Dopo aver lavorato molto per reintrodurre i grandi carnivori (lupi e orsi) ora il problema sta diventando un altro: come far convivere umani e animali selvatici. Ci siamo perciò rivolti all’assessore all’Agricoltura, Alessio Manni.

Perché è diventato di attualità il tema del lupo?
“In realtà il tema lupo è sempre stato di grande attualità, in Emilia-Romagna come in tutte le aree di ricolonizzazione, passata o recente. In questa fase storica stiamo però assistendo a un generalizzato aumento sia numerico che di occupazione di nuovi territori della fauna di grandi dimensioni, non solo lupo quindi ma anche, ad esempio ungulati selvatici; questo fenomeno, a causa dell’elevato grado di antropizzazione di determinate aree italiane, Pianura Padana in primis, comporta inevitabilmente una riduzione delle distanze tra uomo e selvatici, con tutte le ricadute del caso, sia in termini di impatti diretti che di crescente preoccupazione sociale. Nel caso della nostra Regione, grazie ad un attento monitoraggio, abbiamo osservato sia la presenza di singoli in dispersione che di branchi, che occasionalmente discendono dalla montagna, raggiungendo e superando in alcuni casi il limite geografico della via Emilia.”

Quali sono gli impatti che tale presenza comporta per i territori in cui si sta realizzando una presenza così importante?
“Laddove non esistano adeguati sistemi di prevenzione l’impatto principale è ancora a carico del patrimonio zootecnico; su questo aspetto la Regione si è impegnata molto nel corso degli anni ed è stato possibile così contenere le situazioni che presentavano maggiori criticità. Attualmente si assiste poi a un’altra forma di conflitto che è quella sociale; i lupi sono oggi presenti in aree anche densamente abitate e sono diventati quindi maggiormente visibili e soprattutto vicini a contesti abitativi. Per questa ragione è fondamentale non sottovalutare mai il fatto che si tratta di un animale selvatico e attuare le misure necessarie per la tutela di tutti. Ad esempio è importante e prioritario che vi sia la consapevolezza che non ci si deve avvicinare in nessun modo, non cercare di alimentarli ed evitare anche di lasciare residui di cibo a disposizione dei selvatici, oltre che tenere i propri animali domestici custoditi, soprattutto di notte.”

Quali misure sono state messe in campo dalla Regione per prevenire e mitigare gli effetti di questo impatto?

Alessio Mammi , assessore regionale all’agricoltura e all’agroalimentare, caccia e pesca, XI legislatura

“In merito al tema della tutela della zootecnia, da anni, la Regione Emilia-Romagna ha avviato uno specifico programma di lavoro articolato in diverse azioni, che è stato illustrato agli Stati Membri della DG Agri della Commissione Europea quale esempio di “buona pratica”. Esso prevede in sintesi che la Regione metta a disposizione un tecnico esperto che sul campo valuti caso per caso le soluzioni idonee alla singola realtà aziendale e, una volta individuate, si prevede il finanziamento al 100% delle spese sostenute per l’acquisto delle dotazioni anti-predazione necessarie. Consapevoli che però occorre agire su più fronti è previsto, sempre tramite risorse regionali che danni da lupo siano indennizzati al 100% e al di fuori del meccanismo del de minimis, grazie alla notifica che la Regione ha inviato alla Commissione Europea nel 2017. Un supporto costante viene poi garantito alle aziende agricole attraverso strumenti diretti sempre attivi, quali un numero telefonico e una mail dedicata, a cui rivolgersi anche solo per segnalazioni che meritano una tempestiva attenzione.”

Quale è il livello di conoscenza di questo fenomeno e quali possono essere gli strumenti per approfondire meglio la situazione?
“Il fenomeno è estremamente complesso e in evoluzione, anche molto rapida, ma grazie alla collaborazione dei soggetti attivi sul territorio sul tema è possibile comprenderne i risvolti ogni giorno di più. Si è da poco concluso inoltre il primo monitoraggio nazionale del lupo sotto il coordinamento di ISPRA, a cui la Regione ha aderito e che permetterà di avere un quadro maggiormente aggiornato a scala nazionale. Monitorare e collaborare con tutti i soggetti attivi (pubblici e privati) sul tema è la strada migliore per poter comprendere al meglio la situazione e riuscire quindi a “gestire” di conseguenza in maniera efficace i conflitti derivanti dalla presenza dei grandi predatori.”

Quanto è importante che le persone siano informate di quanto sta accadendo?
“Credo che ogni strumento, o protocollo che si intende adottare, debba comprendere anche l’importanza dell’informazione, che purtroppo nel periodo che stiamo vivendo al contrario vive molto di “emozioni”, senza considerare i fenomeni in modo oggettivo. In questo senso, informare i cittadini sulle buone pratiche o su quelli che possono essere i canali per segnalare tempestivamente situazioni di rischio è fondamentale, così come avviare una formazione interna al personale affinché disponga degli strumenti necessari per intervenire in caso di segnalazione.”

Quali sono gli attori che dovrebbero/potrebbero essere coinvolti a livello nazionale?
“La Regione Emilia-Romagna ha avviato un tavolo di confronto con ISPRA finalizzato a individuare un percorso di azioni da metter in atto nel breve periodo in ottica di mitigazione dei conflitti derivante dal progressivo incremento nel numero e nell’areale del lupo sul territorio regionale. Viste le importanti interazioni di questo progetto con le politiche di conservazione della specie e con il “Piano di conservazione del lupo”, che purtroppo non è stato approvato, ho portato nuovamente all’attenzione dei ministri competenti, Patuanelli e Cingolani, il tema, per condividere le finalità e metodologie del programma di lavoro e valutare la possibilità di contribuire con questa esperienza, intesa come progetto pilota, alla definizione di procedure operative esportabili a livello nazionale.” (a cura di m.z.)

In Europa

L’europarlamentare sudtirolese Herbert Dorfmann è uno dei fondatori del nuovo gruppo di lavoro dedicato al tema “grandi predatori” e, in particolare, al lupo. Esso riunisce deputati di sensibilità politiche differenti e ha l’obiettivo di riportare il problema al centro del dibattito nelle istituzioni europee.

“Lo scopo è riconsiderare la situazione dei grandi carnivori nell’Ue e lavorare con stati membri e Commissione europea per raggiungere finalmente una soluzione accettabile. Noi chiediamo maggiore margine di manovra e sostegno nell’elaborazione dei piani di gestione del lupo. Il forte aumento della popolazione del lupo rimette infatti in discussione il livello di protezione che è stato finora accordato a questa specie dall’allegato 4 della direttiva Habitat”, spiega Herbert Dorfmann, che sottolinea: “Io sono chiaramente contro la prospettiva che, in futuro, risorse della politica agricola comuna, destinate agli agricoltori, vadano a finanziare la costruzione di misure protettive contro i lupi”.

Negli ultimi anni, i grandi predatori sono aumentati considerevolmente in Europa, grazie a un ambiente più accogliente e, soprattutto, a causa del grande livello di protezione di cui godono. In seguito a questa crescita stabile e ai problemi che essa comporta, soprattutto per i nostri contadini, va rivisto urgentemente l’impianto che regola la politica europea sui grandi carnivori.

In questo contesto, martedì s’è tenuta la prima seduta del gruppo di lavoro dedicato a questo tema, che al momento riunisce ventiquattro europarlamentari provenienti da tutto il continente.

“Con la nuova iniziativa puntiamo a fare in modo che la questione dei grandi carnivori non venga più passata sotto silenzio, come attualmente invece avviene nella Commissione europea”, conclude Herbert Dorfmann.

(a cura di u.s.)