Castel San Pietro Terme (BO). Alla bellissima età di 94 anni, ha un viso senza rughe che non denuncia l’età, occhi intelligenti e vivaci, memoria di elefante, un sorriso leggermente imbarazzato perché probabilmente non si sente persona da intervistare. Dopo qualche minuto di conversazione però si rilassa e continuiamo a dialogare come due concittadini che si conoscono da sempre. Lui è l’Appuntato, carabiniere scelto, Ulisse Monti, abita a Castel S. Pietro Terme, dopo aver fatto servizio in caserme della Puglia, del Piemonte, in Liguria in Lombardia. E’ nato a Loiano (BO) nel 1928 ed è sposato con una donna molto bella di 92 anni. Una coppia invidiabile.

Ulisse Monti, quando era in servizio e oggi a 94 anni

Sig. Monti, mi racconta un po’ la sua vita di militare dell’Arma?
“ Guardi secondo me non c’è un confronto, per tante situazioni, con la vita di oggi dei carabinieri. Noi, intendo quelli circa della mia età, facevamo servizio 24 ore su 24. Reperibili sempre e comunque. Facevamo tanti servizi: scorte a camion di merce, scorte a prigionieri fino alla sede dei processi, custodia dentro l’aula del Tribunale. In quel caso si partiva alle 9 del mattino e si tornava alle 4 di notte. Quando eravamo di guardia a carcerati nei sanatori, per non prendere la Tbc, ci facevano fumare e chi non fumava si prese la malattia. Io non ho mai fumato né prima né dopo, solo in quel periodo e mi è andata bene. Facevamo servizio in paese a piedi, fuori paese in bicicletta, fino almeno al 1965. Dopodiché si cominciò a fare servizio fuori paese con la camionetta. Si dormiva in camerate ghiacciate dove i cappotti diventavano ghiaccioli, in tempi di guerra e anche per parecchio tempo dopo. Noi potevamo sposarci solo a 30 anni (oggi a 27). Un’ attesa un po’ più breve, anche se non cambia molto. A Brescia ci lasciavano un’ora per pausa pranzo e dovevo fare 13 km all’andata e a 13 al ritorno in caserma. Insomma non era una vita invidiabile, ma nemmeno paragonabile a quella di oggi. Vi sono più comodità, meno ore di servizio, ma però devono sempre lottare con un mondo diventato troppo violento, aggressivo anche con le Forze dell’ordine e tanti ci rimettono la vita”.

Mi racconta qualche aneddoto?
“Un giorno, a Castel S. Pietro Terme, venimmo chiamati da alcuni operai che ripulivano un bosco a Montecalderaro, un piccolo Borgo sulle colline, perché avevano trovato i resti di un corpo umano, provvisto di documenti. I commilitoni misero tutto in un sacco e lo portammo in caserma a Castello, in attesa di essere prelevato dai militari addetti al recupero, di stanza a Firenze. Scoprirono che era un soldato americano e quindi fu sepolto nel cimitero americano di Firenze.
Ricordo anche che un detenuto, dopo averlo scortato da Brescia fino in Sicilia, volle lasciarmi un regalo: una borsetta da donna, confezionata a mano forse all’uncinetto, perché disse che lo avevo trattato bene. Mia moglie la conserva ancora.
Ricordo la celebrazione del centenario dell’unità Italia-Francia, quando venne Charles De Gaulle in Italia. Ci fu un enorme movimento di gente da tenere a bada e con gli occhi ben aperti.
Ma mi vengono in mente anche le volte che ho visto teste mozzate, morti irriconoscibili, impressionanti, e noi eravamo sempre i primi a vedere”.

Un fatto più degli altri ha commosso Ulisse…
“Un fatto indimenticabile fu l’omicidio Pulicari, comandante della Compagnia di Imola. Io partecipai alle indagini e ai vari inseguimenti, una faccenda molto nota ai castellani, in quanto l’uccisione di Pulicari avvenne proprio a pochi km da Castel S. Pietro Terme. Insomma ne avrei da raccontare, ma non vorrei occupare troppo spazio del giornale. Mi basta avere ancora un po’ di salute per curare il mio piccolo orto, andare qualche volta a pesca e vivere sereno ancora un poco con mia moglie e mia figlia. Sono soltanto un uomo che, con la sola licenza elementare, ha servito la Patria e i cittadini nel modo migliore che ha ritenuto possibile”.

Sono sicura che così è stato. Ho conosciuto veramente questo Appuntato quando era in servizio, sempre sorridente, disponibile a rispondere alle domande dei castellani, informava, faceva prevenzione. Nei rari momenti liberi, lo si vedeva sempre con moglie e figlia. Un uomo leale e fedele. Quando compirà cent’anni, spero di essere ancora io ad intervistarlo e spero senza piattaforma meet, senza mascherina o altri ammennicoli.

(Lina Cremonini)