Per capire le ragioni e le motivazioni che hanno portato Cgil e Uil a proclamare lo sciopero generale per l’intera giornata di giovedì 16 dicembre, il primo dal 2014, occorre fare una breve premessa sulle nuove povertà che emergono con forza negli ultimi anni nel nostro paese.

In Italia negli ultimi vent’anni, come del resto in tutto il mondo, le diseguaglianze sociali si sono accentuate, così che sempre più si allarga la forbice tra ricchi e poveri, in un paio di decenni le persone in povertà sono quasi triplicate passando da poco più di due milioni agli attuali sei milioni, a queste vanno aggiunte i milioni di persone che sempre più fanno fatica a far quadrare il bilancio familiare. In Italia oggi non è povero solo chi non lavora, sempre più spesso si finisce in povertà pur avendo un lavoro, negli ultimi trent’anni salari e stipendi, unico paese europeo, sono calati del 3%, ma non soffre solo chi è senza un lavoro o chi ha un lavoro precario o saltuario o chi ha una pensione al minimo o poco più, oggi soffrono anche lavoratori a tempo indeterminato con una qualifica, molte partite Iva e lavoratori autonomi questa sarebbe la così detta fetta di “ceto medio” impoverita, comunque basta guardare come è suddivisa oggi la ricchezza nazionale netta che vede un 20% di cittadini detenerne il 66%, mentre il 50% più povero ne detiene a mala pena il 10% a questa va aggiunta quella che ormai è una vera e propria ingiustizia fiscale che vede un 50% di cittadini fatto da lavoratori dipendenti e pensionati che detengono un 50% di ricchezza prodotta pagare oltre l’85% di Irpef a fronte dei rimanenti che detengono l’altro 50% che di Irpef ne pagano circa il 15%.

Il fenomeno dell’incremento delle disuguaglianze era già in atto da tempo, ma la pandemia di colpo le ha accentuate ulteriormente, eppure il nostro Governo in questa legge di bilancio, dove risorse ce ne sono e dove aumenta il debito pubblico, infatti ai 30 miliardi della legge di bilancio si muovono in parallelo con i 220 miliardi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, non sta prestando la necessaria attenzione ad una redistribuzione della ricchezza, che dovrebbe esse l’antidoto alle disuguaglianze.

Con questo sciopero Cgil e Uil stanno stanno solo rivendicando che il Governo vada nella direzione di dare risposte alla parte più “povera” del paese ed è stato indetto solo dopo settimane di trattative inconcludenti sulla manovra economica.

In particolare i sindacati si oppongono alla riforma dell’Irpef che non andrebbe ad agevolare i redditi più bassi e i fondi stanziati per il caro bollette per i meno abbienti  considerati del tutto insufficienti.

Maurizio Landini segretario generale della Cgil difende con forza le ragioni dello sciopero “Noi stiamo rivendicando coerentemente che il Governo vada nella direzione della piattaforma unitaria che insieme a Cisl e Uil abbiamo presentato per una riforma fiscale e delle pensioni, una politica industriale e per il superamento della precarietà. Scioperiamo perché ci siamo trovati di fronte non ad una possibilità di trattativa, ma a decisioni già prese, senza margine”, anche a chi lo attacca in quanto sarebbe uno sciopero politico “Certo che è uno sciopero politico, da voce a chi sta male e non va a votare” e alla Cisl che non aderisce allo sciopero manda a dire “vedo che manifestano sabato 18, segno che anche per loro è necessario portare a casa maggiori risultati, le iniziative non finiscono con la legge di bilancio, le nostre piattaforme unitarie restano e noi quelle richieste le porteremo avanti”.

Giovedì 16 dicembre con lo sciopero la protesta si svilupperà anche nelle piazze. Accompagnato dallo slogan “insieme per la giustizia” le manifestazioni si svolgeranno in cinque piazze a Milano, Roma, Bari, Cagliari e Palermo. Nella capitale in Piazza del Popolo interverranno i segretari generali di Cgil e Uil, Maurizio Landini e Pierpaolo Bombardieri.

(Edgardo Farolfi)