Imola. “Le categorie delle libere professioni e il Covid-19, quale futuro?” è il titolo dell’iniziativa organizzata dall’Associazione Codronchi Argeli, in collaborazione con il Centro studi “Luigi Einaudi” di Imola e con il contributo della Fondazione Cassa di risparmio di Imola, che si è svolta nel pomeriggio del 30 novembre all’hotel Molino Rosso di Imola alla presenza di un pubblico attento e interessato.

“Una serata molto interessante perché dal confronto tra i diversi professionisti e il mondo della piccola e media impresa sono usciti non solo riflessioni sul passato, ma anche molti spunti per il futuro – ha affermato Wanessa Grandi, presidente della Codronchi Argeli -. Certo, la pandemia ha creato preoccupazioni personali e problemi per tante attività, costringendoci a rivedere i nostri modi di lavorare. Questo periodo rappresenta un cambiamento epocale e stiamo vivendo una vera rivoluzione nel mondo delle professioni che vede un maggiore studio e formazione rispetto al passato. La tecnologia è il futuro ma va integrata con una comunicazione efficace e diretta che deve arrivare all’utente finale. Quindi la tecnologia nel contesto in cui siamo è importante ma anche il contatto umano resta assolutamente necessario”.

E per quanto riguarda le prospettive future, l’iniziativa ha raccolto l’impegno del Comune di Imola: “Come Amministrazione comunale stiamo cercando di supportare quelle categorie che hanno subito più danni in questo periodo, sia con risorse economiche che facilitazioni – ha sottolineato Pierangelo Raffini, assessore ai Lavori pubblici, Centro storico ed Attività produttive del Comune di Imola -. Più in generale ci stiamo impegnando per rendere attrattiva Imola per nuove imprese, posso dire che c’è molto fermento in questo senso. Nuove attività che sarebbero un volano per tutta la città, sia in termini occupazionali, sia in nuovi servizi, nonché nuove opportunità anche per i liberi professionisti”.

Gli interventi

Federico Tassinari, notaio

Un articolo della nostra legge professionale, che risale al 1913, prevede che chi abbandona lo studio in una situazione di pandemia o contagio sia punito con la destituzione. E anche in questa situazione, dopo i primi momenti di confusione, abbiamo tenuto aperto lo studio. Sono stati mesi di presenza molto complessi dove, non lo nego, spesso subentrava la demotivazione. Pian piano la paura è diminuita, abbiamo iniziato a convivere con la pandemia e la sensazione è che in autunno del 2020 il lavoro fosse ripartito, tanto che a mia memoria non vi è mai stato un periodo nel quale siano stati stipulati tanti atti come nel mese di dicembre 2020. Anche il nostro studio in questo periodo non è stato fermo, anzi abbiamo continuato ad investire e a fare nuove assunzioni. Oggi siamo di fronte ad una ripresa trainata in gran parte dal settore immobiliare. Una spinta nata dall’esigenza, o dalla voglia, di avere un’abitazione più grande (pensiamo a cosa ha significato la convivenza familiare nei mesi di lockdown in ambienti molto piccoli), certamente dall’abbassamento dei tassi bancari, ma in gran parte dovuta alle agevolazioni fiscali previste dal superbonus 110%. Questa situazione, però, non potrà continuare, soprattutto se cresceranno i tassi e finiranno agevolazioni e sussidi. Nei primi sei mesi del 2022 il trend sarà in tendenza con gli ultimi mesi del 2021, ma poi è difficile capire cosa succederà. Il futuro, comunque, è aperto a patto che tutti, dico tutti, tirino la carretta nel verso giusto”.

Da sinistra, Pierangelo Raffini (Assessore ai Lavori pubblici, Centro storico ed Attività produttive del Comune di Imola); Alessandro Ginnasi di Confartigianato Bologna Metropolitana; Wanessa Grandi, presidente dell’Associazione Codronchi Argeli; Silvia Villa, avvocato; Federico Tassinari, notaio; Evaristo Campomori, membro del Consiglio di amministrazione della Fondazione Crimola

Alessandro Ginnasi di Confartigianato Bologna Metropolitana

“All’arrivo delle prime notizie a febbraio 2020 come Confartigianato ci siamo chiesti quale dovesse essere il nostro ruolo, cosa si poteva fare, nell’estrema confusione, per trovare un indirizzo e una direzione credibile e percorribile. La nostra è stata una risposta innanzitutto emozionale. Abbiamo capito che bisognava cambiare rotta e puntare molto sui rapporti personali. Lo abbiamo fatto tenendo sempre aperti gli uffici in estrema sicurezza, pur non mancando tra di noi le preoccupazioni. Siamo sempre stati in contatto con gli associati anche grazie alle nuove tecnologie. Abbiamo messo in campo un ruolo di ascolto per cercare di capire le difficoltà che l’imprenditore viveva in quanto tale, ma anche come persona. Una sorta di affiancamento dove la condivisione degli obiettivi era il presupposto della sopravvivenza. C’è stato un lavoro di studio in tempo reale delle diverse normative, spiegando, ciò che si poteva o non si poteva fare, grazie anche ad un ottimo rapporto con tutte le istituzioni. La pandemia ci ha insegnato che la strada da seguire è quella della condivisione, della collaborazione, della crescita condivisa, ciascuno porta le sue competenze al servizio della crescita complessiva. Ormai è chiarissimo che da soli non si va da nessuna parte e, comunque, il risultato che si può ottenere da soli non sarà mai quello raggiungibile con una condivisione di intenti”.

Silvia Villa, avvocato

“Sul fronte dell’avvocatura e della giustizia il Covid ha avuto un impatto devastante. Per la prima volta nella storia si è assistito alla chiusura completa degli uffici giudiziari. Ora si è ripreso a lavorare ma non sicuramente con normalità, e il corso della giustizia italiana, già lento e farraginoso da prima, lo è diventato ancora di più. Nel 2013, anno epocale per le chiusure delle sedi distaccate, come quella di Imola, conseguenza di una riforma sbagliata che non ha portato né benefici, né una maggiore efficienza, Bologna faceva 26 mila procedimenti civili, ad oggi siamo a 13 mila e di questi più di 7mila sono dedicati alla protezione internazionale, ovvero ai richiedenti asilo. Un impatto così devastante è calato sull’avvocatura in un momento in cui la professione viveva già da qualche tempo un periodo di difficoltà. Nel corso degli ultimi anni, infatti, si è registrata una netta contrazione delle iscrizioni all’ordine: nel 2020 le cancellazioni sono state quasi 7.000 a livello nazionale. Questo è dovuto a una fuga dalla libera professione verso il lavoro dipendente, sia nella pubblica amministrazione sia in aziende. Oggi il cliente non chiede più di andare in causa; l’azienda, o il cliente privato, chiede la risoluzione veloce del problema fuori dalle aule dei tribunali, chiede una mediazione fra le parti che porti benefici immediati, chiede la soluzione del problema che porti serenità, con un accordo che dia quella soddisfazione che anche una sentenza vittoriosa potrebbe non far raggiungere. Su questo fronte, e anche grazie all’innovazione tecnologica, c’è, comunque, l’aspettativa che si aprano nuovi scenari positivi per la nostra professione”.

Evaristo Campomori, membro del Consiglio di amministrazione della Fondazione Crimola

“La Fondazione è sempre attenta e vicina a chi organizza iniziative sul mondo del lavoro. Il lavoro genera vita. E’ stato giusto in questa fase dedicare questo incontro alle conseguenze del Covid analizzando tutti gli aspetti, positivi o negativi che siano. I professionisti sono stati tra le categorie più toccate dalla pandemia, anche per questo assegnerei loro un compito importante. Oggi occorre guardare oltre al Covid, c’è un mondo che si sta aprendo, ci saranno nuove possibilità con i finanziamenti che arrivano dall’Unione Europea, ma l’Italia ha bisogno di semplificazione. Ecco io credo che queste categorie possano fare molto, spingendo il Governo ad intervenire per alleggerire tutta quella burocrazia che rischia di rallentare questa fase di sviluppo”.