In questo mese ricordiamo un’importante figura femminile nata in marzo, Giulia Cavallari, alla quale ad Imola è intestata una “area verde” tra via Gradizza e via Giovanni X.

Giulia Cavallari Cantalamessa

Giulia, forse più nota e studiata nel capoluogo regionale che nella città natale, fu figura di assoluto rilievo: la prima donna a frequentare il liceo Galvani di Bologna, la prima in Italia a laurearsi in Lettere, la prima a laurearsi in Filosofia, la prima ad avere avuto una cattedra di Latino e Greco…

La donna dei record, appunto, un’eccellenza che non va dimenticata!

Fu allieva di Giosuè Carducci, nonché amica carissima di Giovanni Pascoli (ne abbiamo già accennato in un precedente articolo su Pascoli): stimata e ammirata da allieve e colleghi, durante tutto il corso della vita ha intrattenuto rapporti di amicizia con numerose personalità dell’epoca.

Approfondiamo dunque la conoscenza di costei.

Giulia Cavallari nacque ad Imola il 5 marzo 1856 in una famiglia di intellettuali legata ai valori dell’Illuminismo; si sensibilizzò ai temi della condizione femminile grazie alla nonna, Maddalena Monteschi, fondatrice della prima “Scuola Femminile” di Imola, inoltre assorbì i valori della laicità, dell’uguaglianza e del diritto all’istruzione che si diffondevano all’epoca grazie ai repubblicani ed ai socialisti di Andrea Costa, di poco più anziano di lei.

Negli studi stabilì dei veri e propri record, fin da ragazzina.

6 Agosto 1875. Licenza Ginnasiale ottenuta da Cattani Giuseppina e Giulietta Cavallari di Imola. Queste due giovinette dopo aver atteso privatamente agli studi ginnasiali sotto l’insegnamento del professor Crosara si sono or ora presentate a Bologna agli esami di licenza ginnasiale per potere a quanto si dice un dì conseguire all’Università la Laurea in medicina. Il loro esame è stato brillantissimo, li echi ridonda a loro onore, e meritano maggiori encomi, atteso il sesso a cui appartengono.” Così attesta la “Cronaca Cerchiari”, un diario quotidiano delle vicende degne di nota della città di Imola redatto da membri della nobile famiglia Cerchiari a fine ‘800: di fatto l’evento era “eccezionale” per quella che all’epoca era una piccola cittadina di provincia.

Dunque, fu la prima donna ad iscriversi al Liceo Galvani nel 1876, la seconda fu un’altra imolese, Giuseppina Cattani: per quattro anni furono solo loro due, inoltre su 1342 alunni diplomatisi al Galvani nel corso dell’’800, solo 20 furono donne, delle quali almeno sette provenienti dalla Romagna, come Oda Montanari, Lina Fano ed Elvira Pasi (che si diplomò poi a Faenza) di Lugo, Giulia Giovagnoli di Saludecio e la faentina Maria Babacci che si laureò nel 1887 con una tesi sul tumore al seno, mentre solo quattro erano di Bologna, le rimanenti provenivano da altri territori.

Terminato il corso di studi nel 1878 con una media dell’otto, Giulia Cavallari si iscrisse alla facoltà di Lettere e Filosofia dove insegnava Carducci e dove conobbe Giovanni Pascoli: si laurearono nello stesso giorno il 16 giugno 1882, successivamente Giulia si laureò pure in Filosofia.

A dimostrazione del suo valore, venne scelta da Giosuè Carducci come insegnante della figlia Titti per cui con il grande poeta sviluppò un legame di stima e amicizia.

Due anni dopo divenne docente di latino e greco presso la Scuola superiore femminile “Erminia Fuà Fusinato” di Roma, seguì il matrimonio nel 1886 (accompagnata all’altare da Carducci in persona) con Ignazio Cantalamessa, primario dell’ospedale Maggiore di Bologna e docente universitario, con cui ebbe una figlia.

Tornata a Bologna, tenne un salotto frequentato da Pascoli, Carducci, da politici progressisti (tra i quali Andrea Costa, Giovanni Cavallotti, Aurelio Saffi) e da letterati come Enrico Panzacchi, Olindo Guerrini e Severino Ferrari; dunque, quel luogo animato da Giulia, che evidentemente era all’altezza di dialogare con personalità così di rilievo, fu un importante punto di riferimento politico e culturale in anni decisivi per il paese da poco unito.

Purtroppo, rimase vedova abbastanza presto nel 1896, tuttavia, nonostante il grande dolore, dimostrò ancora una volta carattere e forza d’animo, non si arrese e riprese ad insegnare presso la “Scuola Normale Femminile” di Bologna.

I campi dove esercitare la sua cultura e dimostrare notevoli capacità si estesero a temi sociali e progressisti. Fin da piccola aveva manifestato interesse per la letteratura e per la musica, per cui iniziò a scrivere liriche, saggi, commedie per ragazzi e testi didattici.

Non solo, la militanza nell’ambito del campo educativo si basava su una autentica passione volta al miglioramento culturale della donna, per cui collaborò alla rivista “La donna-Periodico d’educazione compilato da donne italiane” fondato da Gualberta Beccari, importante strumento pionieristico del movimento per l’emancipazione delle donne che radunava le prime femministe del paese. Fu il primo giornale scritto da sole donne, con una ispirazione culturale di ispirazione mazziniana. In particolare, due saggi, “La donna nel Risorgimento nazionale“ e “Della dignità della donna”, attestano il senso di solidarietà di Giulia che coinvolgeva, senza distinzioni, le protagoniste borghesi del Risorgimento e le operaie, un fatto inusuale da evidenziare.

Oltre alle tematiche femminili, si interessò alle figure di Nicolò Tommaseo e del riformista Huldreich Zwingli su cui tenne conferenze, in un quadro più ampio di riflessione critica sui compromessi tra gli ideali repubblicani e la monarchia sabauda.

Nella ricca corrispondenza che ancora si conserva, citiamo una missiva a Filippo Tommaso Marinetti in cui lei criticava il “Manifesto del Futurismo” su cui il poeta aveva chiesto un parere.

Giulia era severa con sé stessa, vediamo la elencazione dei principi che la guidavano, da lei scritta.

1 – Pretendere poco dagli altri, molto da me.
2 – Promettere poco, ma cercare, potendo, di mantenere più del promesso.
3 – Essere indulgente cogli altri nel giudicare, severa con me stessa.
4 – Cercare che la mente non soffochi il cuore, ma gli dia più salda e vivida luce.
5 – Economizzare su tutto perché mi resti qualche cosa da dare agli altri.
6 – Desiderare poco i beni materiali, aspirare con ardore infinito ai morali.
7 – Cercare di essere forte ed equilibrata nella gioia e nel dolore.
8 – Aver fede nel bene e nel progresso umano.
9 – Amare il lavoro, la verità, la giustizia, la famiglia, la patria, l’umanità.
10 – Credere in Dio.

Un fatto che non può non farci piacere è che, pur vivendo a Bologna, manteneva contatti con la città natale e con Andrea Costa, nel cui Fondo conservato presso la Biblioteca comunale di Imola si trovano due missive di Giulia Cavallari Cantalamessa, una del 1892 ed una senza data, e altre due di Ignazio Cantalamessa, una sempre del 1892, l’altra del 1895. Inoltre, il 25 febbraio del 1899 tenne ad Imola una conferenza sul tema “La moglie” a favore del Patronato Scolastico, applauditissima da un pubblico composto da molte signore.

Quello stesso 1899 ebbe l’occasione di cambiare di nuovo completamente vita divenendo direttrice, per oltre trent’anni, dell’Istituto delle figlie dei militari della Villa della Regina a Torino, città in cui si trasferì assieme alla famiglia: riformò il sistema dell’istruzione dell’Istituto e proseguì con una produzione letteraria e poetica durante l’età giolittiana, in linea con gli ideali patriottici.

Conclusa l’esperienza torinese, rientrò a Bologna, città particolarmente amata, e qui si spense all’età di 79 anni il 6 novembre 1935: una donna dalle tante e complesse vite, potremmo dire.

La sua lapide è posta nel braccio centrale della Galleria del Chiostro IX nel cimitero monumentale della Certosa di Bologna.

Cosa si conserva della memoria di questa importante donna

La biblioteca dell’Archiginnasio di Bologna possiede il “Fondo Giulia Cavallari Cantalamessa” con documentazione di carattere personale e familiare, nonché relativa alla attività professionale, dal 1882 al 1935: diplomi di laurea, carteggio con il marito e con amici, fotografie, manoscritti, appunti, volumi e opuscoli a stampa, mentre la parte inerente all’attività professionale comprende manoscritti, dattiloscritti, fotografie e articoli a stampa. Tiziano Costa, che aveva legami amicali con la famiglia Cantalamessa, ha donato un primo nucleo di documentazione nel 2005, a cui ne sono seguiti altri, tra cui un cospicuo nucleo di fotografie, poi nel 2008 seguì una donazione dell’associazione bolognese “Famèja Bulgnèisa”. La corrispondenza con Giosuè Carducci è conservata presso l’archivio di Casa Carducci sempre a Bologna.

Tra le opere di Giulia ricordiamo i volumi “Pensieri”, Bologna, Arti grafiche Guidastri & Roncagli, 1938 e “La donna nel Risorgimento nazionale”, Bologna, Zanichelli, 1892. Inoltre, scrisse numerose commedie e testi didattici per le studentesse (fra gli altri: “Dottoresse”, “Commedie per giovanette”, “Piccole cose – Letture per le scuole”), infine poesie in gran parte raccolte in “Canti di guerra, di vittoria e di pace” del 1925.

Alcuni suggerimenti di lettura

In Bim, la Biblioteca comunale imolese, si trovano oltre trenta tra opere ed articoli su di lei con l’elenco reperibile online.

Una articolata biografia si trova in “Le ragazze del Galvani” di Meris Gaspari, un’altra di Fabia Zanasi “Donne bolognesi illustri: Giulia Cavallari Cantalamessa” è reperibile anche online.

Altre notizie vi sono in: Tiziano Costa, “Olindo Guerrini e il suo tempo alias Lorenzo Stecchetti”; Fildis, Cenacoli a Bologna; Jadranka Bentini (a cura di), “La voce delle donne. Guida al Risorgimento dell’Emilia Romagna”; Teresa Miraglia, “La prima laureata italiana: Giulia Cavallari Cantalamessa”, in “La staffetta scolastica”, n. 1-2, 1932; Sara Cabibbo, “Giulia Cavallari (1856-1935)”, in “Italiane”, a cura di Eugenia Roccella e Lucetta Scaraffia; E. Chiorboli, “Ricordi pascoliani di Giulia Cavallari Cantalamessa”, L’Archiginnasio, XLIX-L (1954-1955); “La signora Giulia Cavallari Cantalamessa a Bologna”, L’Archiginnasio, XXV (1930).

Come si vede, c’è modo di approfondire l’argomento ben oltre il presente doveroso omaggio che abbiamo voluto stilare per “riscoprire” la nostra illustre concittadina.

(Marco Pelliconi)