Imola. Il presidente di Confcommercio Ascom Imola Danilo Galassi, teme un impatto negativo soprattutto sugli acquisti di Natale, un pericolo forte per il settore del commercio, visto che a dicembre le famiglie spendono ben 110 miliardi e proprio nel periodo natalizio si concentra l’11,6% delle spese degli italiani per l’abbigliamento, il 13% di quelle relative agli elettrodomestici, il 12,3% per informatica.

Ci sono rincari esagerati anche delle bollette e delle materie prime e questi aumenti riducono il potere d’acquisto delle famiglie, incidendo sulla loro capacità di spesa nei consumi. Nell’ alimentare la penalizzazione sarà meno evidente, i più colpiti risulteranno i negozi di vicinato nei centri storici. Per questo motivo stiamo portando avanti la campagna di sensibilizzazione “Comprosottocasa” a favore di questi esercenti, per sostenere il territorio e le micro-attività.

“Dopo i lockdown non è certo questo il momento per intaccare la capacità di spesa delle famiglie – spiega Galassi -. L’ inflazione da caro-servizi e da costi delle materie prime potrebbe andare a incidere su uno dei momenti chiave, il periodo natalizio, per i commercianti e per i loro bilanci annuali. Bisogna lasciare più soldi ai cittadini che lavorano e alle imprese che investono, producono e distribuiscono ricchezza, occorre abbassare la pressione fiscale. I rincari dei prezzi al dettaglio che si stanno registrando in tutti i settori, la corsa senza sosta dei listini dei carburanti e le bollette dell’energia alle stelle rischiano di affossare i consumi di Natale, causando un crollo degli acquisti pari in media a -230 euro a famiglia e una contrazione di spesa per complessivi 4,6 miliardi di euro. La crisi delle materie prime, unitamente ai prezzi di benzina e gasolio che costano quasi il 30% in più rispetto allo scorso anno, stanno avendo effetti pesanti sui listini al dettaglio con un conseguente aumento dell’inflazione. A ciò occorre aggiungere l’allarme bollette, con i pesanti rincari scattati ad ottobre ed i nuovi aumenti previsti a partire dal prossimo gennaio”.

“Un quadro che avrà senza dubbio ripercussioni sulle spese degli italiani per le festività di fine anno, e che potrebbe determinare un calo dei consumi tra Natale e Capodanno – aggiunge il presidente di Ascom -. Per imbandire le tavole tra Natale e Capodanno le famiglie spendono in totale 5 miliardi di euro (2,7 mld cenone della vigilia e pranzo di Natale, 2,3 mld cenone di Capodanno). Una tradizione che quest’anno dovrà fare i conti con i pesanti rincari dei prezzi che si stanno registrando nel comparto, a causa soprattutto della crisi delle materie prime. Rincari che investiranno soprattutto i prodotti alimentari legati alle festività determinando una possibile riduzione dei consumi del -5% sul 2019 e una contrazione di spesa pari a -250 milioni di euro. Nel 2019 la spesa dei cittadini per i regali di Natale si è attestata attorno ai 169 euro pro capite, generando un giro d’affari di circa 9 miliardi di euro, la situazione attuale potrebbe causare una riduzione del budget destinato all’acquisto dei regali con una contrazione di spesa del -12% rispetto al 2019 e minori consumi per circa 1 miliardo di euro.715 milioni di euro il giro d’affari di pranzi e cenoni di Natale e Capodanno al ristorante, considerato che 4,9 milioni sono gli italiani che decidono di trascorrere il pranzo del 25 dicembre al ristorante (con una spesa da 270 milioni di euro) e 5,6 milioni i cittadini che mangiano fuori a Capodanno (con una spesa pari a 445 milioni di euro). Una abitudine che quest’anno potrebbe subire seri contraccolpi e portare ad una riduzione di spesa per il comparto della ristorazione pari a -107 milioni di euro”.