La movimentata manifestazione alla quale un po’ tutti abbiamo assistito il fine settimana scorso in quel di Roma, fin troppo vicina ai luoghi della Democrazia italiana, deve proporci metodologie di lettura attente e ponderate. Sarebbe infatti inutilmente facile additare la motivazione (la colpa?) del tutto ad una ventata di ritorno di una destra nostalgica incapace di leggere il proprio passato e di individuarne così i vuoti e i pericoli: fin troppo spesso, e troppo facilmente, ci ritroviamo ad individuare la colpa di un accaduto all’interno del primo movente che ci capita sotto mano. Le motivazioni, ad un’analisi più attenta, possono risultare molto più profonde e diversificate.

La manifestazione della Cgil a Roma dopo l’assalto alla sede

Forse l’unica certezza riguardo l’accaduto, va individuata nella facilità con cui alcuni facinorosi hanno saputo cavalcare l’onda della protesta, del malcontento, del sentirsi esclusi: una rabbia diffusa e per troppo tempo repressa risulta essere un terreno fin troppo facile da dirigere e indirizzare verso un esito solidamente individuato. Resta la domanda, che ci si deve porre con fermezza, riguardo il perché elementi pluri-condannati, pluri-diffidati e puniti possano trovarsi liberi ed attivi esattamente nel posto corretto per attizzare il fuoco. Ancora una volta il nostro Presidente della Repubblica ci dà una lezione, quando accenna ad eventi non sistematici o sporadici, invitandoci così ad una più attenta riflessione ed analisi.

In quelle piazze (e non solo in quella di Roma) abbiamo potuto assistere all’esplosione della rabbia da parte di una consistente fetta di popolazione che si sente da fin troppo tempo esclusa ed emarginata da una coerente partecipazione alla vita sociale di tutti i giorni e questo per una moltitudine di ragioni e motivazioni che questa lunga pandemia, con i suoi morti, i suoi vuoti e le sue urla silenziose, hanno finto per amplificare fino a divenire non più sopportabili. I disequilibri sociali, da fin troppo tempo trascurati e sottovalutati da una classe politica incapace di seria analisi della realtà, hanno inevitabilmente finito per trovare sfogo in un solo urlo corale, pur se sgrammaticato, male indirizzato e sospinto.

Come giudicare diversamente la rabbia esplosa che trova sfogo nell’invadere e devastare una sede ospedaliera di pronto soccorso? Sfido chiunque di noi, in possesso di una pur ridotta capacità mentale di analisi, nell’individuare una ragione valida per distruggere una funzione che, subito domani mattina, potrebbe salvarci da sicura morte.

Assai più facile, e costruttivamente motivata, risulta l’analisi che vede nella rabbia, per troppo tempo sopita, dell’uomo della strada che si trova a combattere ogni giorno con ritardi di analisi, di visite, di interventi, di mancanza di denaro con la quale tutto si potrebbe ottenere, mentre, quasi improvvisamente, la mancanza da parte propria di sottostare ad un “intervento” dettato da un’urgenza sociale mi priva della libertà di andare al lavoro, di entrare in una biblioteca, di sedere al tavolo di un ristorante, di vivere “come prima”.

Poi esiste l’accumulo di incertezza, i tanti dubbi verso un futuro che non ci appare più ben individuato, il posto di lavoro che sembra vacillare ad ogni giorno, il mensile che, quando c’è, non mi permette neppure più il pur minimo sogno, il mondo intero che sembra impazzito come inevitabile conseguenza di puerili errori da tutti noi commessi nel passato, i nostri giovani che si accoltellano nelle piazze delle nostre città, i tanti maschi che riescono solo ad uccidere la propria compagna incapaci di individuare le vere ragioni della propria individuale inconsistenza e miseria.

Se esistessero capaci personalità politiche, dovrebbero chiedersi quanti partecipanti a quella folla incitata da pochi nostalgici sovversivi, sono inclusi in quel cinquanta per cento che ha disertato la consultazione politica, che ha rinunciato ad indicare la propria scelta nella conduzione della città nella quale si trova a vivere, ad indicare la persona o le persone nelle quali sente di poter riporre la propria fiducia nel riuscire a costruire un perimetro di “vivibilità” all’interno del quale riuscire a vivere. Magari con un sorriso ogni tanto!

Questo pesante accumulo di preoccupazioni, di rabbia repressa, di ingiustizie ad ogni angolo, di scelte politiche in grado solo di incensare unicamente i loro propositori, questo continuo vedere fin troppi non aventi diritto godersi il sole del benessere con poca spesa, ha trovato finalmente sfogo nell’esibizione di un quadrato colmo di puntini fissati in ordine illogico in grado di aprirmi porte che, fino a ieri, ritenevo mio giusto diritto trovare aperte. I nostri politicanti (il termine politico fa pensare ad una persona in grado di svolgere tale funzione) farebbero molto bene a riflettere su queste parole e su questi gesti di rabbia repressa. Se solo riuscissero a intravvedere qualcosa oltre la punta del proprio naso.

(Mauro Magnani)