Nella “nebbia della guerra” resta difficile capire l’evoluzione del conflitto. Nonostante la determinata resistenza ucraina, vista la pressione lenta ma costante di forze militari russe nettamente superiori per numeri, armamenti e superiorità aerea,[1] siamo in una strada a senso unico che porta alla “cessazione delle ostilità da parte dell’esercito ucraino” preliminare alla discussione di richieste russe. Vedremo se la popolazione civile atterrita dal conflitto potrà allontanarsi attraverso i sei corridoi umanitari concordati fra russi e ucraini, per i precedenti incidenti nel corso delle tregue abbiamo un prevedibile scambio di reciproche accuse. La grande accoglienza dell’Europa[2] ai profughi (quasi due milioni) conforta sia noi che loro in questi momenti difficili ed è simbolo della nostra civiltà europea. L’Italia ha sviluppato strategie e strutture di accoglienza, ma i paesi circostanti l’Ucraina, che hanno avversato la presenza di migranti in passato, temo si trovino in difficoltà già ora, per non parlare di Covid in una popolazione vaccinata al 20 o 30%. Carte geografiche dell’Ucraina negli organi d’informazione mostrano la logica dei movimenti dell’esercito russo: ritagliarsi una mezzaluna di territorio con tutto il Donbass (non solo quello dei separatisti) e la striscia con almeno Mariupol e Melitopol che congiunge il Donbass alla Crimea, così da averne accesso via terra, ma militari russi sono arrivati anche ad ovest della Crimea e controllano il porto di Kherson.

Sul tavolo dei negoziati sarà il riconoscimento della Crimea come parte della Russia e l’indipendenza della zona Donbass, probabilmente con l’aggiunta di una striscia per l’accesso via terra alla Crimea.

Vi è una lenta avanzata russa su tutto il fronte nord ( dal confine russo) e dalla zona del Donbass verso ovest. Completato l’accerchiamento di Kharkiv a nord-ovest, quasi completo anche l’ accerchiamento di Kyiv che sarà seguito presumibilmente da attacchi intensificati di artiglieria e poi con fanteria. Sin dall’inizio si è parlato di squadre di guastatori russi attivi nella città. Questo presuppone una pianificazione precedente ed una robusta quinta colonna che li copra all’interno del paese, entrambe plausibili. Si è parlato di lista nera di neonazisti che i russi intendono sopprimere o processare. Se i colloqui portano ad un cessate il fuoco è verosimile che le milizie ed altri soggetti cui sono state distribuite le armi restino fuori controllo del governo e debbano essere disarmati, anche coll’uso della forza.

La “de-nazificazione” e punizione di eventuali colpevoli è una delle richieste russe. Vista la presenza di osservatori OSCE da anni in Donbass dovrebbe essere possibile sostanziare o meno le accuse russe alle milizie e all’esercito ucraino che (secondo la Russia) pianificavano nell’immediato una soluzione finale con attacco militare ai separatisti del Donbass.

Un’altra richiesta è la demilitarizzazione del paese. I russi continuano a sostenere di aver colpito solo istallazioni militari e che le morti civili costituiscano danni collaterali. Oltre alla rinuncia a chiedere l’inclusione nella Nato e nell’Unione Europea (improbabili entrambe, sembra che anche Zelenskyi lo abbia compreso) si richiede all’Ucraina la neutralità ed equidistanza fra Russia e Occidente. Speriamo che il grande porto di Odessa, da cui parte il 30% del grano destinato al commercio mondiale, resti all’Ucraina, per ora non è stato attaccato.

I russi potrebbero tollerare l’attuale presidente se affiancato da un primo ministro filo-russo.

La Turchia guarda preoccupata dall’altra riva del mar Nero e il 10.Marzo dovrebbe ospitare trattative fra i ministri degli esteri di Russia e Ucraina.

Un elemento nuovo, sottolineato da fonti russe e cinesi e commentato dal sottosegretario di Stato americana Victoria Nuland, è la presenza rilevata in Ucraina di decine (su un totale di 330 globali) di laboratori biologici sovvenzionati dagli Usa per ricerche su patogeni. quali peste, antrace, tularemia e colera, che secondo i russi erano impegnati in progetti per guerra biologica. Pare che a Mariupol sia stato colpito oggi un reparto pediatrico.

La guerra economica e il petrolio.

Gli Stati Uniti dichiarano che non vogliono più comperare il petrolio russo. Con i prezzi che salgono la possibilità della Russia di vendere gas e petrolio ne rafforza la posizione economica.

La preoccupazione dei cinesi, ora impegnati in una importante assemblea politica, è che le sanzioni coinvolgono fonti di energia (gas, petrolio) e possono causare grossi problemi all’economia mondiale, come la crisi del 1973 quando venne quadruplicato prezzo del petrolio. Il petrolio si è avvicinato ai $130 al barile e il prezzo del gas continua ad aumentare ed ora è dodici volte i valori di un anno fa! Il sole 24 ore afferma[3] “se Europa e USA devono smettere di comprare circa 4mbg di petrolio russo e rimpiazzarlo con acquisti da altri produttori sarà impossibile perché capacità inutilizzata per tale ammontare al mondo non ce ne è. Già nei mesi scorsi si lamentava carenza perché la domanda stava tornando sopra i livelli pre-pandemia’ La Russia è il secondo fornitore globale di petrolio, dopo l’Arabia saudita. Un blocco delle esportazioni russe di 7mbg di petrolio attuali costituirebbe un grave shock petrolifero che potrebbe portare il prezzo fino a $300 al barile ed i cinesi ne sono molto preoccupati[4]. Biden saprà inoltre che alti prezzi di petrolio alle pompe non favoriscono la sua campagna elettorale. Inoltre simili prezzi rafforzano la posizione economica della Russia, al momento fragile per le sanzioni contro la banca centrale e circa un quarto delle banche russe, amplificata da un prudenziale boicottaggio commerciale e bancario di qualsiasi cosa sia russa: Microsoft e MacDonald abbandonano il paese, Aerei Aeroflot non otterranno pezzi di ricambio (ma Boeing affronta una perdita significativa) e l’Europa bloccherà l’esportazione di oggetti tecnologici che possano essere usati militarmente o per la produzione del petrolio.

La Russia risponde utilizzando il fatto che il sistema bancario russo e le sue esportazioni di materie prime ( oltre a gas e petrolio, titanio, nickel (sospeso nella borsa dei metalli di Londra), alluminio ma anche grano, potassa e fertilizzanti), sono ormai strettamente intrecciati con il sistema economico globale, in particolare con quello europeo. Molte sanzioni minacciate possono non essere ancora concretizzate nel momento in cui la Russia, ottenuta la resa dell’Ucraina, ritirerà i militari dal paese, ma la guerra economica è cominciata e continuerà alla grande. In essa l’Italia e in minor misura la Germania e l’intera Europa sono i vasi di coccio[5]

La guerra economica: Russia ed Europa.

La Russia può vendere le materie prime: ne riceve in pagamento dollari ma le è impossibile spenderli per le importazioni. Una delle ritorsioni possibili e ventilate è una richiesta di pagamento in Euro, quanto ai pagamenti attualmente dovuti dalla Russia, si minaccia di farli in rubli. Circa il 40% delle riserve della Banca centrale sono bloccate in banche estere ma la Russia non ha fretta. Se le proprietà degli oligarchi vengono confiscate all’estero vi sono numerose aziende occidentali (e filiali di banche) che possono essere o comperate al ribasso o confiscate. L’atomica economica sarebbe di cessare l’invio di gas in Europa. La Germania ha già detto che al momento quel gas ci è indispensabile, ma anche la Russia avrebbe da perdere con una mossa così incendiaria. Non a caso le banche russe connesse ai pagamenti per l’energia sono state risparmiate dalle sanzioni. Alcune banche europee sono molto esposte alla Russia, diverse sono italiane. Non c’è solo l’energia ma anche il grano russo e il grano ucraino e l’olio di semi di girasole. Se l’Ucraina non è messa in grado di fare le semine a breve il raccolto 2022 sarà ridotto. Una crisi dei prezzi di derrate alimentari si abbatterà sulle nazioni meno capaci di sopportarla, per esempio sta creando ulteriori problemi in Libano. La buona ripresa economica post pandemia che si disegnava in Italia viene messa a rischio, probabilmente anche la ripresa globale se una escalation dei prezzi dell’energia alimenta l’inflazione. Macron, che potrebbe essere rieletto prossimamente, ha già fatto sapere che la Russia non può essere esclusa da un piano per la sicurezza europea, direi anche da un piano per la sicurezza economica. Draghi vola a Bruxelles con la richiesta di calmieramento del prezzo del gas e più flessibilità per l’Italia riguardo agli aiuti di stato all’economia. Gli Usa possono ben decidere di non importare petrolio russo (e far visita al Venezuela) ma di certo l’Europa, a breve, non può permetterselo e, a lunga, si rinforza il progetto di sostituire fonti fossili con le rinnovabili. Non solo c’è un limite alle sanzioni che possiamo imporre ma c’è anche il rischio delle contro-sanzioni. Tutto questo inoltre ha un effetto globale e vi sono grandi e importanti nazioni che desiderano la fine del conflitto ma non ritengono di imporre sanzioni alla Russia: il Venezuela ma anche il Messico e il Brasile, la Turchia ed anche l’India (che dipende dalle importazioni di fertilizzanti russi e importa anche molte loro armi). La Cina, sulla quale pressioni USA hanno avuto scarso effetto, (e che denuncia due pesi e due misure nei casi dell’Ucraina e di Taiwan sul tema dell’integrità territoriale) ha in mano l’asso, sia finanziario che economico, che permetterà alla Russia di sopravvivere a questo bombardamento economico che non a torto Putin descrive come una guerra.

La Cina afferma che queste pressioni sul campo energetico possono causare una crisi globale grave, con crescita rallentata ed alta inflazione (stagflation) come negli anni ottanta. Siamo a poco meno di cento anni dall’anniversario della grave crisi economica del 1929 che ebbe enormi ripercussioni anche sociali e politiche per una generazione, oggi siamo ben più strettamente interconnessi, o meglio lo eravamo perché blocchi incrociati delle connessioni con i social media hanno isolato l’opinione pubblica russa dalle notizie sul conflitto che vediamo in occidente.

La guerra mediatica.

L’editoriale del Washington Post di oggi (09.03.2022) sottolinea la possibilità che Pechino si distacchi da Mosca ma evidentemente non ha molta simpatia per nessuno dei due ‘Il bullo di Pechino e il megalomane di Mosca si divertivano alle Olimpiadi invernali e denunciavano, non per la prima volta, che sono stanchi dello zio Sam che fa il bello e il cattivo tempo. Da ora in poi le regole intendono farle loro’ ma ‘L’invasione rozza, brutale e destinata a fallire dei suo vicino, l’Ucraina, che rispetta le regole, è la miglior pubblicità per l’alleanza occidentale…” Vediamo riproposto il meme del ventesimo secolo e della guerra fredda, come senza dubbio ai russi verrà riproposto il meme della guerra patriottica difensiva e della popolazione liberata che li accoglie con fiori. Thomas Friedman sul New York Times di oggi teme una reazione scomposta di Putin che si vede senza via di scampo e sa che una sconfitta non gli sarà perdonata. Un’ opinione dissidente riportata da Isaac Chotiner in The New Yorker del primo Marzo 2022 è quella di Jon Mearsheimer, un noto studioso americano di scienze politiche che ritiene l’occidente e gli Usa in particolare “responsabili di questo disastro”. “Abbiamo inventato la storiella che la Russia vuole aggredire l’Europa dell’est” [un altro meme della guerra fredda]. Egli pensa che l’Ucraina potrebbe venire incontro alle richieste di Putin, il quale non ha nessuna voglia di occupare l’Ucraina e che il vero avversario degli Stati Uniti è la Cina ed è un grave errore spingere Putin nelle sue braccia. La demonizzazione di Putin (considerato fino a ieri intelligente e razionale) trionfa nell’editoriale di oggi del Guardian inglese (non oso pensare cosa ci sia in giornali più conservatori) “La guerra illegale di Putin in Ucraina è un momento di svolta della storia”.”uccidono civili che condividono con loro l’identità slava e distruggono le città di una terra che ha dato i natali alla cultura russa” “Una guerra non provocata contro un vicino democratico e più piccolo”etc. etc. Quanto a le Monde francese “Manifestazioni a Kherson: i russi sono degli occupanti e Putin è un assassino”

Spesso io trovo rifugio nella sezione Ucraina delle news di Al Jazeera, che pare più equilibrata. “ gli ucraini sostengono che…” “ Il presidente Putin afferma…”. Oggi Patrick Gathara in un articolo “Il Davide ucraino e il Golia russo” afferma che i media stanno lavorando alacremente per venderci una narrativa manichea in bianco e nero della guerra, nella quale una coraggiosa e pura Ucraina terrebbe testa ad una grande, cattiva e brutale Russia. Sforzo favorito, a mio parere, dal fatto che Zelensky è un efficace attore. L’articolo conclude “Il tentativo dei media di stabilire una storia uniforme del conflitto hanno per scopo il potere, non la verità. Perciò questo giornalismo mi disturba. Gli articoli non fanno informazione ma sono storie moralistiche che si mascherano da informazione.”[6]

(Cecilia Clementel)

[1] Il possesso di missili Stinger da parte degli ucraini può avere inibito voli aerei russi, oppure essi hanno limitato l’uso di bombardamenti aerei meno precisi dell’artiglieria. La mancata distruzione delle forze aeree ucraine è sorprendente e contraddice un principio della strategia moderna: distruggere, possibilmente al suolo, gli aerei nemici il primo giorno di ostilità. I russi hanno comunque messo fuori uso con missili molti aeroporti.

[2] La Russia che al presente ne ospita 140.000 dichiara la propria disponibilità ad accoglierne altri, se lo vogliono.

[3]  Davide Tabarelli ‘Il sogno infranto dell’energia russa per la UE e i due volti della corsa dei prezzi’ Il sole 24 ore, 08.03.2022, p.17

[4] Derek Brower, Justin Jacobs & Miles Mc<Cormick ‘What does banning russian oil mean for energy markets?’ In Financial Times del 09.03.2022.

[5] Nakedcapitalism, blog 05.03.2022. Russia’s Economic War Front di Olga  Samofalova.

[6]  Tutti i testi citati sono tradotti dall’inglese dalla scrivente.