Mi ha sempre affascinato l’immagine del santone orientale che, seduto con tutta calma sulla riva del fiume, restava in attesa del cadavere del suo nemico portato al mare dalla corrente del fiume stesso. Portato a quel mare che, allora, sembrava capace di ricevere ogni cosa, ogni insulto umano: oggi sappiamo che non è proprio così, ma temo si sia fatto un po’ tardi per interrogare il santone al riguardo.

Tuttavia, l’immagine della calma attesa che prevede il prevalere della ragione sull’ira, sul temporaneo guadagno di denaro o di posizione, è di una bellezza rara e ci insegna molto circa il corretto sistema del vivere. Desidero premettere che, personalmente, non ho nulla da insegnare a chicchessia e quindi non pretendo di farlo o di iniziare ora a farlo, ma l’osservazione del comportamento umano, particolarmente quando il filo che ci trattiene in vita si fa via via più sottile credo rappresenti gli aspetti più vicini alla realtà delle cose. Si badi bene, non della verità che unicamente gli stolti sono certi di possedere, ma della realtà delle cose.

Questa infezione da Covid 19 (poi arriverà il 20 e così via nel tempo) ci evidenzia ancora una volta la debolezza dell’essere uomo, la sua innata arroganza nel mostrare i segni della personale vittoria anzitempo, del deridere l’avversario non ancora del tutto certo dell’altrui sconfitta, della facilità con la quale si fa bello della povertà degli altri. In questo trascinarsi della pandemia che ci porta via tante, troppe vite, che ci costringe a fare i conti una volta per tutte della nostra debolezza pur stringendo in mano l’ultimo grido di smart (pieghevole, mamma mia !!), che ci trascina sul ciglio dell’incertezza ogni volta che riusciamo a tenere gli occhi aperti, i prepotenti, i “ghe pense mì“, gli invincibili hanno finito per mostrare la corda.

Sia ben chiaro che, allorchè il gioco si fa veramente duro, pochi risultano essere i duri veri e lasciano ampio spazio ai riflessivi, a quelli che si rifugiano nella lettura dei numeri, quelli che non presentano certezze ma unicamente interpretazione umanamente corretta dei dati in loro possesso. Nel gioco del sopravvivere alla tempesta, il politico di turno ha avuto buon gioco: si va da quello che non ha rilasciato interviste perchè fin troppo esperto e ben consapevole che l’eccessiva esposizione può far troppo male, a quello che non ha saputo far altro che ripercorrere le tracce di altri, prudentemente consapevole di poter scaricare la responsabilità di quanto detto sul precursore e finalmente a quello che ha cavalcato l’onda di piena confidando in un facile successo, il più delle volte sotto la bandiera della “libertà”, senza mai soffermarsi a specificare di quale libertà si stesse cianciando.

Avete mai udito un politico di qualsiasi livello affermare di essere contrario alla libertà? Così, l’onda della personale libertà di non aderire ai dettami di quelli ritenuti, a torto o a ragione ha poca importanza, null’altro che portatori di panzane, di menzogne e infine menagrami, ha invaso le piazze e le strade delle nostre città a volte, e questo è sempre male, accompagnati da scene di violenza o saccheggi di incolpevoli oggetti.

Dall’altra parte si sono inventati nuove bandiere, questa volta individuate con un insolito appellativo: “green pass“, un magico quadratino ricolmo di macchioline quadrate nere capace di aprirci la porta niente po’ po’ di meno che della libertà! Levate di scudi e cuori in alto: non sia mai detto che la mia libertà debba passare attraverso un maledetto quadratino pre-confezionato e persino scaricabile tramite una app.

Poi è arrivato l’autunno e con esso i primi freddi e con esso il conto salato di un’estate forse un po’ troppo libera, forse validato dal nostro giusto desiderio di vivere una buona volta senza dover fare sempre attenzione, forse generato dalla intrinseca gravità di questa infezione trasportata da piccolissimi esseri invisibili o forse presentato dalla nostra insana certezza di essere invincibili, novelli Achille. Il virus ha ricominciato a circolare dove non dovrebbe, i numeri sono risaliti e questa tendenza sembra non accennare a sostare, per colmo, sembrano proprio alimentati dai contrari, da quelli che non si fidano particolarmente “di quello là” ed ecco il cadavere del nemico transitare sulla forza della corrente, proprio davanti al bonzo che ancora se ne sta là in paziente e certa attesa.

Del tutto inutile l’ultimo grido (come molti affermano) che sembra provenire dal cadavere, riguardo la libertà, questa parola tanto bistrattata e strappata in ogni direzione di convenienza: adesso sembra che la libertà finirà proprio per passare attraverso quel maledetto quadratino insignificante, un certificato di libertà, un’autorizzazione di libera circolazione e a richiedere la novella certificazione sono proprio quelli che fino a poco tempo fa gridavano alle folle il valore della libertà. Il nostro saggio orientale se la ride, un sorriso amaro dopo la constatazione che nonostante il trascorrere del tempo nulla sembra cambiare: non il fiume, non l’acqua, non i tanti cadaveri. Llorca terminava una sua poesia affermando “muore anche il mare“: sarà vero?

(Mauro Magnani)