Castel Guelfo (BO). E’ una meraviglia la mostra di Guerrino Bertuzzi, imolese, che, insieme all’assessore alle Pari opportunità del Comune di Castel Guelfo e alla Pro Loco, è stata realizzata con l’intento di rendere pubblica la violenza sulle donne, quindi “qualsiasi atto di violenza di genere che si traduca o possa provocare danni o sofferenze fisiche, sessuali o psicologiche, comprese le minacce, le coercizioni o privazioni arbitrarie della libertà, sia che avvengano nella vita pubblica o privata. Atti di dominio e discriminazione con cui le donne vengono costrette in posizioni subordinate rispetto agli uomini, per impedirne il loro avanzamento”.

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E qui sta la bellezza fotografica dell’artista Guerrino Bertuzzi: è riuscito a immortalare tante donne di tanti paesi, appunto nelle situazioni sopra descritte, alcune anche già in tempi non sospetti. E’ proprio questo il dono di un fotografo come Bertuzzi, il suo sguardo attraverso l’obiettivo, gli permette di “vedere oltre” il soggetto che ha attirato la sua attenzione.

Guerrino Bertuzzi

Le donne le ha fotografate in tanti paesi, intente ai lavori più umili e faticosi, trascinate in matrimoni contrattati fin da piccole, con una espressione di muta rassegnazione.

Ma chi è Guerrino Bertuzzi?
“Un imolese con la passione della fotografia fin da quando ho avuto una ventina d’anni. Per fortuna mi è capitato di fare viaggi interessanti in parecchie parti del mondo e non c’è soddisfazione più grande del rivedere, dopo, le foto scattate e ricordare le bellezze dei luoghi o delle creature che li abitano, gli usi e i costumi, sempre diversi dai nostri. Ho visto la miseria più nera, il più vile sfruttamento, ma ho sempre trovato affabilità e gentilezza, ospitalità e generosità pur nella loro più misera povertà”.

E’ noto che ha curato le sue mostre in vari Paesi e vinto parecchi premi, ne vuole parlare? Premi a livello nazionale e internazionale.
“Il primo e prestigioso riconoscimento risale al 1983, quando vinsi l’Olimpiade della fotografia della Leitz Germany. Nel 1986/87 ho vinto al Nikon Photo Contest International in Giappone e allo stesso concorso ho avuto la Menzione d’onore negli anni 1988/89, 1994, 1996. Ah dimenticavo, sempre in Giappone nel 1987 ho ricevuto la menzione d’onore al concorso Olympus Photo Contest International. Ho esposto alla Art 54 Gallery di New York e a Cadice in Spagna presso la galleria Enfoque. Le mie immagini sono state pubblicate dalle principali riviste del settore: Photo, Reflex, Tutti fotografi, inoltre anche su Gioia e l’Espresso”.

Certamente lei si è fatto una bella cultura visitando tutti questi paesi, sono moltissimi.
“E’ vero, sono stato in India, in Indonesia, in Nepal, Myan Mar, a Bali, sul Lago Titicaca, In Cile, in Perù che mi è rimasto nel cuore, bellissimo paese e la gente è cordialissima. Sono stato in quasi tutti i paesi dell’Est e nei paesi del Nord Europa, fino in Islanda, là dove il mare getta sulla battigia, pezzi di ghiaccio ad ogni ondata. Viaggiando e fotografando, si intrecciano anche amicizia, si scambiano esperienze. Un amico conosciuto a Miami, in Florida, deve venire in Italia e ci si scambia anche ospitalità. Sono stato anche in Canada. Insomma una avventura tira l’altra. Comunque non ho sempre viaggiato per diporto, ma molto anche per lavoro”.

Programmi futuri?
“Mah, in questi ultimi due anni, il fermo viaggi è stato molto doloroso. Nei miei programmi futuri, potrebbe esserci un viaggio verso l’Africa, ma avendo visitato già il Marocco, l’Egitto, vorrei andare in Africa del Sud, una zona che non conosco. Ad esempio il Marocco è bellissimo, ma gli abitanti non sono molto ospitali, non vogliono essere fotografati, sono piuttosto rigidi con gli stranieri “.

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Negli occhi di Guerrino Bertuzzi, si legge tutta la passione, mentre spiega alla mostra all’aperto nel Palazzo Hercolani-Malvezzi di Castel Guelfo (in via Gramsci 10), le gigantografie appese ai pannelli, sotto il porticato che circonda il cortile all’ingresso. L’entusiasmo gli dà quella marcia in più che travolge anche i visitatori e nonostante il freddo li tiene incollati al suo seguito, per vedere, ascoltare. E diciamolo pure, il mormorio che si sente è un po’ invidia per questi meravigliosi viaggi, ma anche un bisbiglio di pena per quelle donne immortalate, a cominciare dalla signora di una regione dell’Indonesia, che, ogni volta che subisce un lutto in famiglia, le viene amputata una falange delle dita. Un rito tribale doloroso e scandaloso.

Non ci sono parole per esprimere lo stupore che suscita questa mostra particolare. Dà il senso, anche alla foto più bella, di quanto cammino ci sia ancora da fare in tanti paesi per liberare la figura femminile dal gioco dello sfruttamento e dell’ignoranza imposta.

Siamo giunti al termine della Galleria comunale, con l’immagine di una bellissima ragazza indiana ben vestita e ingioiellata e questa foto ci solleva un po’ dalla pena provata in precedenza e apre alla speranza.

La mostra resterà aperta fino al 18 dicembre, per poi volare in altri Comuni. Iniziativa meritevole davvero.

(Lina Cremonini – Foto di Guerrino Bertuzzi)