Ravenna. L’istinto del killer o gravi problemi cognitivi?. Secondo un testimone della difesa degli imputati nell’udienza del 26 gennaio al processo in Corte d’Assise per il femminicidio di Ilenia Fabbri, la 46enne faentina che da circa un anno lavorava a Imola nella concessionaria Sica dove era assai apprezzata dai colleghi che le hanno dedicato in ricordo una panchina rossa, l’imputato reo confesso dell’omicidio Pierluigi Barbieri dopo aver sgozzato Ilenia il 6 febbraio del 2021 andò a casa del teste a prendere un caffè senza tradire alcuna emozione. Ricordiamo che il secondo imputato è l’ex marito di Ilenia, Claudio Nanni, considerato dall’accusa il mandante del delitto.

La panchina rossa dedicata dalla concessionaria Sica a Ilenia Fabbri, vittima di un femminicidio

Secondo il testimone, che ha sostenuto di conoscere entrambi gli imputati per la comune passione per le moto, “la mattina del 6  febbraio 2021 alle 7.10 (quindi dopo aver commesso l’assassinio, ndr) mi sono affacciato da casa mia e ho notato Barbieri che mi ha chiesto un caffè e se poteva usare il bagno. Si è fermato una decina di minuti, aveva fretta e io dovevo andare a lavorare. C’eravamo accordati il giorno prima per trovarci quella mattina, non mi ha detto nè per quale motivo né l’orario. Mi aveva accennato che non riusciva a dormire, che aveva avuto problemi dopo l’incidente di moto, accaduto il 21 luglio del 2016 con trauma cranico-commotivo, che prendeva delle medicine per gli sbalzi
d’umore”

Dopo l’incidente in moto del 2016, la dottoressa all’epoca alla Medicina riabilitativa di Forlì che il 19 gennaio 2017 fece una valutazione neuro-piscologica di Barbieri, si è espressa così davanti alla Corte: “Il paziente lamentava una perdita memoria e difficoltà cognitive dopo l’incidente in moto. Indagammo su diverse aree cognitive: i primi risultati attestarono che tutto era all’interno della norma sebbene ci fosse un lieve deficit di memoria a breve termine. Gli consigliammo una riabilitazione cognitiva: vista la ancora giovane età, c’erano buoni spazi di miglioramento. Infatti Barbieri proseguì da noi e dopo un anno mostrò un reale miglioramento”.

Ma torniamo ai giorni immediatamente successivi al femminicidio per sgozzamento di Ilenia Fabbri avvenuto il 6 febbraio 2021 quando Barbieri, circa due giorni dopo, si era presentato al Sert di Reggio Emilia (aveva da tempo il domicilio in quella zona, ndr) raccontando di avere ricominciato a prendere cocaina.

La specialista in Tossicologia medica del Sert reggiano che visitò Barbieri l’8 e il 24 febbraio 2021, giorno del suo ultimo accesso prima dell’arresto da parte della polizia per il femminicidio di Ilenia Fabbri, ha detto di avergli modificato la terapia. “Il suo era un quadro di recidiva da abuso di cocaina – ha spiegato la dottoressa – non era un uso continuativo e quotidiano, ma per periodi brevi”.

Barbieri aveva asserito di avere fatto uso intensivo di cocaina per nove mesi a 23 anni, poi di avere smesso per passare a un utilizzo solamente sporadico di quella droga. E di essere più di recente andato incontro ad assunzione di cocaina sniffata per reazione emotiva  ritenuta da lui funzionale ad affrontare lo stress dovuto all’esito di un altro processo legato a una contestata estorsione in Romagna. Dunque Barbieri avrebbe fatto uso di cocaina il 20 gennaio con altre assunzioni il 3, il 4 e il 5 febbraio, ovvero fino alla vigilia del femminicidio di Ilenia.

Insomma, la difesa di Barbieri pare puntare a dimostrare che l’imputato reso-confesso non fosse affatto lucido nel momento in cui commise il tragico delitto a Faenza nella casa della 46enne in via Corbara.

Dopo l’udienza, l’avvocato parte civile per la figlia di Ilenia, Arianna Nanni, ha sostenuto che la versione resa dal padre, il 56enne Claudio Nanni nella scorsa udienza, ovvero di avere dato a Barbieri solamente l’incarico di spaventare l’ex moglie, non ha convinto la ragazza che ora è davvero smarrita e molto delusa per l’atteggiamento del padre definito quasi impermeabile alle emozioni: quasi come se avesse parlato di qualcosa accaduto a qualcun altro e non all’ex moglie con la quale aveva comunque condiviso diversi anni di vita in comune oltre alla nascita e alla crescita di una figlia.

(m.m.)