“L’Occidente deve comprendere che, per la Russia, l’Ucraina non sarà mai terra straniera. La storia russa inizia con il Kievan-Rus (1). La religione russa si diffuse da qui. Per secoli l’Ucraina fece parte della Russia, e nel periodo precedente le loro storie si intrecciano. Molte battaglie importanti per la libertà della Russia si combatterono qui, iniziando con la battaglia di Poltava nel 1709 (vinta dai russi contro lo svedese Carlo XII, ndr), furono combattute sul suolo ucraino.

La flotta del mar Nero, che proietta l’influenza russa sul Mediterraneo, ha un contratto a lungo termine per la base di Sebastopoli, in Crimea. Dissidenti famosi come Aleksandr Solzhenitsyn e Joseph Brodsky insistono che l’Ucraina era una parte integrale della storia russa e della stessa Russia” Sperando che il lettore/lettrice non abbia smesso di leggere pensando sdegnato/a che io stia citando la Tass o Vladimir Putin (2) rivelo il nome dell’autore di queste righe, pubblicate sul quotidiano Washington Post il 5 Marzo 2014 (durante la crisi di Crimea) da Henry Kissinger che titola “Per risolvere la crisi Ucraina pensiamone la conclusione. Sappiamo verso dove stiamo andando?”.

In questa indegna e ingannevole bufera mediatica del 2022 ricordiamo un poco di storia. Il paese ha diverse minoranze etniche (ungheresi, rumene, moldave, ceche, bielorusse) ed è una nazione indipendente solo dal 1991 (3), in precedenza dal 1300 in poi è stato sempre sotto dominazioni straniere: mongoli, polacchi, lituani, russi. Nel 1939 (dopo l’accordo di Mosca con la Germania nazista), la regione occidentale ucraina fu incorporata alla Russia. L’ovest del paese è in maggioranza ucraino e largamente cattolico, guarda a occidente, mentre l’est è in maggioranza russo, largamente di religione ortodossa, e guarda alla Russia.

Ancor oggi rimane un solco profondo fra queste due parti dell’Ucraina, che si rispecchia in forze politiche afferenti a l’una o all’altra parte, che a turno cercarono di imporsi alla parte avversa. Queste due ali dell’Ucraina (afferma Kissinger) dovrebbero cercare la riconciliazione, non il dominio di una fazione sull’altra.

L’attacco della Germania alla Russia nel 1941 ebbe come conseguenza l’occupazione di tutta l’Ucraina da parte nella Germania nazista (4).

Parte della popolazione fece resistenza partigiana agli invasori, ma altri (memori della terribile carestia sotto Stalin in cui morirono 7 milioni di contadini ucraini) collaborarono entusiasticamente con i tedeschi con l’UPA (esercito insurrezionale ucraino), reo di collusione con orrendi massacri degli ebrei, ma anche di civili sospetti di sostenere partigiani russi.

L’Upa, armata dai nazisti, era basata nell’ovest ed aveva per scopo l’indipendenza dell’Ucraina. Alla fine della guerra si scontrò anche con i tedeschi difendendo villaggi ucraini. Nel 1944 i tedeschi liberarono diversi nazionalisti ucraini (che tenevano in prigione, colpevoli di molti omicidi) incluso il tristemente noto Stepan Bandera (cui si richiamano attuali formazioni paramilitari ucraine).
La resistenza contro i russi da parte delle forze nazionaliste ucraine, dopo che l’armata rossa aveva occupato il paese, durò fino ai primi anni cinquanta. A questa tradizione nazionalista si richiamano le formazioni paramilitari operanti in Ucraina, inquadrate assieme alla polizia e all’esercito, che Putin descrive come neo-nazi.

Importa ricordare che l’Ucraina fu la terza potenza atomica fino al 1994, avendo ereditato 1.900 testate nucleari dall’Urss. Le testate furono restituite nel 1994, in cambio del memorandum di Budapest sulle garanzie di sicurezza per l’Ucraina, che ottenne garanzie da Russia, Stati uniti e Regno Unito per la sua sicurezza, indipendenza e integrità territoriale. In cambio l’Ucraina aderì al trattato di non proliferazione delle armi nucleari. Una delle preoccupazioni espresse da Putin è che la dirigenza ucraina ha parlato di dotarsi di armi nucleari, o di quelle Nato che non sarebbero sotto il suo controllo, o anche armi proprie che potrebbe essere in grado di gestire, avendo molte centrali nucleari per produrre energia ha le competenze di ingegneria nucleare necessarie.

Il dissolvimento dell’Unione sovietica non portò stabilità politica nello spazio post sovietico, dove nazioni centrate su una etnia sono in realtà spazi multietnici che conservano la loro unità statuale grazie a regimi autoritari e/o corrotti. In particolare l’Ucraina è caduta nelle mani di mafiosi provenienti da Mosca (l’ucraino Semyon Mogilevich detto “the Brain”, la mente)(5). Dice Saviano: “Lo dice qualsiasi studio, quelli americani e dell’ONU. Le truppe in questo momento sono affiancate da organizzazioni criminali.

Le organizzazioni criminali ucraine e quelle russe sono gemelle e infatti sostenevano il presidente (filorusso) prima della rivolta europeista di Maidan nel 2013” (che i russi definiscono colpo di stato con l’aiuto di bande neo-nazi). Continua Saviano “Quando il popolo ucraino è insorto, sono saltati gli accordi con la società che vendeva il gas all’Ucraina (accordo mediato dalla mafia russa)…e l’Europa continua a raccogliere i soldi degli oligarchi nelle sue piattaforme finanziarie” Questo può spiegare l’insuccesso delle riforme nelle repubbliche ex-URSS che (tranne quelle baltiche) vedono la popolazione assai più povera che nel periodo sovietico, mentre oligarchi e mafie si arricchiscono. Infatti dal 1991 l’Ucraina ha perso all’emigrazione quasi il 20% del suo popolo.

Si tratta di un conflitto fratricida: molti russi sono radicati in Ucraina, molti ucraini vivono a Mosca e fra di loro molti sono parenti. Nell’emigrazione russi e ucraini vivono fianco a fianco e si aiutano. I più grandi scrittori del ‘900 russo sono ucraini che scrivono in russo come Babel’ L’armata a cavallo, (-Bulgakov con Il Maestro e Margherita e Vasily Grossman con Vita e Destino- entrambi libri che mi sono piaciuti molto. Spero siano tuttora disponibili in libreria!).

L’antefatto del 2022 inizia con la decisione della Nato del 2008 di considerare l’ammissione della Georgia e dell’Ucraina, la risposta russa fu un chiaro niet. Seguì l’intervento militare russo in Georgia e nel 2014, l’annessione della Crimea alla Russia dopo un referendum (preceduto da un’occupazione militare). Sarebbe forse seguito un intervento militare russo nell’Ucraina dell’est nel contesto della guerra civile in Donbass (Biden in quanto vice di Obama era al tempo presente in zona) ma la Russia ha esitato per molti anni. Si preparava, ora lo capiamo, ad un possibile intervento di forza: ha aumentato molto le riserve, ha ridotto quelle in dollari ed ha aumentato oro e yuan. Ha rafforzato i legami economici con la Cina. Ha modernizzato l’esercito che non aveva dato buona prova di sé in Georgia.

Tornando a Kissinger nel 2014: scrive che quel che conta è come si esce da una guerra. Egli suggerisce una soluzione di compromesso: l’Ucraina non dovrebbe entrare nella Nato e l’Ucraina dovrebbe concedere autonomia elettorale alla Crimea. La Russia preservando l’integrità territoriale del paese riceve in cambio l’assicurazione che la flotta russa resta a Sebastopoli. L’Ucraina prende a modello la Finlandia, non entra né nella Nato né nell’Europa ma resta una democrazia liberale e prospera economicamente interagendo con l’economia europea (un altro caso di neutralità forzata fu quello dell’Austria). Vista da oggi questa proposta mostra la sua ingenuità: le posizioni delle due parti sono molto irrigidite. Un analogo appello a pensare a vie d’uscita possibili viene fatto da Lucio Caracciolo su La Stampa del 27.02.2022 (giorno che sembra ahimè, dieci giorni dopo, ben lontano) (6).

Che cosa significa non volere la guerra? Significa cercare una conclusione negoziata o attendere che la Russia alzi le mani? Aspettare un colpo di stato al Cremlino? Accettare come fatto compiuto la conquista russa dell’Ucraina e sigillare la Russia dietro una cortina d’acciaio, riarmando l’Europa fino ai denti? Eliminare la Nato o perseguire un logoramento strategico fino alla sconfitta strategica e disintegrazione della Russia? Attirare la Russia in un Afghanistan nel mezzo dell’ Europa? (7) Non spaccherebbe questo la solidarietà europea? Non si rischierebbe di scivolare in una guerra totale? Conclude Caracciolo “Per evitare che sfoci nella follia definitiva, ovvero nella guerra totale e nella destabilizzazione permanente dell’Eurasia, esplorare la via negoziale parrebbe ipotesi degna di considerazione.” Pare a me che dal 2014 vi sia stato ben poco dialogo diplomatico, molti pugni sul tavolo e barriere costruite. L’Europa in particolare si è mossa in ordine sparso, disunita e distratta e ha ritenuto di poter trattare la Russia come fosse San Marino. Putin ci informa che abbiamo commesso un grave errore di calcolo, non facciamone altri.

(Cecilia Clementel)

1)  Il principato di Kiev,879-1240. Lo stato cadde all’invasione dei Mongoli (questo diminuì la reale possibilità che i Mongoli invadessero l’Europa intera).

2) Che sarebbe comunque bene ascoltare: L’arte della guerra, un manuale storico cinese esorta “conosci l’avversario, conosci te stesso e sii pronto a sorprese”.

3) Diventa Repubblica parlamentare solo nel 2004.

4) Il Post del 24 Marzo 2014 “Breve storia dell’Ucraina”

5) Vedi Il Giorno del 4 Marzo: Guerra in Ucraina, Saviano da Fazio accusa la mafia ( Che tempo che fa del 27 Febbraio)

6) Chi scrive attende con impazienza il prossimo numero del mensile Limes, diretto da Caracciolo e di imminente pubblicazione, una rivista geostrategica e un faro antinebbia nella “nebbia della guerra”, anche quando non sono d’accordo con la linea della rivista, il che accade spesso.

7) Ebbe a dire un amico: combattere i russi fino all’ultimo ucraino.