Di fronte al caro bollette di luce e gas si prospettano giustamente azioni per ridurne l’impatto, in particolare sulle famiglie a basso reddito: rateizzazioni, aiuti governativi e di enti locali.
Ma di fronte ad un problema come quello di rincari enormi dell’energia che toccano non solo le famiglie, ma i circoli e le istituzioni culturali, gli enti pubblici e le imprese una doverosa azione compassionevole o di ristoro, se vogliamo usare il linguaggio liberista dominante, risulta largamente insufficiente e racconta di una politica progressista e di sinistra impotente ed auto disarmata di fronte alle speculazioni dei mercati.

Perché aumenta l’energia?

Infatti i colossali rincari dell’energia sono sì dovuti all’aumento della domanda di fronte alla ripresa, cinese in primis, alle manovre geo politiche di Putin e compagnia, ma soprattutto da una inaccettabile speculazione della turbo finanza e dei padroni del gas che stanno realizzando extra profitti stratosferici.

Non si escluda una reazione dei padroni delle energie fossili per mettere in difficoltà il passaggio alle rinnovabili, imputando in modo fraudolento a loro l’aumento delle bollette. Costruendo cosi una reazione populista a questo necessario passaggio.

Le rinnovabili nel nostro paese

A questo aggiungiamo un colpevole ritardo dello sviluppo operativo del piano energetico ed ambientale nel nostro Paese, all’interno del quale sostenibilità vera e rinnovabili devono essere prevalenti.
Nel 2011 il decreto Romani del governo Berlusconi bloccò, in modo quasi definitivo, lo sviluppo delle rinnovabili promosso del secondo Governo Prodi.

Dagli oltre centomila occupati di allora nel settore si è passati a poco più di diecimila attuali, senza contare che uno scenario politico e normativo contraddittorio e altalenante non ha dato fiducia allo sviluppo del made in Italy da parte dell’imprenditoria italiana.

I governi successivi hanno continuato a penalizzare le rinnovabili fino al paradosso del governo attuale che drena risorse proprio dalle rinnovabili per calmierare il caro bollette.

Servono davvero riforme strutturali per garantire a tutti il bene primario dell’energia

Il suo costo insostenibile aumenta le diseguaglianze, aiuta l’inflazione che penalizza i più poveri, distrugge le imprese e attività fondamentali di socialità e cultura, mette in ginocchio gli stessi Enti locali. L’energia oggi è come il pane nell’ottocento. Un bene primario di interesse pubblico, e come tale andrebbe trattato.
Chi governa non può cavarsela con un aiuto compassionevole: non possiamo accontentarci di una sinistra reaganiana. Servono riforme di Struttura.

Innanzitutto il vero incentivo alle rinnovabili è partire da normative certe, semplici e durature, imponendo un coordinamento effettivo tra i troppi soggetti istituzionali e di servizio coinvolte nel settore energia.
Se le avessimo sviluppate a suo tempo, oggi non avremmo questo problema.

Con il falso refrain che le rinnovabili non sono ancora convenienti, il governo non pone le condizioni di uno scenario certo.

Il prosumer (produttore/consumatore)

Lo sviluppo della figura del prosumer (produttore/consumatore) che la UE ha inserito nelle nuove direttive energetiche, confermando la tesi che l’energia va prodotta e consumata sul posto, favorisce strumenti come l’autoconsumo, le comunità energetiche, i servizi di rete e i sistemi di accumulo locale (ad es. la Germania sta ancora dando contributi in conto capitale per l’acquisto degli accumulatori domestici).

Potremmo parlare allora concretamente di una gestione democratica e di prossimità dell’energia senza problemi e perdite di trasporto.
Un eolico fatto come si deve anche marino. Fatto come si deve, ma fatto in tempi certi.
Poi una tassazione significativa degli extra profitti dei colossi energetici come ha fatto la Spagna.

Poi un indirizzo chiaro alle grandi aziende a maggioranza pubblica che devono perseguire il pubblico interesse e non quello del management, molto interessato e condizionato dai premi di produzione. Va cambiato se non risponde a questo interesse.

Le Multiutility

Ci sono poi le Multiutility, in Emilia-Romagna Hera ed Iren, a maggioranza pubblica, se pur quotate in borsa, che si stanno allontanando dagli scopi per cui furono costituite.

Queste aziende nascono per fornire un servizio di qualità a prezzi ragionevoli, non per creare extra profitti a danno dei cittadini e delle imprese.

Vanno ricondotte al loro obiettivo primario dalla maggioranza pubblica, anche con prezzi concordati e sostenibili autoriducendo i profitti.

Servono modifiche normative per farlo? Non lo crediamo affatto ma se servissero esiste il Parlamento, esistono le Assemblee Legislative, il Parlamento Europeo.

Non sono lì per approvare decreti legge, magari con la fiducia, posti dal potere esecutivo, che non dovrebbe legiferare ma, per l’appunto, applicare le leggi.

Vi pare un visione statalista?

Ma quando con fondi pubblici si sono salvate le Banche, nessuno ha battuto ciglio. E quando in Italia fu nazionalizzata l’energia elettrica dal Governo Fanfani con i voti anche dei Socialisti si fece un’operazione statalista?

Qui non si tratta affatto di statalismo ma di azioni per regolare il mercato e mettere al sicuro beni comuni dalla speculazione finanziaria e da attacchi geopolitici.

Per un’economia sociale di mercato

E’ il modello europeo di economia sociale di mercato. Il modello renano, oggi massacrato dal liberismo e da una finanza speculativa fuori controllo.

Il minimo sindacale se non vogliamo che le perorazioni a ridurre le disuguaglianze si riducano a false giaculatorie, buone per confondere le acque.

Uno schieramento, non diciamo di sinistra ma almeno progressista, dovrebbe porsi questi obiettivi, avendo anche forze al governo di Regioni, del Paese e dell’Europa.

Se non lo fa, se cede al pensiero unico fasullo di un mercato autoregolantesi, se non si cura dei beni comuni, come può, in modo credibile, porsi in alternativa alle destre che cavalcano ogni disagio sociale?

Ci sono troppi cedimenti alle lobbies del fossile ed alla loro visione conservativa delle rendite.

In realtà forze in teoria progressiste tollerano tale situazione di fatto e immiseriscono la politica a visione compassionevole, cioè ad una visione di destra.

Se non ci si incontra in una condivisione comune di un nuovo modello di sviluppo, che nasce, si, da situazioni complesse, ma non irrisolvibili, ogni alleanza sarà precaria e perdente.

(Paolo Galletti – co portavoce Europa Verde Verdi Emilia-Romagna)