Bologna. Avevamo parlato con Giamaria Balducci, presidente di Legacoop produzione & lavoro quando venne formalizzato il suo ruolo nazionale davanti all’assemblea, in presenza dei delegati. In quell’occasione si respirava una forte voglia di fare, di reagire ai lockdown e ai mille ostacoli che il Covid aveva creato.

Oggi lo scenario pare mutato.

Sembrava che fosse partito il razzo della ripresa ma, nel giro di qualche settimana le cose sono molto cambiate.
“Gli elementi che hanno frenato la ripartenza sono di varia natura, e in alcuni casi erano presenti da qualche tempo. Partiamo dalla carenza di materie prime, di componenti elettronici critici per poi arrivare alla scarsità di materie prime dall’acciaio alla plastica; questo fenomeno ha immediatamente avuto un impatto prima sui prezzi e poi sui costi di produzione mettendo in moto una dinamica inflattiva che ha finito per coinvolgere anche i trasporti. Faccio un esempio, un container Europa Asia costava, fino ad un anno e mezzo fa, 2000, 2500 dollari, oggi siamo arrivati a 14000 dollari e da quel che si vede, questa dinamica è destinata a persistere ancora (non si vedono, nel breve periodo, significativi segnali di inversione di tendenza) perché il traffico in questione è nelle mani di una potente lobby di trasporti navali che ha sfruttato la situazione di ripresa economica per costruire un cartello e far salire, di conseguenza i prezzi. E’ anche vero che si vede qualche timido segnale di ripensamento dovuto al fatto che i costi sono diventati stratosferici per tutti. Come dicevo questa dinamica inflattiva ha un carattere internazionale e per quel che riguarda il nostro paese ha dato un contributo importante al fenomeno anche il meccanismo del superbonus al 110%.”

Può spiegare meglio questo passaggio?
“Ha generato una fiammata del settore, caricando subito di lavoro, anche eccessivo, le aziende capaci di portare a termine gli ordini, ne consegue che sono nel mercato anche tanti soggetti che si improvvisano imprenditori per sfruttare l’occasione (ed è probabile che questo movimento abbia ulteriormente fatto crescere prezzi e attività di servizio connesse al settore -posso citare il caso del materiale isolante per fare i cappotti degli edifici-oltre al fatto che gli ultimi arrivati raccoglievano manodopera non certo prepara per questi lavori e abbiamo visto subito il risultato nella minore sicurezza dei cantieri e conseguente salita degli infortuni.
Vanno dunque pilotati con maggior attenzione questi incentivi a far ripartire un settore: se sono anche molto alti e sono concentrati in periodo temporale breve sollecitano dinamiche speculative (i giornali ce le stanno già raccontando) e creano un ulteriore problema: si generano massicci ordini che le aziende più strutturate non sono in grado di reggere, per poi ricreare una verticale caduta non appena escono di scena gli incentivi.
A mio avviso per il nostro paese, anche per sostenere una transizione ecologica, servono incentivi un po’ meno roboanti ma spalmati su un lungo periodo.”

E tutto quanto detto ha rallentato la ripartenza; poi è arrivato il ciclone dell’energia.
“In un momento come quello che stiamo vivendo, la galoppata dell’energia ha reintrodotto cautele e timori. E’ un fenomeno principalmente europeo perché per Usa e Cina i prezzi non sono particolarmente diversi da quelli di qualche tempo fa, per noi invece è difficile fare i conti con un contesto geopolitico (ricordo la nostra dipendenza dal gas metano russo) che ci vede al momento in grande difficoltà e a coloro che dicono di ricorrere alle fonti rinnovabili rispondo che devo documentarsi bene sul nostro fabbisogno (siamo uno dei principali paesi manifatturieri del mondo).”

Gianmaria Balducci, presidente del gruppo Cefla

E inoltre la transizione alle rinnovabili è complessa ed ha bisogno di tempi lunghi.
“E se non vengono individuate nuove tecnologie oltre al solare e l’eolico noi faremo molta fatica a liberarci dalla dipendenza dal metano, perché la richiesta di energia elettrica è sempre crescente. Leggo che la Francia sta già ragionando del nuovo nucleare ed è una esperienza seria che va presa in considerazione e ricordo che si continua a fare ricerca sul versante della fusione nucleare.
Mi pare di capire che le dinamiche dei prezzi del metano cominceranno a calare in primavera, ma in questa fase i costi dell’energia saranno sostanzialmente a carico delle aziende le quali non possono far altro che trasferire questo carico sui loro prodotti. E per finire ricordo che tutto questo avviene in un contesto ancora largamente dominato dalla pandemia e dai problemi sociosanitari.”

Allora proviamo a traferire quanto detto finora nel mondo concreto delle coop di produzione e lavoro.
“ Ovviamente siamo anche noi  coinvolti  dagli eventi mondiali e in alcuni ambiti l’incertezza è ancora dominante, come nel caso della ristorazione collettiva, visto che le aziende hanno ancora spinto sul lavoro da remoto e quindi la mensa non è al momento un problema (discorso analogo per le scuole che convivono ancora con la dad). Contemporaneamente crescono i costi delle materie prime e quindi sarà prevedibilmente un anno di non semplice gestione.
Anche il trasporto collettivo non vive un gran momento, Omicron ha nuovamente frenato la mobilità delle persone e ci auguriamo che la primavera possa rappresentare un momento di svolta.
Nell’ambito produttivo le aziende più energivore sono in difficoltà e a qualcuna viene la tentazione (come sta avvenendo per altre realtà ma per una cooperativa il discorso è più complicato) di usare la Cassa Integrazione e bloccare una produzione che a causa dei costi fuori controllo genera debito e non ricchezza.
Anche per l’edilizia sarà un anno difficile perchè, con l’aumento dei prezzi le imprese vedono molti preventivi diventare inutilizzabili.”

E che potrebbe fare una oculata politica governativa?
“Intanto contribuire a trovare soluzioni europee per la politica energetica, e in secondo luogo dare il via ad una politica di incentivi modulata su tempi medio-lunghi perché solo così diamo tempo alle aziende di crescere in quantità e qualità. Credo che alla distanza ciò che nasce in una situazione “drogata” sia destinato a a creare più problemi che benefici.”

E per finire, quale può essere l’asso della manica per il modello cooperativo  in questa fase così turbolenta?
“Se riusciamo a uscirne vivi, la serietà dell’impresa cooperativa viene normalmente premiata.”

(m.z.)