Bologna. Il 2022 per la Cisl è l’anno del congresso. Il momento dove si condividono le linee guida per i prossimi quattro anni. La Fim Cisl ha dedicato il proprio congresso al lavoro giusto, che diventa tale solo  attraverso la partecipazione. Il lavoro giusto è quello che rispetta le regole e le leggi, che il sindacato attraverso la partecipazione è chiamato a cambiare per essere giusto anche a fronte delle grandi sfide che la società dovrà affrontare.

Roberta Castronuovo, segretaria regionale Fim – Cisl

La partecipazione per la Fim è l’unico strumento che può affrontare le transizioni senza lasciare indietro nessuno, questo è il nostro obiettivo. Bisogna puntare all’innovazione contrattuale e alle tutele sociali, questo è quello che i lavoratori ci chiedono per rendere il lavoro sostenibile, dignitoso e solidale, capace di rispondere ai loro bisogni attraverso la professionalità e la buona retribuzione.

Gli ultimi due anni abbiamo vissuto la pandemia dentro e fuori i luoghi di lavoro; questo ci consegna un mondo del lavoro con problemi occupazionali e di produttività, ma soprattutto di crescente disuguaglianza. La pandemia è stata prima di tutto una grande esperienza umana da cui da subito abbiamo capito che saremmo usciti cambiati, speravamo nella solidarietà, nella visione di un bene comune e soprattutto nell’importanza dell’azione collettiva come collante per affrontare le difficoltà, ma non in tutti questa esperienza ha creato queste consapevolezze. Come sindacato, invece, abbiamo e dobbiamo avere la consapevolezza che la pandemia rende ancora più complicata la transizione perché l’accelerazione tecnologica digitale organizzativa ha mutato radicalmente in maniera molto veloce il mondo del lavoro e non tutte le persone sono state in grado di accettare questo cambiamento, perché sono cambiati i riferimenti spaziotemporali senza che le tutele e diritti abbiano avuto il tempo di essere adeguati alla rivoluzione in atto. Pertanto come Fim ci candidiamo ad essere il soggetto attivo del cambiamento in tutto il mondo metalmeccanico, mondo in cui la rivoluzione digitale è prima di tutto organizzativa e non solo tecnologica.

Da ormai cinque anni parliamo di formazione; in questo caso deve essere messo in atto un piano per le competenze soprattutto per i lavoratori over 50, orientato a una formazione digitale giusta, che renda sicure le persone in questa trasformazione.

L’altra grande transizione è quella ecologica che nell’industria ha un doppio valore sia per quanto riguarda la produzione, che deve essere sostenibile ambientalmente ma anche socialmente, sia per quanto riguarda i prodotti, che devono essere a loro volta sostenibili in termini ambientali ed energetici.

Il nuovo modello digitale deve essere sì flessibile, ma anche con nuove tutele esigibili; per questo la priorità deve essere la riduzione dell’orario di lavoro. Il minor tempo da dedicare al lavoro deve essere compensato con la formazione e la riqualificazione, perché la conciliazione dei tempi di lavoro e di vita deve tenersi con la competitività e la produttività.

In tutto questo non dobbiamo lasciare indietro i giovani, È fondamentale che le competenze degli over 55 vengano trasmesse ai più giovani garantendo loro l’accesso al lavoro, e con loro le nuove competenze, perché questo affiancamento garantisce sicurezza e sostenibilità sociale.

Per la Fim il PNRR dovrà essere finalizzato alla modernizzazione del paese, alla realizzazione di riforme, al superamento dei gap strutturali ma soprattutto alla capacità di attrazione di investimenti privati nazionali e internazionali, per questo dovrà essere attuato con grande serietà ed efficacia con regole maggiormente ispirate alla sicurezza sociale. In poche parole la politica e le istituzioni sono chiamate a una vera e propria “riforma della costituzione materiale“. Per fare questo sarà necessario il dialogo sociale e il pieno coinvolgimento delle parti sociali in particolare, chiamate a monitorare la realizzazione dei progetti del PNRR in una logica di ispirazione al bene comune e alla giustizia sociale attraverso la creazione di un lavoro più stabile e meglio remunerato contro il lavoro povero e precario sviluppato negli ultimi anni. Questo è il principale dividendo sociale ed economico che l’azione pubblica dovrà saper realizzare attraverso il PNRR.

La strada per ottenere questo è indubbiamente la riduzione del cuneo fiscale e il Welfare non in termini di assistenzialismo ma di formazione che moltiplichi le occasioni di occupazione ed aumenti produttività e competitività aziendale.

La Fim chiede di investire nel lavoro ogni provvedimento economico pubblico e privato promuovendo Welfare di sostegno, competenze, formazione e misure di conciliazione diffuse soprattutto creando rete nelle piccole e medie imprese, che rischiano di rimanere altrimenti fuori dalla transizione. La formazione diventa indispensabile in un mondo produttivo, dove le competenze trasversali si sostituiscono a quelle manuali. Oggi possiamo parlare di “mented’opera” più che di “manod’opera”; per questo va valorizzato e retribuito meglio il lavoro che ha queste caratteristiche.

Abbiamo iniziato questa rivoluzione già con il rinnovo contrattuale del 2021. I prossimi anni saranno quelli in cui i valori e i contenuti professionali, oltre a creare risultati positivi in termini di competitività e produttività alle aziende, devono riconoscere il giusto compenso economico. Deve essere superata la contrapposizione tra lavoro e impresa, perché il benessere dell’azienda deve essere anche il benessere per il lavoratore, attraverso il giusto riconoscimento delle competenze che non è solo salario ma anche politiche retributive nel suo insieme, premi legati alle prestazioni,  professionalità e percorsi di crescita professionali.

Tra le competenze diventa fondamentale la capacità di lavorare per risultati. La cultura del lavoro per risultati investe soprattutto i lavoratori intermedi, a cui va fatta la formazione per saper gestire in maniera nuova il lavoro, perché le regole del “lavoro con il cartellino“  in un mondo in cui lo spazio e il tempo mutano le proprie dimensioni, anche chi organizza il lavoro deve saperlo fare. È ormai indubbio che attraverso lo smart working aumenti l’impegno e la responsabilità dei lavoratori che deve essere compensato con flessibilità ma che va supportato con percorsi formativi che diano gli strumenti per gestire questo cambiamento, perché  questo può spaventare prima di tutto i lavoratori in questi cambiamenti con un inesorabile senso di “precarietà percepita” che  deve essere accolta, e trasformata in opportunità.

La Fim considera la sicurezza sociale la priorità attraverso il lavoro stabile con nuovi ammortizzatori sociali e politiche attive efficaci, ma soprattutto si deve contrastare il “lavoro povero”: la salute di chi lavora e le condizioni di lavoro devono essere sostenibili e percepite come tali, troppi lavoratori anche a tempo indeterminato si sentono “quasi disoccupati“ attraverso crisi aziendali che si trasformano in drammi sociali ma anche condizioni economiche e normative in aziende che non garantiscono un lavoro giusto e quindi percepito come stabile e sicuro.

Questo è possibile attraverso l’obbligo di presentazione di piani sociali per le aziende in crisi e una maggiore partecipazione dei lavoratori al raggiungimento dei risultati aziendali non solo in termini di Premio di risultato ma anche attraverso la partecipazione organizzativa e strategica. Per ottenere questo la Fim deve investire soprattutto nella formazione degli RSU che hanno sempre più un ruolo centrale nella vita delle aziende e nella tutela dei  oro colleghi, attraverso accordi sempre meno prescrittivi e sempre più volti a promuovere processi e relazioni che vanno sostenute nel tempo, per poter accrescere il ruolo dell’RSU nella rappresentanza di fronte ai nuovi cambiamenti del lavoro.

Le sfide che abbiamo davanti sono importanti; il sindacato partecipativo, la Fim con la Cisl sono  pronte a dar vita a quel sindacato nuovo di cui il lavoro ha bisogno.

(Roberta Castronuovo, segretaria regionale Fim – Cisl)