Confartigianato rappresenta in Emilia Romagna 42 mila imprese, opera con 3.087 funzionari, donne e uomini che stanno nei territori, o meglio nei quartieri, anche quelli più difficili, così come nei borghi più impegnativi, svolgendo quella funzione di ascolto e portando le istanze e i bisogni della comunità a livello istituzionale. Il nostro impegno è anche volto a garantire quella coesione sociale che da sempre caratterizza la nostra regione.

Gli Stati generali di Confartigianato, che si sono riuniti lo scorso 25 novembre a Bologna, hanno rappresentato un momento alto dell’attività dell’associazione, se non altro per i tanti autorevoli ospiti che hanno partecipato: i ministri Orlando e Dadone, il presidente della Regione Stefano Boncaccini e l’assessore regionale alle Attività produttive Vincenzo Colla, i professori Mauro Magatti e Stefano Zamagni, l’ex presidente dell’Inail Giuseppe Lucibello, il presidente nazionale di Confartigianato Imprese Marco Granelli.

Credo che tali presenze siano la testimonianza più vera del fatto che non sia la stagione di mettere nel cassetto i corpi intermedi. Quei corpi intermedi che hanno svolto, e stanno svolgendo, una importante funzione. L’hanno svolta in un momento difficile, nel momento più duro della pandemia, del grigiore più assoluto che abbiamo vissuto. Proprio gli artigiani hanno garantito i servizi primari alle comunità, hanno fatto sentire le famiglie meno sole, sempre nel rispetto delle disposizioni legislative e fiduciosi nel valore della scienza.

Gli artigiani sono rimasti in casa ma non con le mani in mano. Hanno progettato, immaginato un’azienda diversa rispetto al passato. Un’azienda moderna, un’azienda che possa competere nella scena internazionale.

E forse è anche per questo motivo che la nostra regione si distingue sulla scena per Pil prodotto, per livelli di disoccupazione molto modesti e per una ricerca continua di manodopera specializzata.

Le nostre imprese vogliono cambiare, vogliono essere protagoniste nella scena globale, e la nostra Regione, con la legge sull’artigianato digitale varata durante la pandemia e riservando alle imprese contributi in conto capitale, ha messo in campo un volano di investimenti che davvero fa onore a questa terra.

Confartigianato, quindi, guarda al futuro, al valore artigiano nel futuro. I costruttori del futuro sono le nostre imprese, i nostri imprenditori che vogliono essere la generazione che costruisce nuove opportunità per il domani, esattamente come lo sono stati i nostri padri.

C’è una favola africana che racconta come quando si incendiò la foresta, un colibrì disperatamente volò verso il mare per raccogliere una goccia d’acqua, così da tentare di spegnere l’incendio. Lo vide un leone che gli disse: guarda caro amico, fai un lavoro inutile, non ci riuscirai mai. Ma il colibrì, con una fermezza assoluta, disse: lo so che non ce la farò, ma io faccio la mia parte.

Quella parte che Confartigianato fa da settant’anni e che vuole continuare a fare anche domani.