Bologna. Nel facebook di un amico vedo l’interrogativo: dove sono finiti i pacifisti? Cerco di rispondere con un’intervista ad Alberto Zucchero che mi parla del “Portico della Pace” in cui è coinvolto.

Il Portico fa riferimento ad un vanto bolognese: i lunghi portici, spazio d’incontro fra pubblico e privato e raccoglie dal 2016 voci diverse, molte legate all’associazionismo (Arci) e al volontariato locale, galassia principalmente di segno cattolico (Pax Christi, Giovanni XXIII e molti altri) con gran parte del volontariato laico della società civile, gli amministratori della città ed i tre sindacati confederali. Si definisce come “luogo interculturale, interreligioso, intergenerazionale” (include “le sardine”).

Le tematiche sono ecumenismo, accoglienza ai migranti e ‘Pace nella Giustizia’. Le diverse componenti lanciano iniziative. Il primo Aprile una carovana di 80 mezzi fra auto e pulmini, partita da varie zone dell’Italia[2] con cibo, medicinali e simili ha attraversato l’Ungheria, Alberto Zucchero ne fa parte e mi invia numerose foto.

Il 2 aprile era a  Lviv, la porta orientale dell’Ucraina dove si trovano circa 200.000 civili in fuga dal conflitto militare. E’ stata organizzata lì una marcia della pace e preghiere con esponenti politici e religiosi locali (il vescovo di Bari porterà i saluti della CEI) e accoglierà circa trecento ucraini da portare in Italia, in particolare bambini che necessitano di cure mediche, si progetta anche un corridoio umanitario per bambini ammalati.

A Lviv opera da alcune settimane Alberto Capannini, referente di ‘Colomba’, progetto del l’associazione Giovanni XXIII che per anni ha portato in Palestina gruppi di interposizione pacifica fra israeliani e palestinesi. Alberto Capannini ventila l’idea di gruppi d’interposizione pacifici e disarmati in Ucraina[3].

Si pensa anche ad una rappresentanza ristretta che si rechi a Mosca a testimoniare vicinanza alla società civile russa contraria alla guerra. La parola d’ordine è: “Vogliamo far vedere l’altra faccia dell’Europa, quella che non crede nell’invio di armi e strumenti bellici, ma vuole portare aiuti di altro genere… creare un ponte di solidarietà dal basso con le organizzazioni della società civile basato sulla fiducia reciproca”[4]. Avrebbero voluto partecipare alla carovana anche deputati e senatori, ma la Farnesina ha consigliato prudenza.

Alberto Zucchero sottolinea come la forza del messaggio di Papa Francesco stia nella sua semplicità e chiarezza: no alla tragedia della guerra, strage di civili, no all’invio delle armi, no a coloro che fanno la guerra. Il sito stopthewar.eu che sostiene la carovana di pace che porta 30 tonnellate di aiuti umanitari ha il messaggio: “Cessate il fuoco e ripudiamo la guerra“. La guerra è follia e negazione dell’umanità, non vogliamo rimanere spettatori, ognuno può fare qualcosa. Il 2 aprile, la carovana è arrivata a Lviv, Ucraina, e inizia a scaricare. Noto che le tonnellate di aiuti umanitari russi all’Ucraina orientale e i corridoi per profughi ucraini verso la Russia vengono passati sotto silenzio oppure i russi sono accusati di “rapire” civili ucraini e portarli chissà dove in Russia.

Enrico Letta ha affermato: “Non possiamo inviare più armi di quelle che abbiamo già fornito, dispiace dirlo”. E a me dispiace molto, molto di più, ascoltarlo dal dirigente di un partito erede di un passato rilevante nella storia del paese e della sua classe operaia. Landini (Cgil, cui si associa la Uil in questo caso) per aver detto in un corteo pacifista a Roma il 5 marzo che non si dovevano inviare armi viene ‘aggredito’ durante una trasmissione televisiva.

La sua posizione fa eco a voci che si levano in tutta Italia, non solo da pacifisti cattolici e movimenti di sinistra, ma che i giornali non hanno spazio per riportare. Né riportano sondaggi Emg e Demopolis che vedono il 55% degli italiani contrario all’invio di armi in Ucraina, con il 62% contro l’ipotesi di entrata in guerra della Nato contro la Russia[5].

Il nostro paese appare sempre più ricattabile e impotente a difendere gli interessi della popolazione, che non ha possibilità di eleggere decisori in sintonia con l’elettorato. A mio vedere con massicci invii di armi all’Ucraina Europa e Nato sono già in una guerra di attrito, principalmente economica e mediatica, per ora. Lo sono meno gli USA, gli unici beneficiari della crisi, sia con la loro industria bellica che con quella estrattiva, con un dollaro che continua a salire e le borse scese di poco, con gli aumenti dei prezzi per gas e petrolio che essi possono esportare.

Siamo già in guerra, e lo siamo da entrambe le parti: La Stampa riporta la recente morte di Edy Ongaro, friulano di 46 anni da una famiglia di tradizione comunista, che si trovava nel Donbass dal 2016, a combattere con i separatisti ucraini,[6].

Parlando con Alberto Zucchero della Nato egli da una parte ritiene che si potrebbe prenderne in considerazione lo scioglimento, dall’altra pensa che parole d’ordine come ‘fuori dalla Nato’ spaventano una maggioranza con poche competenze storiche, la cui acritica unanimità un pacifismo molto minoritario (anche all’interno della popolazione tradizionalmente cattolica) tenta di infiltrare.

Non siamo in grado di fermare una sola cassa di armi ma dobbiamo tradurre la nostra testimonianza etica in azione politica che coinvolga le forze disponibili nella società civile ‘a 360 gradi’. Il giorno in cui avevamo il nostro colloquio il Parlamento aveva approvato l’invio delle armi all’Ucraina e l’aumento della spesa militare, con pochissimo e fievole dissenso; Alberto se ne esce con: ‘a da passà a nuttata’. Gli orizzonti si chiudono, l’Europa fortezza si arma, si tollera il discorso sulle atomiche tattiche. Mentre parlano le armi pochi pensano a preparare la pace.

Piccola appendice come in ogni  storia vera, ma forse ne vale la pena… “Partiamo alle 9 sotto la fitta nevicata di questa gelida mattina a L’viv. Molto provati da un’operazione dura, dolorosa con cui abbiamo caricato 180 persone… in tutto quindi arriviamo a 250 profughi, ieri  calcoli prudenti per difetto. Tutte persone fragili: anziane contadine incerte su gambe un tempo forti come querce, disabili attaccati a vecchie stampelle in legno, giovani non vedenti, bambine sparurite per mano a papà e mamme spaesate… Una parte di loro li faremo scendere una volta in Polonia, dove li attende un pulman per la loro nuova destinazione. Gli altri viaggeranno con noi tutta la notte, fino in Italia. In tutto 36 persone, quelle caricate dai ‘pulmini bolognesi’… e 2 gattini!”

(Cecilia Clementel)

[1] Vedi anche il sito stopthewarnow.eu e la pagina fb de Il portico di pace.

[2] Hanno dichiarato disponibilità a partire 1000 persone! Sono partite 200 persone che rappresentano società civile non-violenta.

[3]  L’OSCE aveva una missione civile di monitoraggio dal 2014 in Ucraina che è stata chiusa il 31 Marzo 2022, ulteriore segno dell’impotenza Europea a monitorare una situazione geostrategica della quale è in balia.

[4]  Vedi Riccardo Michelucci su L’Avvenire del 31.032022 p.11: Pace, un sogno da Gorizia a Leopoli. In marcia come a Sarajevo nel 1992’. Il riferimento è ad una marcia pacifista che entrò nella città-simbolo assediata.

[5]  Il Fatto Quotidiano, 17 Marzo 2022.

[6]  La Stampa 2 Aprile 2022, p.5.