Cesare Cavalleri, direttore di Studi cattolici dal 1965 e ancora oggi al timone della rivista, rimane fortemente colpito apprendendo dai giornali che Arrigo Cavallina, suo ex alunno di ragioneria, è dietro le sbarre: affronta il processo “7 Aprile” con gravissimi capi di imputazione. Cavallina è stato tra i fondatori dei Pac, i Proletari armati per il comunismo.

Gli anni di piombo (Foto Wikipedia)

Sono passati vent’anni dall’ultimo incontro tra il professore e quello che era uno studente in gamba, il migliore della classe. Tra di loro non intercorreva una grande differenza di età (dieci anni) e c’era stata una grande stima reciproca, ma finito quell’anno scolastico non si erano più visti né sentiti.

Nel 1984 Cavallina è un uomo solo, in lotta con i fantasmi del passato. Non vede un futuro di fronte a sé. Soprattutto, si sente un uomo diverso da quello che scelse la lotta armata che poi aveva poi abbandonato.

Il 16 aprile riceve una lettera inaspettata nella sua cella di Rebibbia. “Carissimo Arrigo, ti ricordi del tuo vecchio (allora giovane) professore della quinta ragioneria? (…) Se hai piacere e se puoi farlo, dimmi qualcosa. Potrei mandarti dei libri, scriverti, qualche volta venirti a trovare. In ogni caso, sappi che non sei solo. Un affettuoso abbraccio dal tuo Cesare Cavalleri”.

“Sappi che non sei solo”. Questa frase genera una luce nel buio. Cavallina risponde a stretto giro. Trova uno spiraglio, si confida, si mette a nudo: “Ho addosso la convinzione di aver sbagliato tutto, di non aver saputo capire né me né il pezzetto di storia che vivevo, allontanandomi da quello che potevo essere e da come potevo crescere,”. Da queste prime due lettere divampa un carteggio di straordinaria intensità ora pubblicato in un libro: Il terrorista e il professore. Lettere dagli Anni di piombo & oltre – Edizioni Ares, 2021.

I due si raccontano la vita, le speranze, i ricordi. Soprattutto, Cavalleri invita l’ex ragazzo ribelle a trovare un senso nel dolore, vissuto e provocato: “La tua lettera è intrisa di dolore, e il dolore non è mai vano. Adesso ti accorgi di aver commesso degli sbagli, e anche gravi: il dolore che ne provi è già purificazione, ma hai bisogno di sentirti perdonato”.

Anche grazie a queste lettere, Cavallina inizierà la sua “vita nuova”: diventerà uno dei leader della dissociazione politica dal terrorismo, si riavvicinerà al cristianesimo, con il proposito di dedicarsi in toto agli altri una volta uscito dal carcere. Un desiderio che trasformerà in realtà lavorando con i tossicodipendenti del “Progetto Exodus” di Milano e sui temi della pena con l’associazione di volontariato “La Fraternità” di Verona.

Gli spunti del libro sono moltissimi. È un viaggio nella coscienza più profonda di due uomini che si parlano senza maschere. Fa toccare il profondo dolore lasciato dal terrorismo, ma fa anche riflettere sulla giustizia riparativa e sulla possibilità di un percorso di recupero dei detenuti. Questo scambio di lettere è la testimonianza che un uomo nella sua vita può risollevarsi dalle ceneri.

E trasformare il proprio sentiero di dolore in lavoro a favore della comunità.

(Tiziano Conti)