Caro Babbo Natale,
anche quest’anno eccomi ancora qui a discorrere di te. In verità non è che ne avessi una gran voglia. Ma poi come si fa a lasciarti dimenticare, come uno tra i tanti, sotto il muschio del presepe? Tu che assieme all’Albero di Natale sei sempre stato la parte più laica di un aspetto più religioso e salvifico che vede, nella nascita del bambin Gesù, la celebrazione del nostro Redentore. E a dire che, a ragione, ce ne sarebbe di che parlare e di che chiederti in dono.

Pensavo, a tale scopo, ad una bella imbastitura che sapesse segnare la cucitura di una rediviva logica. Oggigiorno facoltà rara a trovarsi, giacché sempre più divorata dall’imperante mal della supina accettazione. Sì! Come negare d’aver visto, in questi ultimi tempi, tanta gente disconoscere, per paura di chissà quale arcano incombere, la propria identità? Gente che teme la vita e si affida alla sapiente profilassi della morte. Gente che, a lume di candela, vorrei riportare al più tribale calcolo delle tabelline; dei 44 gatti in fila per tre con il resto di due.
Voglia tu dare ascolto a questa mia frugale richiesta.
Tuo, Sante

(Sante Boldrini)