Che cos’è l’effetto Matilda? È il mancato riconoscimento delle donne nelle scienze, che da secoli porta ad attribuire i successi delle studiose ai colleghi maschi. Nel 1993, la storica della scienza Margaret W. Rossiter inventò un’espressione per descrivere “la natura sessista” del mancato riconoscimento delle donne nella ricerca scientifica e l’attribuzione sistematica del merito dei loro risultati ai colleghi uomini.

Matilda Joslyn Gage (Foto Wikipedia)

Rossiter chiamò questo specifico pregiudizio di genere “effetto Matilda”, dal nome di Matilda Joslyn Gage, femminista del diciannovesimo secolo che nel 1870 pubblicò il saggio “Woman as inventor” (La donna come inventore) in cui raccontava come diverse scoperte scientifiche ed invenzioni fossero il risultato del lavoro di donne rimaste nell’anonimato. Nel corso dei secoli, il cosiddetto “effetto Matilda” ha avuto come conseguenza la cancellazione delle scienziate dalla storia: questa “invisibilità” ha fatto passare l’idea ancora oggi molto radicata che la scienza sia una cosa da uomini.

Matilda Joslyn Gage nacque nel 1826 nello stato di New York, Stati Uniti. Fu suffragetta, attivista abolizionista, fondò un giornale femminista e scrisse numerosi libri e articoli sulle questioni di genere. Nel 1852, quando aveva 26 anni, pronunciò un discorso alla Convenzione nazionale sui diritti delle donne a Syracuse, New York. Sebbene fosse un’attivista solo da poco tempo, non abituata a parlare in pubblico, si presentò con un messaggio chiaro: la storia era stata distorta ed era essenziale per la causa dei diritti delle donne rimettere a posto le cose.

Nel 1870 Gage pubblicò un saggio intitolato “Woman as an Inventor” in cui contestava un pensiero molto comune, e cioè che le donne non avessero “alcun genio inventivo o meccanico”. Gage diceva che nonostante l’educazione scientifica delle donne fosse stata gravemente trascurata (per millenni le donne non hanno avuto accesso all’istruzione), alcune delle invenzioni più importanti al mondo si dovevano a loro. Gage elencava dozzine di invenzioni: tra cui l’acquario, della biologa marina francese Jeanne Villepreux-Power, il telescopio subacqueo, della statunitense Sarah Mather, e la sgranatrice di cotone che serviva per separare le fibre della pianta di cotone dal resto, il cui merito dell’invenzione viene ancora oggi attribuito solamente allo statunitense Eli Whitney, nonostante l’idea di utilizzare un dispositivo simile a una spazzola fu di Catharine Littlefield Greene.

Tra gli anni Ottanta e Novanta, la storica della scienza statunitense Margaret W. Rossiter si dedicò alla ricostruzione storiografica della scarsa partecipazione delle donne alla scienza come professione: nel 1993 Rossiter nominò la sistematica esclusione delle donne dalla carriera scientifica “effetto Matilda”.

Attraverso biografie e dati, Rossiter analizzò gli svantaggi che nella scienza le donne continuavano a subire. Rossiter elencava decine e decine di esempi dell’effetto Matilda. Il più antico è forse quello di Trotula de Ruggiero, medica salernitana che, tra l’undicesimo e il dodicesimo secolo, scrisse opere che nelle trascrizioni successive alla sua morte vennero attribuite a un uomo: “È probabilmente la più vergognosa cancellazione o trasformazione nella storia della scienza e della medicina”, scriveva Rossiter.

I pregiudizi che stanno alla base di questa credenza sono ancora molto diffusi: durante una conferenza tenuta nel 2015 Lawrence Summers, importante economista e all’epoca presidente della Harvard University, sostenne “che la scarsa presenza femminile in certi ambiti scientifici, come la matematica o l’ingegneria era da imputare a una caratteristica innata delle donne, la mancanza di una attitudine intrinseca alla scienza”.

Forse è arrivato il momento di porre rimedio, ricordando la frase attribuita a Marie Curie: “Com’è essere sposati con un genio? Non so, chiedetelo a mio marito”.

(Tiziano Conti)