Bologna. Incontrarsi e ripartire, incontrarsi per ripartire. Per Giulia Trappoloni, co-fondatrice del movimento delle Sardine, erano questi i grandi obiettivi della due giorni organizzata nel weekend del 20 e 21 novembre a Monte Sole, a due anni quasi esatti dalla prima manifestazione di Bologna. “La strada che abbiamo voluto tracciare in questi due giorni porterà nei prossimi mesi alla creazione di un manifesto politico, insieme alla costruzione di un’organizzazione e di una struttura su una base collettiva, diffusa e democratica: movimentistica”.

La Fondazione Scuola di Pace di Monte Sole, che ha ospitato il ritrovo, ha assunto in questo senso una funzione simbolica e concreta. A partire dalla visita dei luoghi del tragico eccidio compiuto tra il 29 settembre e il 5 ottobre del 1944, nel quale persero la vita 770 persone, i quasi 100 attivisti arrivati da tutta Italia hanno alternato momenti di formazione a momenti di discussione, seguendo lo stesso tracciato della Fondazione. Per Trappoloni “l’antifascismo è una delle nostre radici più profonde: conoscere e continuare a raccontare cosa è successo in quel periodo storico è fondamentale per tenere viva la memoria, elemento indispensabile dell’azione e dell’impegno civile e politico”.

Grazie anche agli interventi degli ospiti di sabato pomeriggio, tra cui la sindaca di Marzabotto Valentina Cuppi, il presidente dell’Anpi Gianfranco Pagliarulo e la storica dell’Unibo Patrizia Dogliani, le Sardine hanno cercato di costruire un filo che tenesse insieme memoria e partecipazione, una bussola per un futuro di cittadinanza attiva. “Vogliamo continuare a essere un’associazione di persone responsabili, che hanno a cuore la formazione e la partecipazione sulle questioni dei diritti civili e sociali, che vogliono costruire una rete territoriale il più possibile estesa, che vada a influire sul dibattito culturale e politico, non solo del nostro Paese”, continua Trappoloni. Al termine della due giorni, hanno visto la luce due nuovi momenti organizzatvi. Una prima commissione si occuperà di redarre un documento sulla base degli spunti emersi dagli attivisti prima e durante l’assemblea nazionale, un documento che rappresenterà le linee guida politiche delle Sardine del futuro. Una seconda, invece, inizierà a immaginare una struttura che possa sostenere tutte le attività che hanno trovato linfa nel movimento.

Come suggerito nel corso dell’incontro dalla professoressa Dogliani, per entrare in una dimensione pienamente politica – a prescindere dalla forma che si intende assumere per portare avanti i propri valori – acquisisce centralità il tema della scelta. Con il ritrovo di Monte Sole sembra che le Sardine abbiano fatto definitivamente una scelta di campo, affatto scontata in un’epoca di digitalizzazione e disintermediazione della politica. Puntare sui corpi, sulla reale presenza delle persone, da un lato. Scommettere sul valore del dialogo e dello studio, della formazione costante come cifra identitaria del proprio moto, dall’altro. Potrebbe essere questo il percorso più consono alle corde del movimento: coltivare l’importanza dell’approfondimento e favorire così, nel tempo, l’emergere di un reale contro-potere alle dinamiche di personalizzazione e leaderizzazione tanto imperanti nella nostra società quanto mortificanti dell’impegno politico tout-court. Un impegno faticoso ma urgente, sul lungo termine ma quotidiano.

A volte bastano 20 minuti di tempo per cambiare 5 anni di futuro, recitava il post pubblicato in occasione del secondo compleanno del movimento sul profilo ufficiale. Spesso scorrendo il dibattito pubblico l’impressione è che in quei venti minuti si sia cristallizzata un’esistenza ancora da vivere, come si può facilmente notare dalla quantità di articoli che esordiscono da uno spento  “dove sono finite le Sardine?”. Le Sardine non sono scomparse, anzi. Sono apparse in nuovi contesti, hanno contribuito ad aumentare la visibilità di diverse battaglie. Eppure il loro potenziale è ancora tutto da venire. Bene, se l’intento comune è mettere in piedi le Frattocchie del nostro secolo, venti minuti di sicuro non sono sufficienti. Cinque intensi anni, forse sì.

(Alberto Pedrielli)