Bologna. La parola alla nostra guida “Sono Babs di Rivolta Pride”.

Chi siete?
“Siamo collettivi, associazioni, reti trasnazionali, attiviste transfemministe frocie e lgbtqia+ della città di Bologna che dal 2019 hanno preso parola insieme per rispondere alla proposta di legge contro l’omolesbobitransfobia dell’Emilia Romagna: abbiamo scritto e manifestato ponendo l’accento sui reali bisogni materiali e contro gli scambi politici a ribasso sui nostri corpi. Abbiamo poi aderito alla piazza nazionale del 15 maggio e organizzato la piazza di Bologna del 16 maggio sotto lo slogan #moltopiudizan. Abbiamo preso parola a partire dalle differenze espresse dalle nostre sessualità e generi dissidenti, come persone con disabilità, pro-sex e siero-coinvolte. Per anni siamo state divisə in un binarismo politico che ci dipingeva come “istituzionali” o “antagoniste” a seconda dell’occorrenza, ma oggi siamo conscie che tale dicotomia risulta ormai obsoleta. Siamo sempre noi, che, dagli spazi occupati all’ erogazione di pubblici servizi, diamo centralità alla cura nella nostra pratica politica e rifiutiamo ogni essenzializzazione che ci dice dove dobbiamo stare, anche politicamente.
Abbiamo chiesto e chiediamo molto più di Zan perché una misura repressiva non ci basta: desideriamo e abbiamo diritto all’accesso alla salute, ad un reddito di autodeterminazione e alla cittadinanza e al permesso di soggiorno svincolati dalla famiglia e dal lavoro.”

Comprensibilmente l’assemblea del movimento è stata dominata dagli eventi romani relativi al DDL Zan ma avrete certamente speso qualche parola anche sul risultato elettorale di Bologna.. Quale i vostro giudizio politico?
“Il 27 ottobre ci siamo ritrovati in centinaia in assemblea pubblica per organizzare insieme la lotta contro la violenza strutturale misogina e omolesbobitransfobica e per esprimere il bisogno della nostra comunità di spazi di organizzazione, spazi per i nostri servizi, spazio per la nostra socialità. Spazi che nella città di Bologna ci sono stati tolti violentemente o si sono ridotti. Bologna si racconta come città inclusiva e rainbow, noi vogliamo ricordare che le persone LGBTQIA+ si spostano verso questa città perché noi lesbiche, trans, froce, transfemministe la attraversiamo da decenni e qui abbiamo costruito con le nostre forze e con pochissime risorse, a nostre spese, quella cultura “progressista” di cui tanto si parla di questi tempi. E paghiamo ancora, sovraffollate per la scomparsa di spazi fisici, attaccate e molestate dal centro alle periferie, ignorati dalla politica, come l’iter del Ddl Zan vuole dimostrare.

Il risultato elettorale è certamente confortante se l’alternativa è la destra della Lega. Ci sono persone elette verso le quali proviamo stima, perché provengono dai nostri movimenti. Perciò leggiamo elementi di rottura ma anche di continuità con la giunta precedente. Sicuramente siamo preoccupate per gli elementi di continuità, perché abbiamo visto negli ultimi anni sgomberi di spazi sociali e riduzione di risorse, abbiamo sentito parole come “lobby gay” pronunciate dalla sinistra dall’ex sindaco di questa città. Cosa ci aspettiamo? Ascolto e rispetto per l’autonomia del nostro crescente movimento perché i provvedimenti di cui abbiamo bisogno possono solo nascere dalle istanze di chi vive sulla propria pelle quotidiane discriminazioni. Stiamo costruendo una piattaforma cittadina che declini in modo più specifico una serie di questioni che poniamo da un anno nell’ambito delle mobilitazioni #moltopiùdizan:
– Chiediamo che l’universalità nell’accesso alla salute sia accompagnata dall’universalità nella fruizione per persone Sieropositive, per le persone disabili, per le donne, per le persone trans e per le lesbiche.
-Vogliamo un superamento della legge 164/1982 sulla base del principio di autodeterminazione e del modello del consenso informato.
-Chiediamo l’accesso alla PreP su tutto il territorio nazionale e la completa gratuità. Rifiutiamo l’abbandono della prevenzione e cura dell’HIV e delle Infenzioni Sessualmente Trasmissibili, gli ostacoli all’accesso all’aborto e alla genitorialità queer.
– Reddito di autodeterminazione: l’emancipazione economica è fondamentale per tuttə, soprattutto per le soggettività più marginalizzate in questa società patriarcale. Non è possibile fuoriuscire da situazioni di violenza se si è tenutə in condizioni di povertà.
– Centri antiviolenza gestiti dalla comunità di riferimento delle persone che subiscono violenza, percorsi di fuoriuscita anche per minori discriminati per la loro identità di genere o per la loro sessualità.
– Permessi di soggiorno slegati dal lavoro e dalla famiglia, reali e diffusi, servizi per persone LGBTQIA+ rifugiate e accesso alla cittadinanza.
– Vogliamo contrastare ogni forma di Pinkwashing insieme alla comunità LGBTQIA+ Palestinese
– Auto-rappresentarci: vogliamo spazio e ascolto. Siamo stanche di sentirci parlare addosso e di vedere le nostre voci sovrastate da persone eterocisgender! Lottiamo per costruire ambienti liberi dalla cultura dello stupro, dal machismo, dall’abilismo, dal razzismo, dall’odio per le persone lgbtqia+.
Ora più che mai abbiamo bisogno di nuovi spazi transfemministi in città in cui praticare accoglienza, scambio e mutualismo.”

Torniamo al DDL Zan sembra che debba partire una raccolta di firme per una proposta di legge popolare Cosa ne pensate? Come credete di agire per mantenere alta l’attenzione sul tema?

 

“L’iter per la proposta di una legge popolare è lungo e non sappiamo se questa sarà la lotta di tutto il nostro movimento variegato. Ci saranno sicuramente posizioni più favorevoli e attive su questo ed altre più indirizzate alla costruzione di mobilitazioni. Per noi la proliferazione degli strumenti è una ricchezza perché siamo un movimento di persone, associazioni e collettivi con molte differenze ma che cercano percorsi unitari. Ci stiamo mobilitando a livello nazionale proprio in questi giorni, con la rete che ha portato migliaia di persone in Piazza a Roma il 15 Maggio. Saranno poi due i momenti fondamentali nel prossimo mese, i TDOR (Transgender Day Of Remembrance) cittadini che apriranno una settimana transfemminista in tutte le città di questo paese insieme a Non Una Di Meno. Saremo in manifestazione nazionale a Roma il 27 Novembre contro la violenza maschile e di genere perché le nostre vite valgono, perché ci vogliamo vive, libere e autodeterminate.”

(a cura di m.z.)