Anno nuovo, libri nuovi! Con l’inizio del 2022, per la rubrica letteraria “Lo scaffale della domenica”, a cura di Andrea Pagani, abbiamo avuto l’idea di accompagnare il lettore con libri appena usciti, come si suol dire, freschi di stampa. E come sempre anche nella versione inglese. Buona lettura!

Andrea Pagani

Con ogni probabilità se Dante Alighieri avesse letto il libro di Antonio Castronuovo, Dizionario del bibliomane (Sellerio, 2021) avrebbe dato una nuova fisionomia fisica e strutturale ai suoi regni ultra mondani, ed in particolare all’Inferno e al Purgatorio.

In effetti, nei gironi 2, 3, 4, 5 e nelle cornici 3, 5, 6, Dante, ispirandosi alle filosofie di Aristotele, Cicerone e San Tommaso, colloca i peccatori cosiddetti “incontinenti”: coloro che diressero l’amore verso fini, persone e cose di per sé buoni, ma in maniera sconsiderata.

In esse troviamo lussuriosi (peccatori carnali), avari, prodighi, golosi, e non rinveniamo una tipologia d’incontinenza che, per l’appunto, è diretta verso un buon fine, ma in modo incontrollato e vizioso. È ciò di cui si occupa il nostro Castronuovo: l’amore per i libri.

Com’è possibile che si tratti di una deviazione, al limite del patologico e del vizioso? La risposta è data, appunto, dal filo conduttore (che non è logico, ma analogico) che collega in vari tasselli del mosaico, a metà strada fra saggio e narrazione, e cioè una sorta di ironica riflessione su come un bibliofilo possa diventare un bibliomane.

In altre parole: come un appassionato, cultore, collezionista e studioso di libri, possa venir divorato da una serie di ossessioni, malattie, frenesie, capricci, irragionevoli stramberie, dipendenze dal mondo dei libri. Una vera e propria irrefrenabile storia d’amore, non troppo diversa da quella lussuriosa cantata nel secondo girone infernale.

Ne viene fuori un divertente catalogo, in ordine alfabetico, di 225 quadri, eventi, profili di personaggi, potremmo chiamarli “ritratti”, inerenti al mondo del libro, il cui comune denominatore è la sete di accumulo, la fame insaziabile di possedere libri, di riempire gli scaffali della propria biblioteca. Il piacere di entrare in una libreria, acquistare un libro, sfogliarlo, annusarlo, trovargli una collocazione, leggerlo, possederlo, farlo proprio.

Non è solo il piacere del libro per il suo contenuto, ma è anche un piacere fisico: il bibliofilo esige certe caratteristiche olfattive, tattili, visive, in qualche maniera sensuali, che il libro trasmette.

Da questa consuetudine comune si vengono poi a declinare molteplici degenerazioni psicotiche, come la bibliofagia (cibarsi dei libri), la bibliocastia (bruciare i libri), bibliotafia (seppellire i libri nella propria tomba, come disposizione testamentaria), e tanti altri ancora.

Dicevamo: il dizionario di Castronuovo si muove a metà strada fra saggio e narrazione, il che genera una gustosa resa formale. Il registro stilistico caustico e ironico, d’una affilata leggerezza, rende godibili questi 225 ritratti, al punto che anche un lettore non specialistico, ovvero non appassionato di libri, finisce per entusiasmarsi a queste novelle, entrandovi come un vivace romanzo d’avventura.

Eppure, c’è qualcosa di più: a ben vedere, dietro l’allegria che governa queste pagine, dietro la presa in giro con cui l’autore bersaglia bibliofili e bibliomani, si riconosce una vena malinconica, poetica, forse addirittura struggente, simile a quel sentimento di pietas con cui Dante osservava i peccatori lussuriosi, un po’ riconoscendovisi, fino a crollare a terra svenuto.

(Andrea Pagani)

Scopri il progetto dello “Scaffale” >>>>

Vai all’archivio dello “Scaffale” >>>>

A bizarre dictionary of pathologies

Dante’s Hell and Purgatory, the ultramundane dimensions Dante widely illustrates in his Divine Comedy, might have had a new physical and structural appearance if the Italian poet par excellence had read Antonio Castronuovo’s The Bibliomaniac’ Dictionary.

Following Aristotle’s, Cicero’s and St Thomas’s philosophical theories, the so-called incontinent sinners are placed in the 2nd, 3rd and 4th circles because, when still alive, the aims, people and things they focused their love upon were intrinsically good but how they showed it was inconsiderate. In those circles we find the lustful, the mean, the prodigal, the gluttonous. Among them, however, we cannot find a kind of incontinence that, even if focused on something good, wasn’t ultimately vicious. Castronuovo deals with love for books. Can it be a deviance? A pathological and immoral one?

In other words: how a lover, an expert, a collector, a scholar may be eaten up by a series of obsessions, illnesses, frenzies, whims, unreasonable eccentricities, addictions to the word of books. The result is a funny catalogue of 225 pictures, events, characters’ profiles and portraits belonging to a world where the common denominator is the thirst of accumulation, the hunger, impossible to satisfy, to owe books to fill up with the shelves of our bookcase, the pleasure of entering a bookshop and buy a book, leaf through it, smell it, find the right place for it, read it, possess it, make it our own. It is not just the pleasure for its content: it is also a physical one. The bibliophile also demands the olfactory, tactile, visual, somehow sensual characteristics that a book can instill.

Some psychotic degenerations may, however, descend:, bibliophagia ( eating books), biblioclasm ( burning books), burying books ( maybe in one’s tomb as their last will) and many others. Castronuovo’s dictionary, halfway between narrative and essay, is a tasty formal performance. A corrosive and ironic style, characterized by a sharp lightness, makes these 225 portraits so enjoyable that even a profane reader, who is not into books, ends up being enthusiastic about these stories, getting into them as if they were an adventure novel.

There is something more though: behind the happiness that rules these pages, behind the mockery the author targets bibliophiles and bibliomaniacs with,a melancholic attitude may be spotted, just like the feeling of pietas Dante shows when looking at the lustful, somehow identifying with them. Only to eventually faint.

(Maria Cristina Baldazzi)