Bologna. Presto l’Unesco dovrà occuparsi nuovamente di Bologna per assegnare un altro titolo di “patrimonio dell’Umanità”: oltre che per i portici, per il carattere multicolore che vanno assumendo i suoi palazzi. E’ l’effetto “bonus facciate” con relativa (tanto discussa) cessione del credito. Vedere per credere: a Porta San Vitale l’edificio che sta dalla parte opposta rispetto al complesso dell’Ospedale Sant’Orsola è “color Mercatone Germanvox”. In via Broccaindosso è appena stata liberata dalle impalcature una casa a cui è stato affibbiato una sorta di “color cacchetta” (mi si perdoni l’espressione, ma non ne ho trovata un’altra più moderata). Poi, in giro per la città, non mancano tinteggiature “color vomito di ubriaco” (ancora perdono).

L’esplosione di più o meno vivaci colori, alcuni dei quali poco c’entrano con una città una volta definita “rossa” non solo per l’ormai superata prevalenza politica, non si limita alle facciate travolte dalla frenesia del bonus. Oltre ad insegne commerciali sempre meno rispettose dell’ambiente cittadino e del carattere storico di non pochi edifici, ora ci sono anche addobbi (permanenti?) che c’entrano come i cavoli a merenda. All’angolo tra via San Vitale e Piazza Aldrovandi i portici sono addobbati da luminarie pacchiane più adatte ad una momentanea fiera di paese, peraltro con caratteristiche che con Bologna hanno poco a che vedere. Nessuno dice nulla perché i commercianti devono potersi riprendere dai danni delle chiusure pandemiche o perché si tratta di una categoria (che una volta qualcuno definiva con disprezzo bottegai, palesemente sbagliando) il cui peso è molto rilevante in città, come dimostra il fatto che c’è stato un tempo che il loro massimo rappresentante divenisse sindaco (Giorgio Guazzaloca, Presidente dell’Ascom, l’associazione degli esercenti il commercio)?

Intanto, in un quartiere di periferia – con la scusa di ridisegnare tutto l’ambiente ed intervenire sulle fogne – sono stati abbattuti una settantina di alberi, alcuni dei quali palesemente centenari. Era proprio necessario? Ad opinione di più di un abitante del luogo no.

Domanda conclusiva: il Comune su tutto questo, che attiene al contesto della vita cittadina ed alla sua qualità, può e vuole dire qualcosa?

( La Secchia Rapita)