La nostra rubrica letteraria, “Lo scaffale della domenica”, a cura di Andrea Pagani, dà il via ad un nuovo tema monografico, che ci accompagnerà per 5 puntate nel mese di marzo: la letteratura disegnata, ovvero la graphic novel, romanzi a fumetti. Un’interessante forma narrativa, a metà strada tra il genere letterario e il meccanismo del fumetto. Buon divertimento!

Andrea Pagani

Praga. Agosto 1950 – Settembre 1990. È nell’arco di ben 40 anni, nella magica e gotica atmosfera della capitale cecoslovacca, che si svolge la storia di Jonas Fink, indimenticabile protagonista della trilogia del romanzo a fumetti di Vittorio Giardino.

Si potrebbero rinvenire varie definizioni per questa complessa e voluminosa opera, dal titolo, appunto, Jonas Fink. Una vita sospesa (ed Rizzoli-Lizard, 2018, pp. 333): romanzo a fumetti, graphic novel, romanzo storico-sociale, letteratura disegnata, romanzo di formazione.

Nulla basterebbe, però, a denotare l’originalità del progetto culturale di Vittorio Giardino (e non solo in quest’opera), ossia la sofisticata rete di rimandi ad opere storiche e letterarie, a vicende politiche, a scenari sociali e antropologici che sorregge le sue vignette, sempre proposte con un segno grafico di estrema eleganza, pulizia e precisione (un tratto che trova la sua matrice originaria nella scuola fumettistica d’area belga), e con la leggerezza, il ritmo, la dinamica inventiva dell’avventura.

Non a caso, in più di un’intervista, il fumettista, originario di Bologna, ha dichiarato che le fonti delle sue storie sono scrittori, storici, saggisti (da Kafka a Vasiliy a Jaroslav Hašek, da Milan Kundera a Ripellino, da Bolton a Seifert), oltre ai colleghi di fumetti (sopra tutti l’immenso Hugo Pratt). In tal senso, le storie che Giardino decide di raccontare, di raffinato intrattenimento, con un plastico profilo storico-sociale, si prestano ad essere le storie di uno “scrittore” ovvero di un “autore di fumetti”, più che di un fumettista nel senso tecnico della parola.

Nella fattispecie, veniamo immersi nell’avventura quarantennale di Jonas Fink, sullo sfondo della Praga stalinista: dall’infanzia e adolescenza del protagonista di origini ebraiche, che subisce le discriminazioni e le assurde persecuzioni del regime socialista, legate alla sua condizione economica (il padre viene immotivatamente arrestato nel 1950 nel corso della purghe antiborghesi e Jonas è costretto ad abbandonare gli studi, gli amati libri, nonostante l’ottimo profitto, e ad arrangiarsi con umili lavori), fino a quando, durante la stagione della cosiddetta primavera di Praga, lo ritroviamo, adulto, che gestisce una libreria e coinvolto in complessi intrighi politici, per poi concludersi con un meraviglioso e amaro colpo di scena, nel 1992, dopo la caduta del muro di Berlino.

Al centro della storia, dunque, Vittorio Giardino colloca protagonisti semplici, gente comune, comunque sempre intellettuali e curiosi di cultura, intrappolati nella cornice e nelle ingiustizie del regime: «Per rinnovare la memoria – spiega l’autore – non serve raccontare la grande storia, ma è meglio concentrarsi su una vita, quella del mio vicino o di un amico, per esempio, e osservare che cosa gli è successo. È più facile da capire, ed è per questo che non faccio fumetti didattici».

Jonas Fink diventa così non solo un modo per raccontare uno specifico contesto storico, ma anche il pretesto per rendere giustizia a persone dimenticate dalla storia, alcune proprio rimosse per questioni di propaganda, altre perché mai assurte a un ruolo di primo piano (anche se incontrate di persona dall’autore): «Nessuno avrebbe scritto nulla su di loro» confessa l’autore nell’introduzione alla prima edizione de L’Infanzia nel 1997. «In un delirio di grandezza mi dissi: “Bene, lo farò io. Scriverò non di loro, ma per loro”. Sapevo di non averne diritto. Non avevo vissuto la loro vita, l’avevo solo sfiorata. Non potevo dire di conoscere davvero quello che volevo raccontare. Per fortuna, ho sempre avuto molta immaginazione. Anche troppa.»

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(Andrea Pagani)