Imola. “Nelle ultime due settimane, c’è stato un aumento significativo del numero dei casi del Covid, quasi esclusivamente nel Comune di Imola, anche se nemmeno lontanamente paragonabile alla situazione di circa un anno fa quando eravamo messi molto peggio”. Così il direttore generale dell’Ausl Andrea Rossi, nella commissione consiliare Sanità del 12 novembre, ha riassunto cosa sta accadendo a livello di circolazione del Coronavirus nel territorio di competenza dell’azienda sanitaria di Imola.

Il direttore generale dell’Ausl Andrea Rossi

“Siamo passati da 2,8 a 4,3 di incidenza in poche settimane, ma in terapia intensiva sono ricoverate solamente 2 persone contro le 15 dello scorso anno. Ora pare che la vampata appena registrata non stia incrementando, ci sono 38 casi nelle scuola con 6 classi in quarantena, Abbiamo molte similitudini con la Romagna, comunque con una frequenza di questo tipo siamo osservati speciali. La curva per età è trimodale, ovvero formata in gran parte da bambini sotto i 12 anni che al momento non si possono vaccinare, poi esistono giovani adulti con esitazioni vaccinali e persone della terza età più avanzata con il vaccino fatto ma che sta perdendo di efficacia – ha sottolineato Rossi -. Quindi, amio avviso, bisogna fare la terza dose a chi è più a rischio come gli anziani e il personale sanitario e in seguito cercare di convincere per ridurre le esitazioni e, infine, con prudenza, fare in modo che il vaccino arrivi ai giovani dai 5 ai 12 anni. In Israele per ora quest’ultima operazione è andata bene, vediamo cosa accade negli Stati Uniti tuttavia a mio avviso sono decisamente più i benefici dei rischi”

Il direttore generale ha anche osservato che “una piccola parte del personale sanitario ha rifiutato di vaccinarsi e ciò lo considero grave perché loro dovrebbero sapere meglio dei comuni cittadini che con il vaccino si riduce decisamente, anche se non può certamente andare a zero, la possibilità di infettarsi e soprattutto i rischi di essere ricoverati e di andare in terapia intensiva diminuiscono fino al 90% e oltre. Noto con piacere che tutti i medici hanno scelto di vaccinarsi e circa la metà di quelli di base andranno a fare il vaccino a domicilio ai propri pazienti che ne hanno necessità”.

Rispetto alle domande dei consiglieri comunali di maggioranza e di opposizione, Rossi ha detto che “purtroppo i tamponi salivari si stanno rivelando una grossa delusione, quasi un quarto dei campioni non servono, l’alternativa è quella di fare i tamponi molecolari. Per il momento, non c’è spazio per vaccinarsi senza prenotazione perché si rischia di avere la fila. Vedremo in seguito se sarà possibile. La mia idea che che il Green pass di chi è vaccinato abbia un significato diverso rispetto a quello di una persona con tampone negativo, ovvero il rischio di un vaccinato  è molto più basso rispetto al tampone, ma è anche vero che non c’è probabilità zero di infettarsi dopo il vaccino. Se si arriva al 90% di vaccinati, non mi sentirei di prendere misure più restrittive anche se è un compito della politica. La probabilità di reinfezione esiste in quasi un quinto dei casi; ciò potrebbe indurre alcune persone a non fare la vaccinazione, ma ricordo che se vaccinati si hanno probabilità molto inferiori di avere gravi conseguenze della malattia. Per il personale scolastico, vista l’importanza della scuola dove anche a Imola si registra una discreta ripresa dei focolai, si seguirà il calendario delle prime dosi anche per le terze. Avendo completato il ciclo vaccinale prima di altre categorie di lavoratori, li precederanno pure nella terza dose”.

(m.m.)