Roma. L’odore del cloro, questa mattina (lunedì 11 ottobre), invade stanze e corridoi al piano terra di corso d’Italia. Un po’ fastidioso ma necessario per sanificare la puzza nauseabonda della furia fascista. L’attacco di sabato pomeriggio resta però nell’aria e resterà nella memoria di tutti noi per molto tempo. Ma ancor di più resterà l’affetto e la solidarietà che centinaia di persone a Roma, e migliaia in tutta Italia, hanno dimostrato presentandosi davanti la Camera del lavoro di ogni città. Bandiere, pugni chiusi, qualche lacrima. E testa alta, altissima. Mentre il segretario generale Landini davanti la sede ferita, scalda una tiepida domenica d’autunno: “Non ci intimidiscono, non ci fanno paura”.

A trentasei ore di distanza si fa fatica a metabolizzare e a capire il perché di tanto odio e di tanta violenza. La matrice è chiara e lampante a tutti, tranne alla sorella più rampante d’Italia che non lo riesce proprio a condannare. E neanche a pronunciare. Eppure è semplice, tre sillabe: fa-sci-smo. Inconfondibile metodo persuasivo di chi invoca la libertà a colpi di spranga. Il più classico dei déjà vu quando si tratta del sindacato, represso negli anni più bui della nostra storia perché baluardo della democrazia e antidoto per la riconquista di una libertà negata. Ieri come oggi è necessario ribadirlo. Sempre e ovunque.

Per questo la manifestazione unitaria di sabato 16 ottobre promossa da Cgil, Cisl e Uil assume un significato moltiplicatore. Per ribadire, sembra pleonastico nel 2021 ma tant’è, mai più fascismi nel nostro Paese e allo stesso tempo per riaffermare la centralità del lavoro. Sano, stabile, dignitoso. Invece negli ultimi vent’anni ha prevalso la logica del mercato e del profitto e così il lavoro è stato progressivamente svalorizzato: salari bassi, tagli agli investimenti in ricerca e innovazione, scarsa formazione, produttività bloccata.

Siamo di fronte a uno sgretolamento del tessuto sociale, a un imbarbarimento delle relazioni umane. Si è passati dalla tutela del lavoro al disprezzo del lavoro. E in questa sospensione del diritto sancito in Costituzione il virus attecchisce e prolifera. Poi la pandemia ha fatto il resto, accentuando le forme di diseguaglianze, tra ricchi e poveri, tra protetti e precari, tra uomini e donne, tra giovani e anziani, tra Nord e Sud.

E sabato prossimo è bene gridarlo in piazza. A squarciagola. E a testa alta.

(Stefano Milani, direttore di collettiva.it)