsi con un’oretta libera, potrebbero recarsi lungo la cittadina statale Selice/Montanara, tratto collinare a sud di Borgo Tossignano, e soffermarsi ad assistere alle scorribande motoristiche di decine di appassionati delle due ruote su motore che sfrecciano in barba ad ogni divieto e ad ogni limite lungo i tortuosi percorsi della suddetta statale correndo seri rischi per la propria e l’altrui sicurezza: riprese a folle velocità, curve tagliate in assenza di visibilità, zig-zag spericolati tra le auto di mangiatori di castrato e tortelli di ritorno a casa e chiedersi, in tema di “compatibilità mentale” quale sia la parte di loro responsabilità in questa follia che vede nella velocità un mito, un traguardo e, fin troppo spesso e stupidamente, un fine.

Per quanto poi riguarda la “compatibilità ambientale”, miraggio verso il quale l’Amministrazione comunale imolese sembra fermamente intenzionata a dirigersi, occorre riflettere sul fatto, inconfutabile, che tre giornate di scorribande di vecchie auto super compresse e alimentate che percorrono la pista nata ai margini della nostra città ed ormai inclusa nel suo perimetro abitativo, a regimi di giri impensabili per tutti noi normali automobilisti, producono una quantità di scarichi di idrocarburi saturi e non, velenosi additivi e componenti vari idonei all’aggiunta di potenza da far impallidire l’inquinamento delle centinaia di imolesi che quotidianamente percorrono le vie cittadine per recarsi al lavoro per un intero anno.
Si deve sottolineare che i suddetti imolesi si recano al lavoro e non gironzolano per gioire nell’ascoltare il rombo ruggente che esce dalle marmitte dei loro “bolidi”. Ma si, nuove piantumazioni, messa a dimora di giovani arbusti che tra una ventina di anni si faranno carico di nutrirsi di CO2, rigogliose aree verdi che distoglieranno l’attenzione di noi cittadini dal fatto, inconfutabile anch’esso, che invece di correre appresso alla mitigazione del problema, sarebbe più opportuno, ed efficace, non contribuire a crearlo.

Tutte queste sono parole al vento, disperse tra le varie compatibilità, ambientali e mentali, in totale assenza di efficacia e in carenza di ascolto.
Tutto da rifare, pover’uomo! (questa devo averla già sentita o letta da qualche parte …).

(Mauro Magnani)