Passeggio per le strade della mia città (sperando che tra poco non mi venga proibito …) e mi soffermo a leggere quanto l’edicola ha esposto dando resoconto di un titolo di testo da un giornale cittadino: “Percepiva il reddito di cittadinanza ma risulta essere un imprenditore che possiede pure la barca”.

E’ proprio vero quanto affermava un antico saggio orientale riguardo le infinite possibilità dell’essere umano, negative in questo caso: anche quando sei in fondo alla buca, puoi scavare con le unghie per andare ancora più a fondo. E penso proprio che questo signore (si fa per dire …) abbia scavato con determinazione e foga: che importa se non si ha bisogno di denaro e se, al contrario, chi sta vicino a noi ne ha un bisogno disperato, che importa che se si sottrarre illecitamente denaro può significare rubarlo a chi forse ne ha veramente necessità.

E poi c’è da mettere in conto che l’amministrazione dello Stato (cioè la nostra amministrazione) non ha mai preso in nulla, si perde in mille e ancora mille rigagnoli senza riuscire a raccogliere una goccia d’acqua. E poi io sono furbo e questa masnada di incapaci, inetti, infingardi e pezzenti me li metto in tasca e li imbroglio quando voglio. E chi vuoi che mi venga a cercare se non sono neppure capaci di tirar fuori un ragno da un buco. E poi io sono un imprenditore, mi conoscono in tanti e do pure lavoro a tante persone: intoccabile e insospettabile, ecco quello che sono. Io me ne fotto delle buone regole, il mondo è dei furbi e io sono furbo, questi quattro soldi me li metto tutti in super dentro il serbatoio della barca e me ne vado in giro per il mondo. E poi io sono un cittadino, quindi il reddito di cittadinanza spetta pure a me …

Questi e altri pensieri giravano in libertà nella povera testa del nostro cittadino mentre compilava la richiesta di reddito per effettiva necessità e chissà quante risate si è fatto al momento di incassare la prima quota e i brindisi con champagne d’annata alla seconda e così via fino a doversi reggere la pancia che quasi quasi gli scoppiava dal ridere. Mi par di vederlo, tronfio nella sua miseria mentale mentre sorride tra sé e sé guardandosi attorno mentre legge i dati della povertà dilagante, quella vera questa volta, ripetendosi il peana che gli è più famigliare e congeniale, cioè l’assioma che il mondo appartiene ai furbi e lui è sicuramente dalla parte giusta.

Bene! Bravo! Bis! e non è sicuramente il solo, anzi fa parte delle sempre più fitta schiera dei furbi alle spalle di tutti noi, poveri ingenui incapaci e inetti: inconsapevoli partecipanti ad una forma di vita che non porta da nessuna parte, fatta di conti di fine mese e di sogni e speranze relegate in fondo al cassetto, quello laggiù in fondo. Non ci sarà spazio per la nostra giusta dose di sogni fino a quando personaggi come il nostro bravo imprenditore con tanto di barca riuscirà, lui che ne è capace, a fottere tutti noi, con la sua astuzia malsana e malata.

E non mi si venga a parlare di privacy: il nome di queste bestie va reso pubblico a mezzo stampa di migliaia di manifesti da affiggere ad ogni angolo della città, in ogni piazza o vicolo. Dobbiamo sapere chi si cela dietro quel buon giorno che scambiamo ogni mattina quando incontriamo il vicino di casa mentre ci affrettiamo al lavoro. Perché noi si va al lavoro e lui, che è furbo, va a studiare come diventare ancora più ricco grazie alla sua innata astuzia, in barba alla massa di poveri capaci unicamente di tenere la testa bassa. Questa non è privacy, questa è copertura di reato.

Grazie a quanti, ogni giorno, lavorano per individuare questa feccia. Grazie.

(Mauro Magnani)