Imola. “Ti devo parlare di angeli e streghe” (editore “Sensibili alle foglie”), un libro dal titolo inconsueto dove un gruppo di “uditori di voci”, coordinati da Stefano Cavallini in veste di facilitatore, racconta in forma poetica uno straordinario percorso di vita, che li ha portati, a partire da un disagio vissuto con sofferenza in solitudine, ad esplorare ed esprimere il proprio mondo interiore all’interno di un gruppo di auto mutuo aiuto.

Una iniziativa del gruppo di auto-mutuo aiuto

Il libro verrà presentato martedì 16 novembre, ore 17.30, nella biblioteca comunale di Imola (via Emilia 80).
Dopo i saluti istituzionali di Daniela Spadoni (assessora al Welfare del Comune di Imola), interverranno Alba Natali (direttore dipartimento Salute mentale di Imola) e Valter Galavotti (Urasam – Unione regionale associazioni per la Salute mentale).
Perfomance a cura di Samantha Sonsini e della compagnia Exit.

Prenotazione obbligatoria allo 0542.602619-602655 o App “Io prenoto”.

Cos’è il gruppo di auto-mutuo aiuto >>>>

Il libro

Stefano Cavallini ha raccolto dieci anni di esperienza e dà voce al percorso di un gruppo di auto-aiuto, trasformando in parole le emozioni e i vissuti personali. In questo contesto le persone hanno trovato il coraggio di parlare delle proprie voci e di raccontare quali sono, quante sono, cosa dicono, dove le sentono e quando le sentono, se sono voci buone o malevole… ma ognuno, raccontando se stesso, ha compreso gradualmente che i suoi sintomi potevano essere condivisi e che questa condivisione recava sollievo e fiducia.

L’auto mutuo aiuto si rivela dunque un mezzo relazionale potentissimo per assicurare ai partecipanti del gruppo un sostegno emotivo. Chi dà aiuto tentando di trovare nuove strategie per la sua vita, in realtà modifica se stesso nel rapporto con l’altro e ogni sforzo personale indirizzato a risolvere il proprio problema diventa nello stesso momento risorsa per risolvere un problema comune.

Questi testi così ricchi di sensibilità e umanità sono il frutto di dieci anni di incontri e fanno emergere un mondo interiore ricco e complesso. Attraverso il racconto dei sentimenti spesso confusi, delle emozioni che si provano a “soffrire, gioire, fuggire, affrontare, arrabbiarsi, ridere, piangere, avere i sensi di colpa, insultare, amare, sentire le offese, la paura, il dolore, incapaci di reagire” e utilizzando la libertà e la potenza espressiva della poesia anche le persone che non sanno cosa sono queste misteriose ‘voci’ possono cominciare a comprendere il vissuto di chi vive in loro compagnia, immaginando cosa significhi parlare con angeli e streghe.

“Vogliamo raccontare chi siamo e come siamo – scrivono i protagonisti di questa narrazione -. Raccontando chi siamo e come siamo crediamo in qualche modo di contribuire a ridefinire i contorni delle nostre esistenze, costruendo una comunicazione tesa a comprendere i nostri bisogni e quelli di tutti con l’ascolto reciproco, la comprensione, l’aiuto, l’affetto, la dolcezza, la stima, la sincerità, la serenità, la spontaneità e l’empatia per recuperare la relazione e l’autostima che valorizza il senso della dignità di ognuno di noi”.

Una delle poesie più emozionanti “La follia un mondo magico” dice:
Mi libero dal silenzio
per maneggiare il dolore
in modo creativo (…)
ho bisogno di capire e ricostruire la mia storia
che parli di amore per ricongiungermi al mondo.

Ecco il senso più profondo del libro. Il bisogno di “ricongiungersi al mondo” .

Dall’introduzione di Cavallini

Il gruppo di auto-mutuo aiuto

Dall’esperienza personale e dal nostro percorso di vita, abbiamo dato voce alle nostre voci seguendo un percorso che ci porta una volta alla settimana ad incontrarci per sostenerci e confrontarci. Nel gruppo si parla delle voci, di cosa ci dicono per riuscire a conoscerle e chiamarle per nome. A volte sono le voci che parlano e ci dicono tante cose, ci impongono la paura, la diffidenza di compiere azioni che non riusciamo a comprendere, a scappare da chi può aiutarci, a non fidarci di nessuno, a sentirci in colpa per cose che non abbiamo fatto. E’ molto faticoso permettersi di poter parlare delle voci e entrare nei contenuti di esse. Insieme il gruppo funziona come un collante, ci si ascolta c’é la voglia di confronto per imparare l’uno dall’altro le strategie e le forze che spingono a valorizzare le capacità di sentirsi un po’ più competenti per affrontare la successiva discussione con gli altri e con la propria voce. Diventano importanti la comprensione, il sostegno e l’aiuto di ciascuno del gruppo verso l’altro perché in questo modo ci si può raccontare senza sentirsi giudicati e far uscire ciò che abbiamo dentro e che per molto tempo abbiamo tenuto per noi, per paura o per il timore di non essere capiti.

Quelli che presentiamo sono pensieri, frutto di dieci anni di incontri, scritti dal nostro mondo interiore, rivolti alle persone che non sanno cosa sono certe nostre emozioni, come conviviamo con loro, come le percepiamo e come le gestiamo dentro a un mondo di voci. Leggendo questi pensieri esse possono tentare di mettersi nei nostri panni, accanto a noi, per comprendere i nostri vissuti in compagnia delle voci.

Raccontando chi siamo e come siamo crediamo in qualche modo di contribuire a ridefinire i contorni delle nostre esistenze, costruendo una comunicazione tesa a comprendere i nostri bisogni e quelli di tutti con l’ascolto reciproco, la comprensione, l’aiuto , l’affetto, la dolcezza, la stima, la sincerità, la serenità, la spontaneità e l’empatia per recuperare la relazione e l’autostima che valorizza il senso della dignità di ognuno di noi.

Pensando al mondo che ci circonda, alla vita di ogni giorno, abbiamo costruito e immaginato un altro spazio e un altro luogo, il teatro che, usando i mezzi espressivi che sono in noi, ci permette di dare un’altra voce alle voci. Nel quotidiano teatro dei pensieri e della vita è il corpo che si muove e ci accompagna tutti i giorni nel mondo. Il corpo è espressione e movimento delle nostre percezioni, il viso ci rappresenta e mostra cosa e come siamo nei diversi momenti della giornata. La voce delle voci annuncia, trasmette e fa uscire i pensieri che sono chiusi dentro di noi aiutati dalla musica, attraverso il racconto dei sentimenti, di cosa si prova a soffrire, gioire, fuggire, affrontare, arrabbiarsi, ridere, piangere, avere i sensi di colpa, insultare, amare, sentire le offese, la paura, il dolore, incapaci di reagire, di cosa si prova a sentire la violenza sia fisica che verbale e a sentirsi negati, insicuri, dominati, senza identità, vuoti…. Vogliamo raccontare chi siamo e come siamo.