C’è veramente da temere che quelle tre parole pronunciate da Greta, in tono a metà tra il disprezzo e il lazzo, rappresentino la realtà di quanto sta accadendo. Forse, e in tutta franchezza desideriamo incorrere in errore, ci si trova di fronte ad una realtà irreversibile e le temute mutazioni climatiche diverranno una drammatica realtà in grado di mettere a serio rischio la vita dell’essere umano sul pianeta Terra.

Quel “…bla, bla, bla …” sta assumendo il significato non di parole al vento, non di palliativi inutili o dannosi, ma dell’impossibile, in quanto i dati in nostro possesso evidenziano in modo chiarissimo che, in assenza di una drastica mutazione da parte della Cina riguardo il suo sistema di approvvigionamento di nuova energia, ogni altro sforzo diverrà vano: la quantità di CO2 dispersa nell’atmosfera da parte del colosso industriale orientale è tale che anche riducendo drasticamente, da parte del resto del mondo, le proprie nocive emissioni, ogni sforzo risulterebbe vano.

Occorre poi rammentare che anche da parte di India e Russia è arrivato un no purtroppo molto chiaro: una drastica riduzione, da parte di queste ultime, dell’utilizzo di combustibili fossili (in modo particolare carbone) sarebbe in grado di produrre effetti pesantemente riduttivi riguardo le rispettive economie produttive, effetti che i governi dei rispettivi paesi non intendono non solo affrontare, ma neppure esattamente prevedere. Per correttezza occorre precisare che suddividendo “pro capite” la quantità di anidride carbonica prodotta e dispersa nell’atmosfera, la vecchia Europa risulta essere ancora al primo posto, mentre in termini assoluti la quantificazione risulta essere ben diversa.

Il nocciolo della questione risiede in una serie di errori portati avanti nel tempo un po’ da tutti i paesi (quelli che si sono incamminati verso un’industrializzazione estesa) che erroneamente riteneva “illimitato” lo spazio a noi disponibile, infinite le capacità del sistema Terra di riassorbire i veleni prodotti, ma non è così. L’aria che respiriamo, l’acqua che beviamo, le risorse di cui disponiamo sono precisamente quantificabili e occorreva tenerne debito conto prima di incamminarci verso un sistema di vita che sembra prevedere la disponibilità infinita di energia a disposizione. Ad errore abbiamo poi sommato altri errori, quali la deforestazione (l’unica difesa in grado di assorbire i veleni sparsi da noi nell’aria tramutandoli in “vita”), lo spreco assurdo di disponibilità energetica stupidamente certi che fosse sufficiente “pagare” per ottenere tutto quello che ci serve oltre all’aver prodotto utilizzatori di energia fin troppo spesso decisamente inutili o quanto meno non strettamente necessari.

Come sempre accade, alla fine il conto arriva e questa volta il prezzo sarà molto alto e a doverlo pagare non saranno solo i destinatari dell’eccesso di uso energetico, ma anche quelli che dal benessere industriale e commerciale sono tutt’ora esclusi, quelli che hanno solo potuto assistere al benessere degli altri: la Terra è una sola e su di essa ci siamo tutti.

Un po’ di tempo fa, si narra, accadevano miracoli: adesso ne servirebbe uno davvero molto grande …

(Mauro Magnani)