Imola. Sono circa 270 i profughi, quasi tutti donne e bambini, provenienti dall’Ucraina coinvolta dalla guerra, che sono stati accolti prima nei Cas (Centri di accoglienza straordinaria), poi soprattutto nelle famiglie di loro parenti già in città da tempo per svolgere quasi sempre il lavoro di badanti e ora ci sono pure una decina di famiglie imolesi affidatarie presso l’Asp che si sono rese disponibili ad accogliere madri con i figli.

“Il primo passo – spiega l’assessora ai Servizi sociali Daniela Spadoni – che stanno eseguendo donne e bambini è andare al servizio di mediazione linguistica, culturale e sociale al commissariato di polizia per registrarsi con l’aiuto di persone de Il Solco in appalto dall’Asp, della Protezione civile e di volontari il martedì e il giovedì. Poi tutti vanno all’Ufficio igiene dell’Ausl, bisogna dire che sono molto ligi in questo, per avere il medico di famiglia e il pediatra di libera scelta oltre a fare la profilassi per il Coronavirus e la tubercolosi che nel loro paese è ancora una malattia endemica e quindi devono vaccinarsi pure per quella. Molte donne hanno chiesto di avere un corso di lingua italiana che si sta organizzando a Trama di terre e infine è già partito il Progetto Vesta da parte dell’Ausl metropolitana volto a dare l’accoglienza in spazi messi a disposizione da italiani che hanno tavernette o stanze e abitazioni momentaneamente vuoti”.

L’assessora al Welfare Daniela Spadoni

Per quanto riguarda l’inserimento dei bambini nelle scuole si sta andando per gradi. Il motivo principale è che arrivano in città fortemente traumatizzati e hanno bisogno di un aiuto psicologico prima di essere inseriti nelle classi. Alcuni stanno facendo dad a distanza con insegnanti che si trovano in Ucraina.

Quanti profughi arriveranno ancora dall’Ucraina? “Ce ne aspettiamo ancora tanti – termina la Spadoni – anche perché la Prefettura di Bologna è fra le prime in Italia che sta facendo progetti di accoglienza. Speriamo che la guerra finisca il più presto possibile e possano tornare nella loro patria, ma questo è un punto interrogativo che credo oggi nessuno sia in grado di conoscere”.

(m.m.)