Tomas Higbey un ex dipendente di NeXT, un’azienda fondata da Steve Jobs, ha raccontato un interessante aneddoto. “Ho lavorato alla NeXT nell’estate del ’94. Ero in pausa con due colleghi quando Jobs entrò in sala e iniziò a preparare un bagel. Eravamo seduti a un tavolo e stavamo mangiando il nostro, e all’improvviso ci ha chiesto chi fosse la persona più potente del mondo. Io risposi Mandela, dato che ero appena stato lì come osservatore internazionale per le elezioni. Con disinvoltura replicò “No, ti sbagli, la persona più potente del mondo è il narratore. Perché stabilisce la visione e i valori di un’intera generazione che verrà”.

Matteo Salvini (Foto Wikipedia)

Il “caso del giubbotto” di Salvini ai confini tra Polonia e Ucraina continua a far discutere in rete: la narrazione si rivela un veicolo molto potente.

Politicamente si è rivelata una mossa avventata, anche se promossa per dare un segnale di umanità, positivo. Ma sono troppe le persone che ricordano la sua maglia con la faccia di Putin sulla Piazza Rossa o la sua frase “Qui mi trovo a casa, in certa Europa no”.

Ora è stato studiato che il flop polacco di Salvini incide anche sui brand coinvolti.

Secondo l’analisi svolta da Reputation Rating (motore di ricerca e comparazione di Brand basato su un algoritmo brevettato che pesa e misura le dimensioni della reputazione), la fredda accoglienza – per usare un eufemismo – riservata dal sindaco di Przemysl Wojciech Bakun a Matteo Salvini ha causato un danno collaterale alla Onlus “Cancro primo aiuto Onlus” (Cpa) e agli sponsor presenti sulla giacca del premier leghista, nelle immagini del video presto diventato virale in rete.

Prendendo in considerazione il periodo d’esame a cavallo tra l’8 e il 9 marzo 2022, si è rilevato un generale impatto negativo sulla reputazione della Onlus e dei 20 brand sostenitori presenti nelle immagini, che registrano un calo in media di circa 13 punti percentuali.

Il giudizio pubblico sembra non aver risparmiato il giaccone “pieno zeppo di sponsor” indossato da Salvini, che espone ben in evidenza i marchi di circa 20 brand italiani sostenitori della Onlus Cpa, associazione attiva nel campo delle malattie oncologiche.

Seppur sia stato provato che non vi fosse alcun legame diretto riconducibile al politico italiano, e che si trattasse dunque di un’iniziativa isolata e spontanea del leader della Lega, i brand non stanno di certo godendo di una pubblicità positiva.

Joe Casini, cofondatore di Reputation Rating, commenta così questa vicenda: “A nulla sono servite le parole di Salvini che, soltanto dopo, ha dichiarato di aver indossato di sua spontanea volontà la giacca in sostegno della Onlus. Nel mondo iperconnesso in cui viviamo, le immagini del video delle contestazioni del sindaco Bakun avevano già fatto il giro dello Stivale e oltre”.

Con un comunicato l’azienda Manifatture Mario Colombo, titolare del marchio Colmar, diffuso dopo le polemiche sorte per la presenza di vari brand sulla giacca di Matteo Salvini. “Colmar afferma la propria assoluta opposizione alla guerra in ogni sua forma”. “In merito a quanto emerso a mezzo social circa l’associazione erronea del marchio Colmar alle esternazioni, di una rappresentanza della politica italiana, Colmar rimarca la propria opposizione a qualsiasi forma di promozione o sponsorizzazione di personalità politiche italiane ed estere e di qualsiasi loro esternazione passata, presente o futura“.

Il marchio tedesco Audi, a sua volta, ha precisato che “In merito a quanto erroneamente evidenziato a mezzo social circa l’associazione del marchio Audi alle esternazioni, passate, presenti o future di una rappresentanza politica italiana, Audi Italia rimarca con fermezza la piena adesione alle regole del Gruppo Volkswagen che impediscono qualsiasi forma di promozione o sponsorizzazione di personalità politiche.”

In sintesi, anche le più buone intenzioni, fanno presto a diventare un autogol!

(Tiziano Conti)