Ravenna. Al processo per il femminicidio di Ilenia Fabbri, la 46enne faentina che prima della morte lavorava alla concessionaria Sica di Imola, il 28 febbraio è stato il giorno delle arringhe della difesa dei due imputati, l’ex marito Claudio Nanni considerato il mandante dell’assassinio, e Pierluigi Barbieri, l’esecutore materiale che è reo confesso da tempo. Per entrambi, l’accusa ha già chiesto la massima pena, ovvero l’ergastolo.

La panchina rossa dedicata dalla concessionaria Sica a Ilenia Fabbri, vittima di un femminicidio

L’avvocato Marco Gramiacci, difensore di Barbieri, ha chiesto di diversificare le pene valorizzando le attenuanti generiche sostenendo che “l’omicidio è sempre grave, ma ci sono dei criteri. Collaborando alle indagini, Barbieri ha dato un aiuto gigantesco schiacciando definitivamente ogni tentativo di depistaggio, quando invece avrebbe potuto tacere”.

Per l’avvocato Francesco Furnari, difensore di Nanni, Barbieri non è attendibile: “Un fiume in piena di contraddizioni e menzogne” e ancora “una bestia alla quale è andato in tilt il cervello”. Nanni cioè lo avrebbe incaricato, ma non di uccidere la ex moglie: “Avevano un accordo diverso”. Per questo ha chiesto l’assoluzione dall’omicidio aggravato o in subordine la derubricazione in tentata estorsione o ancora in subordine di rimodulare la pena.

Terminate le arringhe, i giudici della Corte di assise di Ravenna sono entrati in camera di consiglio.