17 gennaio 2022: Marco Panieri, sindaco di Imola e vice sindaco metropolitano, Andrea Rossi, direttore generale dell’ Usl di Imola e Roberto Merli, medico di base, si sono misurati sul tema “La Sanità imolese all’interno del contesto Metropolitano”.

Situazione complessa tenuto conto dell’aggravio causato dal Covid che incombe su tutti e tutto fino a turbare il buon lavoro della sanità non solo imolese. Perché assorbe risorse umane, tecniche, strumentali ed economiche a scapito dell’ordinaria attività e della regolare gestione dei conti economici.

Nel merito, l’ accorato allarme lanciato dal direttore Rossi dovrà essere ascoltato dal Governo, pena “la riduzione dei servizi sanitari erogati”.

Andiamo con ordine: l’ impegno del sindaco, nella veste anche di responsabile della sanità imolese, è consolidare l’esistente al fine di renderlo pronto alla sfida della sanità futura, sempre interpretata a livello metropolitano.

Rossi va oltre fino alla raffigurazione di una sanità metropolitana fortemente innovativa, dove professionalità, tecnologie, rapporti con le comunità saranno sempre più integrati e in sintonia con le nuove frontiere scientifiche indispensabili per mantenere alta la qualità delle risposte ad un’ utenza sempre più informata ed esigente.

Solo l’area vasta bolognese, con il suo patrimonio sanitario storico e la sua capacità crescente, potrà garantire uno straordinario salto di qualità di cui beneficerà anche il circondario imolese. E’ impensabile che l’Usl imolese possa affrontare da sola la mutazione globale all’orizzonte.

Merli, nella sua veste di medico di base, sta con i piedi per terra e parte dalla realtà appresa nelle visite quotidiane dove emerge la sofferenza e l’ansia degli assistiti. Bene una sanità avveniristica, ma ora nel concreto troppi pazienti si scontrano con lunghe liste di attesa, prenotazioni sospese, rinvii per Covid: il tutto vissuto nel timore che, nel frattempo, i propri malanni si aggravino o diventino insanabili.

Le reti cliniche che sono cosa buona, con il passare del tempo hanno perso l’originaria metodologia: spesso il chirurgo viene dal Sant’Orsola al Santa Maria della Scaletta, opera e rientra alla base, quindi risulta carente la continuità assistenziale post operatoria a cura di chi ha effettuato l’ intervento. Nulla di male, ma il paziente l’avverte.

Il sano proposito di fare spostare i professionisti e non i pazienti, evidenzia Merli, si è più volte inceppato e così molti di loro debbono andare a Bologna con difficoltà e oneri.

Inoltre, l’ organigramma dei primari è ancora incompleto; nulla da dire sui facenti funzione, ma la certezza dei dirigenti delle Unità operative è un punto in più.

In definitiva, dall’ incontro emerge che la sanità imolese è parte integrante della corposa Sanità metropolitana, ricca di opportunità professionali, tecniche, strumentali ed economiche di alto livello, a beneficio dell’ intera Area. Ora, è compito della Conferenza socio sanitaria metropolitana definire le modalità dell’ integrazione.

Il tecnoprogramma delineato dal direttore Rossi con particolari interessanti ha un respiro molto ampio che fa prevedere un suo futuro ad un livello (almeno) regionale, forte anche dell’intenso e buon lavoro svolto per organizzare e gestire l’interminabile campagna vaccinale.

Il panorama è sufficientemente chiaro, non resta che definire le garanzie e questo comporta il confronto tra progettualità ed evidenze, risultato che si realizza solo nella somma delle diverse responsabilità in campo: Comune di Imola nella sua duplice veste, Circondario, Usl e medici di Medicina generale.

La ricerca del più ampio consenso popolare sarà compito delle nostre istituzioni.

Il confronto del 17 gennaio 2022 promette bene.

(Vittorio Feliciani)