Imola. E’ stato presentato l’8 marzo il “Tavolo tecnico di contrasto alla violenza”, per evidenziare – attraverso la rappresentazione di ciascuna e di tutte le componenti di questo organismo – oltre ai dati di attività, il contributo peculiare che ciascuna di esse può portare nel contrasto al fenomeno ed il motivo per cui collaborazione e confronto strutturato divengano valore aggiunto e circolo virtuoso nel contrasto alla violenza di genere.

Alla conferenza di presentazione hanno partecipato:
• Nuovo Circondario Imolese – Beatrice Poli, Sindaca NCI con delega alle Pari Opportunità;
• Azienda sanitaria locale di Imola – Anna Strazzari (Psicologa Responsabile Consultorio Familiare e coordinatore del Tavolo tecnico di contrasto al maltrattamento); Barbara Paccaloni Area ospedaliera (Ginecologa Pronto soccorso e Ostetricia e ginecologia); Caterina Gianstefani (Psicologa Consultorio Familiare);
• Associazione Trama di Terre: Alice Bonoli Dal Monte (responsabile Centro Antiviolenza);
• Associazione Per Le Donne: Anita Lombardi (coordinatrice Centro Antiviolenza);
• ASP: Elena Dall’Osso (Assistente sociale Coordinatrice di Area ASP Circondario Imolese);
• Forze dell’Ordine: Daniele Brighi (Comandante Corpo Intercomunale Polizia Locale); Rosario Cerasuolo (Carabinieri Imola); Luciano Di Prisco e Stefano Mattia (Polizia di Stato Imola).

Il testo del documento

Per quanto debba essere forte il messaggio che il tema della violenza e dei maltrattamenti non debba essere evocato esclusivamente in occasione delle ricorrenze ufficiali, poiché attraversa trasversalmente i 365 giorni dell’anno, nella giornata che celebra le donne, l’8 marzo, ci sembra opportuno volgere il nostro sguardo, non solo al lato piacevole, ma anche al lato più oscuro, dell’essere donna.

Sul territorio è attiva una rete di professionisti che nel corso degli ultimi anni si è sempre più specializzata nell’accoglienza e nella presa in carico delle donne vittime di violenza.

Presidio ospedaliero: Pronto Soccorso e Ostetricia e Ginecologia

Le donne vittime di violenza accedono all’Ospedale principalmente attraverso il Pronto Soccorso generale: se hanno subito una violenza sessuale o se sono in gravidanza vengono quindi inviate al Pronto soccorso ginecologico.

Nel 2021 ci sono stati 123 accessi al PS generale fatti da 102 donne, poiché alcune di loro sono venute più di una volta nel corso dell’anno: nello specifico 1 donna ha fatto 6 accessi, 9 donne 2 accessi ciascuna, le restanti 92 un solo accesso a testa. Si tratta di 72 donne italiane e 30 straniere.

Al termine degli accertamenti e delle cure eseguite in Pronto Soccorso, 111 donne sono state indirizzate ai servizi territoriali, 1 donna è stata ricoverata, mentre 11 donne hanno abbandonato il Pronto Soccorso prima della visita.

La visita in Pronto Soccorso è utile per constatare e curare i danni fisici subiti dalla donna, ma anche per eseguire una refertazione che potrà essere successivamente esibita all’autorità giudiziaria.

Molto spesso queste donne faticano a chiedere aiuto, temono di non essere ascoltate o capite, temono di essere scoperte dal maltrattante, oppure diffidano delle istituzioni, perciò in attesa della visita medica possono avere dei ripensamenti e rinunciare, abbandonando il pronto soccorso.

Una donna su 123 è stata ricoverata (0,81 %).

Nel 2021 si sono rivolte al Pronto Soccorso ginecologico per violenza sessuale 6 donne. Al PS Ginecologico sono eseguiti accertamenti medico-legali ed azioni di profilassi per le malattie sessualmente trasmissibili e per gravidanze indesiderate. Spesso le vittime non se la sentono di recarsi immediatamente dopo la violenza in Pronto Soccorso, e a volte passano molti giorni prima che decidano di farlo, magari accompagnate da un’amica o dalle Forze dell’Ordine. Tuttavia, ci preme ricordare che minore è il tempo che intercorre tra l’aggressione e la visita, più è probabile riuscire a raccogliere reperti utili all’identificazione dell’aggressore. Inoltre, per la raccolta dei reperti è importante anche evitare di lavarsi e cambiarsi biancheria e vestiti.

La gravidanza può costituire un periodo di recrudescenza della violenza, pertanto nel caso si sospetti o accerti un maltrattamento in tale periodo della vita è indicato il ricovero, per poter organizzare un’adeguata presa in carico della donna in collaborazione con i servizi territoriali. Nel 2021 sono state ricoverate presso il reparto di ostetricia due donne vittime di violenza in gravidanza.

Consultorio Familiare

Relativamente ai dati presentati dal Consultorio Familiare, risulta necessario offrire una lettura che aiuti a comprenderli e contestualizzarli. Sicuramente nel corso degli ultimi anni, vediamo una variazione nel numero di donne che si sono rivolte al Consultorio Familiare portando una storia di violenza e maltrattamento, che possiamo ricondurre da un lato al periodo della pandemia ed alle restrizioni che ne sono conseguite, dall’altro ad una crescente sensibilità e specializzazione degli operatori, che hanno consentito di individuare precocemente e prendere in carico un maggiore numero di donne.

È indispensabile sottolineare anche le diverse modalità con cui queste donne si affacciano al servizio e svelano la propria storia di violenza. Una parte di esse arriva sull’onda dell’urgenza, talvolta su invio di altri servizi della rete: in questi casi sono necessarie una accoglienza tempestiva ed una presa in carico sollecita.

Una percentuale importante di donne invece usufruisce di prese in carico psicoterapeutiche o di sostegni che si prolungano nel tempo, talvolta per anni. Arrivano con richieste di aiuto molto diverse, che magari riguardano il sostegno alla genitorialità, piuttosto che altre tematiche di pertinenza consultoriale, e spesso svelano la storia di violenza solo dopo molto tempo, a volte dopo mesi dal primo accesso.

Ecco allora che è fondamentale il potere trovare all’interno del Consultorio Familiare diverse figure professionali che collaborano sinergicamente nella presa in carico della donna. Ciascuna di esse, secondo la propria professionalità, diviene portatrice di parte del carico della richiesta della donna, facilitando l’integrazione tra tutti gli operatori che collaborano: la rete anche all’interno del servizio risulta essere lo strumento più importante per fare fronte, anche come professionisti, al trattamento delle donne che subiscono maltrattamenti e qualsiasi forma di violenza.

Infine, nell’accoglienza e nella cura delle donne che subiscono maltrattamenti sono determinanti il rispetto e la comprensione delle loro tempistiche, al fine dell’instaurarsi di una relazione di fiducia nella quale non è opportuno imporre soluzioni o giudizi, ma piuttosto favorire la creazione di uno spazio sicuro, all’interno del quale le donne si sentano libere di potersi fidare ed affidare.

Trama di Terre

Le donne accolte dal nostro Centro antiviolenza nel 2021 sono più numerose rispetto al 2020 e la metà sono arrivate al Centro Antiviolenza solo negli ultimi 4 mesi dell’anno, ovvero nel periodo senza restrizioni. Questo dato ci permette di sottolineare ancora una volta come la pandemia ha acutizzato il trauma della violenza, portando le donne a chiedere aiuto tardivamente quando si trovano ormai in una fase acuta e pericolosa per la loro incolumità, ma anche che i Centri Antiviolenza si dimostrano ancora una volta come indispensabili punti di riferimento riconosciuti dalle donne anche in situazioni emergenziali.

Nel 2021 si nota un lieve aumento delle richieste di aiuto per matrimoni forzati o combinati. Un dato che è possibile collegare al femminicidio della ragazza pakistana in provincia di Reggio Emilia, che ha allarmato molte ragazze e donne, non solo all’interno della comunità pakistana. Abbiamo rilevato che tra le donne che hanno chiesto aiuto per questa specifica tipologia di violenza, alcune l’hanno fatto per evitare un matrimonio forzato, mentre altre hanno riconosciuto la violenza del matrimonio combinato solo in seguito alle violenze agite dall’uomo ormai sposato. Il dato è interessante anche perché va a decostruire il relativismo culturale per cui il matrimonio combinato, così come alcune violenze legate all’onore, non vengono riconosciute ancora come violazione dei diritti umani delle donne (così come sancito dalla Convenzione di Istanbul), ma come una “tradizione da tollerare” o peggio come un comportamento da non criminalizzare.

In un percorso di uscita dalla violenza, già di per sé doloroso, le donne continuano a percepire la collocazione nelle case protette come una punizione. Continuano ad esserci risposte legali e sociali ancora troppo flebili per le donne che decidono di intraprendere un percorso di emancipazione dalla violenza. In questa ottica, diviene molto difficile pensare ad una progettazione futura in autonomia quando anche il contesto sociale pone dei limiti oggettivi, come la difficoltà di trovare lavoro e la difficoltà di trovare una casa. È questa situazione di forte incertezza che spinge le donne, in alcuni casi, a ritornare con l’uomo maltrattante.

La nostra équipe di lavoro, quindi, può notare che, per quanto il lavoro di rete per il sostegno emotivo delle donne sopravvissute alla violenza si sia consolidato attraverso il lavoro in sinergia con i vari servizi del territorio, in particolare con il Consultorio familiare di Imola, permangano delle criticità sulla restituzione di risposte pratiche alle donne che denunciano.

In particolare, abbiamo fatto partire insieme al consultorio e il U.O. di Ginecologia e Ostetricia dell’Ospedale di Imola il progetto “D.E.S.E.O.: donne, empowerment, per esplorare le opportunità con le donne del mondo” finanziato dalla Regione Emilia Romagna in collaborazione con Ausl di Imola, Asp Circondario Imolese, Comune di Imola Servizio Infanzia, Associazione Amici Asilo Nido infanzia Scoiattolo, CGIL IMOLA. Il progetto vuole costruire un modello sperimentale di cooperazione tra pubblico e privato nell’accoglienza e nel coinvolgimento delle donne migranti e native a rischio di vulnerabilità, attivando un sostegno interdisciplinare senza frammentare le esperienze e i bisogni delle donne e rischiare di produrre, anche se involontariamente, una vittimizzazione secondaria.

Per Le Donne

PerLeDonne ODV è un’associazione di volontariato composta da donne nata nel 2012 che svolge la propria attività nell’ambito della diffusione della cultura di genere e il contrasto alla violenza. Nello stesso anno, all’interno dell’Associazione, nasce il Centro Antiviolenza.

Dal 2012 ad oggi le donne accolte sono state 571. Nel 2021 i percorsi attivati sono stati 74, di cui 16 che continuavano dall’anno precedente. Il centro, nel 2021, ha svolto 303 ore di colloqui individuali con le donne, a cui va aggiunto il tempo dedicato al lavoro di rete e alle attività di prevenzione e formazione sui temi della violenza di genere.

Il CAV si occupa di offrire accoglienza alle donne che vivono o hanno vissuto una situazione di violenza realizzando colloqui di sostegno, offrendo consulenze legali e psicologiche e orientando alla rete dei servizi presenti sul territorio. Tutti i servizi del Centro sono gratuiti.

Nell’ambito delle attività che il CAV svolge nel contrasto alla violenza hanno un ruolo rilevante i progetti di prevenzione e formazione.

In particolare, nel 2021 il CAV ha avviato il progetto “Che Radio di Genere!” che prevede incontri sul tema della disuguaglianza fra i generi con le classi degli ultimi anni dell’Istituto Scappi di Castel San Pietro e webinar aperti a tutti gli studenti e studentesse degli istituti superiori di Imola e Circondario. L’obiettivo del progetto è offrire strumenti a studentesse e studenti per avviare riflessioni su questi temi e diffondere corrette informazioni tramite la realizzazione di un programma radiofonico creato dalle classi.

Sul tema del contrasto alla disparità economica, nel 2021 l’Associazione ha avviato il progetto ECCOCI, con l’obiettivo di favorire la parità delle donne nella vita economica del territorio e l’accesso al lavoro. Il progetto prevede anche la realizzazione di micronidi che possano favorire l’accesso al lavoro delle donne con figli e figlie.

Infine, consapevoli del grande sommerso che rappresentano le violenze agite nei confronti delle donne con disabilità, nel giugno 2021 si è concluso il progetto NESSUNA ESCLUSA. Il progetto ha permesso la realizzazione di una mappatura dei bisogni oltre che la realizzazione di attività di sensibilizzazione su questo tema. L’associazione ha in previsione di continuare a lavorare in questo ambito anche nel 2022.

Asp

Nel 2021 Asp si è occupata di 32 nuove accoglienze di donne vittime di violenza. Di queste, 26 sono madri di figli di minore età, 1 è in gravidanza e 5 non hanno figli o hanno figli già maggiorenni, pertanto i minori vittime di violenza assistita sono stati in totale 43.

A conferma del fatto che la violenza di genere è un fenomeno domestico: nel 38% dei casi l’autore di violenza è il coniuge, nel 47% di casi è il convivente o fidanzato, nel restante 15% dei casi è l’ex partner o un altro parente.

Nel 31% delle situazioni si è reso necessario un collocamento in protezione della donna, da sola o con i figli minori. La denuncia viene sporta da 21 donne, mentre 11 decidono di non denunciare.

Gli interventi attivati a favore di queste donne sono spesso (18 situazioni) di tipo plurimo (valutazione e/o attivazione di un progetto per garantire un contesto protettivo, avvio di percorsi specifici sulla violenza, orientamento ad altri servizi…).

L’analisi dell’evoluzione dei dati del 2020 racconta esplicitamente la complessità dei percorsi di uscita dalle condizioni di maltrattamento.

Delle 47 donne prese in carico nel 2020: 18 (il 38% del totale) vivono tutt’ora insieme all’uomo autore di violenza, 16 vivono da sole, 6 donne (13% del totale) sono ancora collocate in protezione (presso strutture di accoglienza, sole o insieme ai figli), 1 vive presso amici/parenti e di 5 donne abbiamo perso le tracce e 1 ha fatto “scelte altre” (trasferimento all’estero).

Questi dati confermano la necessità, già espressa anche dagli altri attori che si attivano per il contrasto al maltrattamento, di sostenere le donne in percorsi di autonomia e favorire spazi di empowerment.

In questa ottica, in riferimento alla DGR 1764/2020 e alla assegnazione di finanziamenti per il sostegno abitativo e per l’accompagnamento nei percorsi di fuoriuscita dalla violenza di genere, Asp ha sostenuto nel 2021 in modo sostanzioso la progettualità e l’autonomia abitativa di 4 donne con figli minori.

Inoltre, pare importante riportare l’attivazione da parte di Asp del progetto ”Mani in Rete” progetto non dedicato in modo esclusivo alle donne vittime di violenza, ma a tutte le donne in condizioni di fragilità.

Questo progetto è stato presentato sul bando di cui alla DGR n. 869/2021 volto a sostenere la presenza paritaria delle donne nella vita economica del territorio, favorendo l’accesso al lavoro, i percorsi di carriera e la promozione di progetti di welfare aziendale finalizzati al work-life balance e al miglioramento della qualità della vita delle persone – annualità 2021/2022.

Il progetto, fatto proprio dal Nuovo Circondario Imolese, è stato finanziato interamente dalla Regione e attivato dallo scorso mese di ottobre con la partecipazione attiva di 11 donne e la collaborazione di diversi partner locali che contribuiscono all’ampliamento dell’offerta formativa per le donne oltre all’individuazione di attività che possano, poi, sostenere il loro effettivo inserimento lavorativo/occupazionale anche in forma di imprenditoria

Questo progetto, che sta proseguendo con grande soddisfazione delle donne e del servizio, si inserisce in una più ampia gamma di azioni di sostegno alle autonomie ed alla parità di genere che sono state attivate nel territorio Circondariale e delle quali Asp è partner.

Come accedere al Servizio Sociale Territoriale?

LO SPORTELLO SOCIALE

La porta di accesso all’ASP Circondario Imolese è lo Sportello sociale, dove è possibile ottenere informazioni, orientamento ed indicazioni relativi ai problemi sociali. Lo Sportello sociale è presente:

– a Imola in Viale D’Agostino n. 2/a – Tel.0542/606720

– a Castel San Pietro Terme c/o la Casa della Salute, viale Oriani 1– Tel. 051/6955331

– a Medicina in Via Saffi n. 73 – Tel.051/6973900

GLI SPORTELLI TERRITORIALI

Per ciascuna delle cinque aree territoriale sono presenti sportelli d’accoglienza di libero accesso, ai quali i cittadini possono rivolgersi per esporre i loro bisogni ed essere orientati rispetto alle richieste presentate.

Pris

Le situazioni di emergenza ed urgenza che si verificano negli orari di chiusura dello Sportello Sociale, compresi i giorni festivi e le ore notturne, sono gestite attraverso il Servizio di Pronto Intervento Sociale (PRIS) attivato a livello metropolitano. Il PRIS garantisce reperibilità telefonica ed un tempestivo intervento di operatori qualificati unitamente agli operatori dei servizi di emergenza territoriali (Polizia, Carabinieri, Polizia Municipale, Pronto soccorso sanitario).

Ad ogni modo, il servizio sociale attribuisce priorità di accesso e presa in carico alle donne vittime di violenza; per situazioni di emergenza e necessità, è sempre possibile accedere al servizio per un primo colloquio di conoscenza, per approfondire insieme alla donna la situazione familiare, valutare il pericolo e decidere congiuntamente quali interventi è necessario mettere in atto.

Quali interventi possono essere attivati?

Il servizio sociale territoriale ha la competenza per la presa in carico dell’intero nucleo famigliare, pertanto possono essere attivati o proposti interventi a favore della donna vittima di violenza, dei figli minori ed anche dell’uomo/padre autore di violenza.

In modo sintetico gli interventi attivabili sono i seguenti:

– ascolto della donna con colloqui regolari;

– orientamento alle realtà e servizi del territorio;

– sostegno economico;

– sostegno per allontanamento dall’uomo violento e collocamento in protezione, con o senza i figli minori;

– definizione di un progetto volto all’autonomia (abitativa, economica, inserimento lavorativo, sostegno all’inserimento scolastico e all’accudimento dei figli minori…)

– ascolto dell’autore di violenza e orientamento ai servizi del territorio per l’attivazione di un percorso di presa in carico (Consultorio famigliare, Gruppo di auto aiuto presso il CSM, Sert,…)

In caso di presenza dei minori vittime di violenza assistita il Servizio Sociale, in modo integrato con il servizio di Neuropsichiatria Infantile dell’Ausl, attiva interventi di protezione e supporto del minore e di raccordo con l’Autorità Giudiziaria. Inoltre il Servizio Sociale è chiamato alla protezione anche della relazione tra i figli e il padre maltrattante (programmazione e gestione degli incontri protetti).

Forze dell’ordine – durante la conferenza stampa hanno rappresentato la forte volontà di continuare a partecipare al tavolo, portando le loro competenze e facendosi parte della rete.

Hanno rappresentato di aver già, purtroppo, utilizzato la stanza degli ascolti protetti, inaugurata in occasione del 25 novembre.

Nuovo Circondario Imolese e i Comuni aderenti

Per fare la loro parte in termini di presa d’atto sociale del fenomeno e di prevenzione, cogliendo opportunità dell’8 marzo, sono state proposte varie iniziative in tutti i Comuni (come da programma precedentemente inviato), collaborando con tante realtà esistenti e cercando di essere presenti soprattutto nei luoghi frequentati dalle famiglie.

É stata calendarizzata per il 26 marzo l’ultima presentazione della Commissione Diritti e Pari Opportunità nell’Area Mordano – Medicina – Castel guelfo di Bologna, di seguito verrà aperto il bando delle candidature per arrivare a questo importante obiettivo.

E’ in via di definizione il programma della formazione a seguito della firma dell’Accordo per il contrasto alle molestie e alla violenza nei luoghi di lavoro.