Siamo nel 2014, al cambio di regime a Kyiv, la Nuland[1] descrive i suoi contatti con l’opposizione ucraina. In una telefonata[2] ad un collega dice questo durante la crisi di Crimea: “Grande, combiniamo questa cosa, e abbiamo l’ONU che aiuta a combinarla , e poi l’Europa vada a farsi f….” Jonathan le risponde col tono di un insegnante esasperato dall’ ottusità dell’allievo: “ Non è la prima volta che in una crisi internazionale gli US sono frustrati dagli sforzi dell’EU. Washington e Bruxelles non sono stati allineati durante la crisi Ucraina. L’EU è diviso ed in un certo senso esita ad entrare in conflitto con Mosca.”

Questa esitazione pare oggi scomparsa ma i rischi per l’Europa rimangono: un rischio militare ed uno economico. La diplomazia americana deve esser stata molto convincente se tutti i paesi europei (meno l’Ungheria) con la Van der Leyden trionfalmente in testa al corteo, hanno dichiarato di voler inviare armi all’Ucraina, cosa che peraltro stavano già facendo, attraverso la Nato da diversi anni. Anche il segretario del partito Democratico, Letta, si è detto ansioso di inviare agli ucraini armi “per difendersi”. Vi sono stati numerosi cortei per la pace nello scorso week end in Italia, alcuni di ispirazione cattolica e centrati sul tema dell’aiuto ai profughi, altri come quello di Firenze (cui ha partecipato il nostro Letta) che hanno applaudito Zelensky e la sua richiesta di una no fly zone (senza la quale egli sa di non poter resistere a lungo, e con la quale l’Europa sarebbe f…..). Occorre distinguere un pacifismo religioso, scelta personale di non imbracciare le armi per nessun motivo, scelta etica di porgere l’altra guancia e molto scomoda, scelta per pochi testimoni da una parte,e, dall’altra un umano desiderio di far cessare la guerra al più presto con ogni mezzo a disposizione, incluso inviare delle armi segnalando sostegno per il paese sotto attacco. Questo non è privo di rischi (che succede se i convogli sono attaccati?), ci possono essere ritorsioni russe e soprattutto può essere il primo gradino di una scala scivolosa che coinvolge gli stati europei e la Nato in un conflitto a fuoco diretto, più o meno esteso, che nessuno ha discusso e pochi vorrebbero. Si argomenta apertamente che un prolungamento delle ostilità non giova all’Ucraina, ma le pressioni per il dialogo vengono solo da paesi che cercano di mantenere buone relazioni economiche sia con la Russia che con l’Ucraina : Cina, Israele e Turchia. Non si fa credito alla richiesta russa per una neutralità ucraina e si allucina un tentativo di ricostruzione dell’URSS. Se ho ben letto il discorso di Putin egli rifiuta recisamente la Russia sovietica e accusa la Nato di portare missili, istruttori e prossimamente armi atomiche ai suoi confini. Per molti anni, nella generale indifferenza i trattati per il controllo delle armi nucleari o non sono stati rinnovati o (Trump) sono stati abbandonati, motivo per il quale L’orologio del rischio guerra atomica è spostato dagli scienziati a 100 secondi prima di mezzanotte.[3]

IL pericolo più immediato tuttavia è quello economico. Le sanzioni a molte banche russe, unitamente al fuggi fuggi dalle connessioni con Mosca, da MacDonald a Microsoft, dalla ditta contabile Deloitte alle filarmoniche, spezzano vaste connessioni finanziarie e di import export che interessano particolarmente la Germania e l’Italia. I danni non sono ancora evidenti. Il governo russo che si vede congelare molte delle sue riserve all’estero sta minacciando di pagare i suoi debiti in scadenza con rubli e di rilevare le aziende a conduzione estera che decidano di chiudere, congelando a sua volta molti investimenti europei sul suolo russo. Supporti economici statali alle imprese colpite possono solo alleviare ma non rimediare il colpo. Il problema urgente è il fabbisogno energetico. Fonti non sospette come il Financial Times e Il sole 24 ore continuano a rimarcare l’urgenza della crisi energetica, che, sia chiaro, era già in corso prima della crisi Ucraina e stava peggiorando perché una buona ripresa economica e la presunta fine della pandemia aveva fatto impennare sia la richiesta energetica sia i prezzi di gas e petrolio, come si può facilmente constatare alle pompe di benzina, a causa del petrolio balzato ad oltre $100 al barile, e sulle bollette del gas, perché il prezzo del gas dall’estate 2021 è più che quadruplicato! L’Italia riceve gas da gasdotti ( il 40% del gas europeo viene importato dalla Russia, le esportazioni verso l’Europa sono circa l’80% del totale delle esportazioni di gas russo) e non ha molti impianti, o navi, per rigassificare il gas naturale trasportato per mare. (da Qatar, US, Australia e Canada)[4].

L’economia russa si sostiene con l’esportazione di energia fossile e materie prime, ma anche grano, mais e fertilizzanti, gli introiti giornalieri si aggirano su un miliardo al giorno. Si richiede oggi alle imprese russe di versare l’80% dei profitti in dollari nel fondo nazionale russo (wealth fund) che al presente equivale al 10 % del Pil, ma a causa delle sanzioni sui canali finanziari russi tali dollari non sono spendibili sul mercato estero. Una sanzione analoga colpisce l’Iran e le banche che hanno cercato di aiutare l’Iran, la Libia ed altri ad aggirare le sanzioni sono state colpite da multe salate (sanzioni secondarie)[5] Tutte le banche maggiori hanno filiali in USA e, se scoperte ad aggirare le sanzioni, potrebbero perdere la possibilità di operare negli US. Le banche quindi si comportano in maniera prudenziale: tutto quel che non è permesso esplicitamente potrebbe essere contestato, meglio non rischiare.

La Russia non potendo disporre dei dollari congelati (o anche, nel caso degli oligarchi personalmente colpiti da sanzioni, confiscati all’estero) minaccia di pagare in rubli- ad un tasso di cambio deciso dalla banca centrale russa-, inoltre oggi ha colpito con reciproche sanzioni importanti esponenti USA: il presidente Biden e suo figlio Hunter, Hilary Clinton, politici e militari. Le sanzioni occidentali colpivano Putin e altre figure politiche ed economiche russe di primo piano. Le plateali confische di beni degli oligarchi russi all’estero non sono molto rilevanti ma aumentano il rischio che la Russia confischi depositi e beni occidentali sui quali può mettere le mani. Abbiamo la borsa di Mosca chiusa e il divieto di esportare capitali all’estero. Le agenzie di rating prevedono un possibile default, ma Mosca non ha più molto da perdere. Se vi fosse un default i debiti sull’estero (fra i 20 e i 40 milioni di dollari) non sarebbero restituiti, ed alcuni istituti resteranno con il cerino in mano. Si cita il precedente del default russo del 1998 che causò il fallimento di un importante fondo d’investimento (LCTM), ma il fondo fu salvato da un consorzio di 14 banche. Wall Street non sembra preoccupata da questi rischi non facilmente calcolabili: non sappiamo chi abbia in tasca i debiti russi, e quelli che lo sanno non hanno alcun interesse a pubblicizzarlo.

La Germania ha dichiarato che non è possibile per l’Europa fare a meno di petrolio e gas russi ora (e per diversi anni a venire) e l’Europa non si è accodata alla politica USA e UK di cessare gli acquisti di petrolio russo. I russi hanno risposto che possono trovare altri acquirenti e a prezzi più alti. Nonostante le sanzioni pare che l’Iran sia in qualche misura riuscito a vendere il suo petrolio (nel 2019 una petroliera è stata fermata, poi rilasciata, a Gibilterra con l’accusa di trasportare petrolio iraniano).

Anche se la Germania ha sospeso la certificazione del gasdotto north stream 2 alcuni pensano che, quando le acque si saranno calmate, si riprenderà l’iter per utilizzarlo. Si confida che i russi non usino “l’atomica economica” di chiudere i rubinetti del north stream 1 (o del gasdotto che passa per l’Ucraina, al momento a pieno regime). Ho l’impressione che gli USA abbiano usato argomenti molto convincenti per far cooperare con il programma di sanzioni alla Russia i paesi europei (il cancelliere tedesco era visibilmente riluttante). Ora li stanno usando con i cinesi, con minore successo. Alla recente assemblea generale Onu (convocata per la mozione di condanna dell’intervento militare russo) molti importanti paesi, astenutisi, si sono dichiarati contrari alle sanzioni: Cina, India, Iran, Pakistan e Sud Africa ma anche Israele e gli Emirati Arabi. Ricordiamo che la Russia è un importante membro dell’OPEC. Molti paesi sudamericani (Venezuela e Cuba ma anche Brasile e Argentina) sono visibilmente contrariati. India e Cina stanno alacremente risolvendo il loro conflitto sul confine condiviso e dubito che qualcuno riuscirà a metterli l’uno contro l’altro. Metà dell’umanità potrebbe mettersi a rimorchio della Cina e il ruolo del dollaro come moneta di scambio privilegiata potrebbe essere eroso, nuovi sistemi per gli spostamenti monetari elaborati sulla base di altre valute. La Cina baderà ai suoi interessi (e gli USA già minacciano sanzioni secondarie) ma i gentili toni del Global time si fanno quasi accesi: in un articolo del 3 Marzo 2022 “ L’economia americana sta traendo benefici dalla crisi in Ucraina”si sottolinea come gli US abbiano da guadagnare vendendo gas americano all’Europa. Il dollaro, moneta rifugio, continua a rafforzarsi, analogamente a quel che accadde nel 2014 durante la crisi della Crimea. Il commercio bilaterale con la Russia sarà colpito e affondato, ma mentre lo scambio con l’Europa vale $ 282 miliardi quello con gli US vale $34 miliardi.[6] “La crisi potrebbe beneficiare il complesso militare-industriale americano… Il conflitto ha creato grande ansia fra gli europei relativamente alla sicurezza del continente, aumentando la loro dipendenza dalla Nato e quindi dagli US…Al contrario di una organizzazione difensiva la Nato è in effetti un grande blocco offensivo…la crisi è allineata con gli interessi geopolitici USA e la sua posizione egemonica” Conclusione irenica: speriamo che gli interessi securitari delle parti permettano di giungere ad un compromesso, tutti i paesi debbono fare sforzi per la pace nel mondo. In un intervento più recente tuttavia il giornale lancia contro Biden l’insulto più sanguinoso che si possa cortesemente pronunciare ( ho seguito attentamente i serial storici cinesi su netflix): “immaturo”!  Dopo un colloquio ad alto livello fra diplomatici cinesi e americani Pechino dichiara che non intende togliere le castagne dal fuoco agli USA citando un proverbio cinese: “colui che ha legato una campanella al collo della tigre glielo tolga” Il problema creato dagli Stati Uniti non può essere risolto dalla Cina[7]. A Pechino sta uscendo il fumo dagli orecchi per i bio-laboratori ucraini: è il loro turno di fare scomode domande. Pechino sta cercando di far fronte agli effetti delle sanzioni USA e non sarà incline ad abbandonare la super sanzionata Russia, anche a prescindere dal gas e petrolio siberiani promessi.

Il Professore di economia  Michael Hudson, dell’Università del Missouri non ha la delicatezza asiatica: “ Gli USA sconfiggono la Germania per la terza volta in un secolo: il complesso militare-industriale, il complesso finanziario-immobiliare e il settore estrattivo gas-petrolio conquistano la Nato.”[8] Egli sostiene che impedire all’Europa, in particolare alla Germania, di sviluppare interazioni commerciali con Russia e Cina è la vera posta in gioco della crisi ucraina.

Chi decide la politica americana? Secondo Hudson non sono i partiti ma i tre oligarchi globali: l’industria estrattiva e petrolifera, i mercanti di armi e la finanza. Hudson ripercorre la storia dell’espansione della Nato verso est e dell’Ucraina, con le quali ho già annoiato la mia paziente lettrice, basti dire che è d’accordo con me. Egli nota che le quotazioni in borsa dei mercanti di armi sono salite dopo l’intervento militare russo. L’escalation dei prezzi di gas e petrolio, ma anche di nickel , alluminio, ferro e acciaio, è una gran buona notizia (per chi li vende ma non per noi). Biden pensa di aver vinto la battaglia per eliminare il north stream 2, ma può ancora perdere la guerra, perché non vi è alternativa al gas russo per le fabbriche e il riscaldamento domestico, né vi sono altri produttori di grano, mais e olio di girasole in vista, senza parlare dei fertilizzanti.

Tutti questi prodotti però sono saliti molto di prezzo, e il meno che ci aspetti è una stagflation (scarsa crescita +inflazione a due cifre) per l’immediato futuro, né si può escludere una recessione negli USA.

L’articolo conclude con il progetto di Putin e sostiene che sono stati gli oligarchi russi a spingerlo ad intervenire per il Donbass, zona da cui provengono e dove imperano la maggior parte dei mafiosi-oligarchi ucraini legati alla mafia russa.

Lo scopo di Putin è di sottrarre l’Europa alla Nato e al dominio USA, nel corso di un processo che dovrebbe creare un ordine globale multipolare, promuovendo politiche di disarmo e denuclearizzazione. La conseguenza sarebbe un danno per i fabbricanti di armi e magari anche sanzioni per l’avventurismo militare degli USA/Nato.  “Perché gli europei dovrebbero pagare per delle armi che li mettono in pericolo, pagare per il gas liquefatto degli USA, pagare di più per grano e metalli, mentre perdono l’opportunità di commerciare con ed investire in Russia e forse anche in Cina?” Concordo con l’Autore che sembra possibile una coalizione fra Russia, Cina e Iran (forse anche Pakistan e Afghanistan)con i vari -‘stan, gli stati dell’Asia Centrale, rafforzando il BRI, le nuove vie della seta, spostando la Russia verso est.

Se la crisi militare si prolunga e si traduce in perdite economiche e rischi di conflitto sociale la lotta contro i carburanti fossili e l’attenzione alla crisi climatica potrebbero esserne seriamente indebolite.

Intanto continuiamo ad attendere la fine del conflitto o almeno una tregua negoziata, e speriamo che la tigre apprezzi la campanella che le è stata legata al collo e non voglia disfarsene.

Un albicocco nel giardino vicino ha una splendida fioritura bianco-rosa. Dicono che la primavera sarà ancora più bella quest’anno.

(Cecilia Clementel)

[1] Il sottosegretario di stato americana, che tuttora si occupa della crisi in Ucraina. Nel 2014 la Nuland si scusò.

[2]  Telefonata registrata e caricata anonimamente nella rete. Vedi BBC.com 7 Febbraio 2014, trascritto.

[3]  www.scienzainrete.it/100-secondi-dalla-mezzanotte-nucleare/jacopo-mengarelli/2022-03-13.

[4] Brower, Derek, Wilson, Tom, Giles, Chris  The new energy shock: Putin, Ukraine and the global economy, in Financial Times, 25 Febbraio 2022,

[5]  Multa di 1.2 miliardi di Euro all’Unicredit, patteggiata nel 2019 con la Federal reserve USA:

[6] www.globaltimes.cn/page/202203/1253787.shtm?id=12

[7]  “Gli USA non possono aspettarsi che la Cina cooperi mentre la opprimono”. Editoriale del Global Times 15.03.2022.

[8] Nakedcapitalism.com/2022/02/america-defeats-germany-for the third time in a century-the-mic-bare-and-ogam-conquer-nato.htlm.